di Roberto Alicandri
Federico Salvatore – Fare il napoletano… stanca (2009)
Quando nel 2009 pubblica "Fare il napoletano… stanca", Federico Salvatore aveva ormai completato quella trasformazione artistica che lo avrebbe consacrato come uno dei più lucidi e coraggiosi cantautori della tradizione napoletana contemporanea. L’autore che negli anni Novanta aveva conquistato il grande pubblico con l’ironia di "Azz…" aveva ormai lasciato spazio a un artista profondamente diverso, più introspettivo, più disilluso, ma soprattutto più libero. Un cantautore disposto a rinunciare alla leggerezza che lo aveva reso celebre pur di raccontare la verità sulla sua terra.
Il titolo dell’album è già una dichiarazione poetica e civile. Fare il napoletano non significa essere napoletani, ma interpretare una parte, rifugiarsi negli stereotipi, alimentare quella cultura dell’alibi e dell’apparenza che troppo spesso ha finito per deformare l’immagine autentica di Napoli. È una provocazione che nasce dall’amore, non dal disprezzo. Federico Salvatore guarda la sua città con gli occhi di chi la conosce profondamente e, proprio per questo, sente il dovere di denunciarne le contraddizioni.
Pubblicato dall’etichetta indipendente Arancia Records e prodotto da Luigi Zaccheo, il disco si compone di tredici brani che si susseguono come le pagine di un diario civile. Non esistono riempitivi o concessioni commerciali. Ogni canzone aggiunge un tassello a una riflessione più ampia sull’identità, sulla responsabilità individuale e sul difficile rapporto tra amore e appartenenza.
Tra i momenti più intensi dell’album spicca "La rosa sbocciata nera", uno dei brani più drammatici e poetici dell’intera produzione di Salvatore. È il ritratto di una Napoli ferita dalla criminalità, dalla rassegnazione e dalle occasioni perdute, raccontata con immagini di grande forza letteraria e con una sensibilità che evita qualsiasi retorica.
Accanto ad essa emerge Anche "se io fossi San Gennaro", autentico manifesto etico del disco. Attraverso la figura del patrono di Napoli, Federico Salvatore costruisce una riflessione durissima ma profondamente sincera. È una canzone che rifiuta il vittimismo e richiama ciascuno alle proprie responsabilità civili, ricordando che il riscatto di una comunità non può dipendere da miracoli o da interventi esterni, ma dalla coscienza collettiva. È probabilmente uno dei testi più coraggiosi della sua carriera, capace di fondere denuncia sociale e poesia.
Il brano "Fare il napoletano… stanca", che dà il titolo all’opera, rappresenta invece la sintesi perfetta del pensiero dell’autore. Salvatore smonta uno a uno i luoghi comuni costruiti intorno alla napoletanità, distinguendo con lucidità l’orgoglio autentico dall’ostentazione folkloristica. È una canzone che invita a riscoprire il senso più profondo dell’essere napoletani, liberandolo dalle maschere e dagli stereotipi.
Musicalmente il disco rinuncia volutamente agli artifici. Gli arrangiamenti, sobri ed essenziali, mettono sempre al centro la parola. Chitarre, pianoforte e sonorità acustiche accompagnano una voce che negli anni ha perso qualcosa in brillantezza ma ha guadagnato enormemente in credibilità espressiva. Ogni interpretazione appare vissuta, mai recitata. La musica diventa il veicolo di testi che hanno il respiro della poesia civile e della grande canzone d’autore.
Ciò che colpisce maggiormente è la qualità della scrittura. Federico Salvatore costruisce immagini efficaci, alterna ironia e amarezza, utilizza il dialetto e l’italiano con naturalezza e dimostra una maturità letteraria che, forse, non gli è mai stata pienamente riconosciuta. Le sue canzoni non cercano facili applausi, ma interrogano continuamente l’ascoltatore, costringendolo a confrontarsi con temi scomodi come la responsabilità, l’identità, la dignità e il senso stesso dell’appartenenza.
Riascoltare oggi "Fare il napoletano… stanca" significa riscoprire un artista che ha avuto il coraggio di cambiare pelle e di pagare anche un prezzo personale e professionale per la propria libertà espressiva. Significa riconoscere che Federico Salvatore non è stato soltanto un grande autore ironico, ma uno dei più importanti cantautori di denuncia della Napoli contemporanea, capace di inserirsi idealmente nel solco della migliore tradizione partenopea senza mai imitarla. Questo album è un’opera sincera, colta e necessaria, nella quale l’amore per Napoli coincide con la volontà di guardarla senza illusioni perché chi ama davvero una terra trova il coraggio di raccontarne anche le ferite.
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