La lauda. Quando la poesia religiosa incontra il volgare.

Pubblicato il 10 giugno 2026 alle ore 20:03

di Roberto Alicandri 

Tra i fenomeni più significativi della letteratura italiana del Duecento vi è certamente la nascita della lauda, una forma poetica che contribuì in modo decisivo alla diffusione della religiosità popolare e alla formazione della nostra tradizione letteraria. Se la poesia religiosa latina continuava a produrre testi destinati alla liturgia e agli ambienti colti — basti pensare al Dies irae di Tommaso da Celano, al Pange lingua di Tommaso d’Aquino o allo Stabat Mater attribuito a Jacopone da Todi — nel corso del XIII secolo si affermò una nuova forma espressiva in volgare, destinata a parlare direttamente al popolo: la lauda.

La sua diffusione fu strettamente legata alle confraternite religiose che andavano sviluppandosi nelle città italiane. Gruppi di fedeli laici si riunivano per pregare, praticare opere di carità e cantare lodi a Dio e alla Vergine Maria. Non a caso i membri di queste associazioni vennero spesso chiamati “laudesi”, proprio perché specializzati nel canto delle laudi.

Un momento fondamentale per la diffusione del genere fu il cosiddetto “anno dell’Alleluia”, il 1233, quando numerose manifestazioni religiose coinvolsero le popolazioni dell’Italia centro-settentrionale. Ancora più importante fu il movimento dei Disciplinati o Flagellanti, sviluppatosi intorno al 1260 sotto l’influsso delle attese religiose alimentate dalle profezie di Gioacchino da Fiore. Questi gruppi percorrevano le città in processione, praticando la penitenza e accompagnando le loro manifestazioni con canti religiosi che vennero tramandati oralmente e successivamente raccolti nei cosiddetti laudari.

Tra questi manoscritti occupa un posto di rilievo il Laudario di Cortona, probabilmente anteriore al 1270 e considerato una delle più antiche raccolte di laude conservate. In esso sono già presenti i temi che caratterizzeranno gran parte della produzione successiva. L'esaltazione della bontà divina, la contemplazione della Passione di Cristo, l’amore per la Vergine, il pentimento dei peccati e l’invocazione dell’aiuto di Dio.

Dal punto di vista tecnico, la lauda rappresenta un genere particolarmente interessante. Deriva in parte dalla tradizione liturgica latina e dalle laudes, cioè le lodi rivolte alla divinità attraverso sequenze ritmiche cantate. Tuttavia, il passaggio al volgare ne ampliò enormemente la diffusione, consentendo anche ai fedeli meno istruiti di partecipare attivamente alla vita religiosa.

La forma metrica che finì per imporsi fu quella della ballata. La struttura prevedeva generalmente l’alternanza tra un solista e il coro dei fedeli. Il solista eseguiva le singole stanze, mentre il coro interveniva nella ripresa, creando una partecipazione collettiva che trasformava il testo poetico in un vero e proprio momento comunitario.

I metri più utilizzati erano l’ottonario, il settenario e l’endecasillabo, spesso combinati tra loro secondo schemi semplici e facilmente memorizzabili. La musicalità aveva infatti un ruolo essenziale: la lauda era pensata soprattutto per essere cantata e non soltanto letta.

Con il passare del tempo il genere conobbe un’evoluzione significativa. Dal semplice canto devozionale si svilupparono forme sempre più articolate, caratterizzate dalla presenza di più voci e personaggi. Nacquero così le laude drammatiche, veri e propri dialoghi poetici che anticipano il teatro religioso medievale. Uno degli esempi più celebri è il Pianto della Madonna di Jacopone da Todi, nel quale la Vergine esprime tutto il proprio dolore ai piedi della croce.

Proprio queste forme dialogiche contribuirono alla nascita della sacra rappresentazione, il teatro religioso che avrebbe conosciuto una grande fortuna nei secoli successivi.

La lauda rappresenta dunque uno dei momenti più importanti della letteratura italiana delle origini. Grazie all’uso del volgare, alla forza del canto e alla partecipazione collettiva delle confraternite, essa riuscì a trasformare la preghiera in poesia e la poesia in esperienza condivisa. In un’epoca in cui la cultura scritta era ancora patrimonio di pochi, la lauda divenne uno straordinario strumento di comunicazione religiosa e uno dei primi laboratori della futura letteratura italiana.

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