di Roberto Alicandri
Nel panorama culturale del Duecento, pochi pensatori hanno lasciato un’impronta profonda quanto Tommaso d’Aquino. Domenicano, teologo e filosofo, Tommaso è considerato il più grande esponente della scolastica medievale e rappresenta il punto più alto dell’incontro tra il cristianesimo e la filosofia di Aristotele.
La sua opera nasce infatti dalla convinzione che tra fede e ragione non possa esistere una vera contraddizione. Entrambe, pur seguendo percorsi diversi, sono orientate verso la medesima verità.
Nato a Roccasecca tra il 1224 e il 1225, formatosi tra Montecassino e Napoli e successivamente attivo nei principali centri culturali europei, Tommaso costruì un sistema filosofico e teologico di impressionante vastità. Opere come la Summa contra Gentiles e la monumentale Summa Theologiae testimoniano il tentativo di ordinare tutto il sapere umano entro una visione unitaria del reale. Per questo la sua filosofia è stata spesso paragonata a una grande cattedrale gotica: un edificio nel quale ogni elemento trova il proprio posto all’interno di un disegno armonico.
Contro gli interpreti aristotelici influenzati da Averroè, che tendevano a separare radicalmente la filosofia dalla fede cristiana, Tommaso sostiene invece la possibilità di una profonda integrazione. Aristotele non è un avversario del cristianesimo, ma uno strumento che può essere accolto e inserito all’interno della visione cristiana del mondo.
Al centro di questa costruzione si trova la naturalis ratio, la ragione naturale. L’uomo, grazie alla propria intelligenza, può conoscere la realtà, studiare l’universo e risalire persino all’esistenza di Dio. La ragione non sostituisce la fede, ma ne costituisce un prezioso alleato.
È proprio in questo contesto che si collocano le celebri Cinque Vie, attraverso le quali Tommaso cerca di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio.
La prima è la via del movimento. Tutto ciò che si muove è mosso da altro. Poiché non è possibile procedere all’infinito nella catena dei movimenti, è necessario ammettere l’esistenza di un Primo Motore immobile.
La seconda è la via della causa efficiente. Ogni effetto deriva da una causa e nulla può essere causa di sé stesso. Per evitare una regressione infinita delle cause, bisogna riconoscere una Causa Prima da cui tutto deriva.
La terza è la via della contingenza. Gli esseri del mondo possono esistere oppure non esistere. Sono realtà contingenti. Se tutto fosse contingente, vi sarebbe stato un momento in cui nulla esisteva. Deve dunque esistere un Essere necessario che fonda l’esistenza di ogni altra cosa.
La quarta è la via dei gradi di perfezione. Gli uomini riconoscono diversi livelli di bontà, verità e perfezione. Tali gradi presuppongono un modello assoluto, una perfezione massima che costituisce il criterio di ogni giudizio.
La quinta è la via della causa finale, profondamente radicata nella filosofia aristotelica. Tommaso osserva che tutte le realtà naturali, prive di coscienza e intelligenza, sembrano orientate verso uno scopo preciso e operano secondo un ordine riconoscibile. Questa tensione verso un fine non può essere casuale, ma rimanda a un’Intelligenza suprema che dirige l’universo.
L’ambizione del pensiero tomistico non consiste però soltanto nel dimostrare l’esistenza di Dio. Tommaso sottopone all’esame della ragione ogni aspetto della realtà: la natura, la morale, la politica, la storia e la stessa esperienza religiosa. Nulla viene escluso dall’indagine razionale. Tutto appare inserito in un ordine che trova in Dio la propria origine e il proprio compimento.
Per secoli il tomismo diventerà il principale riferimento filosofico della Chiesa cattolica. La sua forza non risiede soltanto nella coerenza del sistema, ma nella convinzione che la ricerca della verità non debba mai rinunciare né alla fede né all’intelligenza. In un Medioevo spesso descritto superficialmente come l’età dell’oscurità, Tommaso d’Aquino dimostra invece quanto fosse viva la fiducia nella ragione umana e nella sua capacità di comprendere il mondo. È proprio questo, forse, il significato più autentico del suo insegnamento: la verità non si impone contro la ragione, ma si lascia cercare attraverso di essa.
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