"Tramonti". Da "Parole allo specchio" di Giammichele Abbate

Pubblicato il 11 aprile 2026 alle ore 15:39

di Giammichele Abbate, Cultore di Pedagogia generale

 

Tramonti inestinguibili
di un brulichio di luci,
soffuse e struggenti
che rimandano altrove.
La mente vaga stanca,
in un dolce ricordo,
dove tristezza e gioia
si abbracciano e si fondono,

È il gioco della vita
dove l’alba presto cede
il posto ad un meriggio
d’amore sconfinato.
Tristezza e gioia danzano,
unite e confuse.
Declinano verso sera,
sperando nel domani
per ricominciare il ballo,
intorno alla tua mente,
protesa all’infinito

 

 

Il ricordo di una serie di esperienze, di sentimenti e di un carico di nostalgia ha ispirato “Tramonti” che è il primo tentativo di rendere, in modo vagamente lirico, un fascio di sentimenti. È l’ora del tramonto, quando tra le foglie di un albero, tremolanti per un alito di vento, riaffiorano alla memoria, ora in modo immediato, ora in modo meno rapido, quegli stati d’animo descritti nei pensieri. La luce che va e viene allarga e chiude l’animo. In esso si scontrano tristezza e gioia, alba e meriggio in un dinamismo danzante destinato a riprendersi con il nuovo giorno.

 

 

Tratta da: Giammichele Abbate,  “Parole allo specchio” – poesie

Il pendolo di Foucault   Sant’Egidio Monte Albino (Sa), seconda

Edizione,  maggio 2024

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