Quando i fili del mondo si intrecciano. Besana in Brianza, tra famiglia, arte e coscienza

Pubblicato il 24 settembre 2026 alle ore 08:40

di Bruno Marfé

Ci sono incontri che arrivano da lontano e, quando finalmente accadono, sembrano aver atteso tutto il tempo necessario per trovare il proprio momento.

Forse è questo che mi ha fatto pensare al racconto di una giornata trascorsa a Besana in Brianza come a qualcosa di più di un semplice evento. Dentro quel 12 settembre 2026 ci sono un'amicizia, un legame familiare che attraversa l'oceano, l'arte, la cultura, e una parola che oggi sembra necessaria quanto difficile da afferrare: coscienza.

Un messaggio da lontano

Tutto è cominciato con un messaggio di Simona Adivíncula, arrivato dopo il workshop «Il Risveglio della Coscienza: La Coscienza si Pratica», organizzato al Centro Culturale San Clemente di Besana in Brianza insieme a Globarts.

«È stato molto lindo, con molta cultura, molta arte…», mi ha scritto Simona, chiedendomi di raccontare quell'esperienza.

Mentre leggevo quelle parole, mi sono accorto ancora una volta di quanto siano strani i fili con cui la vita costruisce le proprie relazioni. Simona è un'amica con la quale condivido da tempo il piacere di costruire occasioni nelle quali cultura, musica e persone possano incontrarsi. Maribel Barreto, invece, è la protagonista di questa esperienza ed è anche la cugina di mia moglie Rosana: due percorsi partiti da luoghi lontanissimi, arrivati a incontrarsi in una sala della Brianza. È una di quelle coincidenze che vanno semplicemente ascoltate.

Così Besana diventa il punto in cui una storia familiare e una storia di amicizia si sovrappongono, mentre sullo sfondo scorre un'altra storia ancora: quella di un'idea di coscienza che Maribel porta avanti da anni attraverso libri, incontri, esperienze e pratiche.

La sala, i gesti, le parole

Nel video che ho guardato per ricostruire la giornata, la sala del Centro Culturale San Clemente si mostra ben diversa dall'aula di una conferenza qualunque: il soffitto è a travi di legno a vista, e sopra lo schermo di proiezione corre un affresco con un piccolo tondo che racchiude il ritratto di un santo, incorniciato da un motivo a squame. Ai lati, due grandi dipinti — da una parte una figura femminile in abito chiaro, dall'altra una Madonna con il Bambino — fanno da quinta silenziosa all'incontro. Su un tavolo coperto da una tovaglia chiara, in un angolo, sono appoggiati dei libri.

Maribel parla vestita interamente di bianco, quasi una tunica, e accompagna le parole con le mani che si alzano all'altezza del petto, come se dovesse sottolineare fisicamente ogni passaggio. Accanto a lei, Simona resta in piedi, vicina, in un abbigliamento essenziale — maglia bianca e pantaloni neri — pronta a intervenire. Il pubblico, seduto su file di sedie, segue in silenzio: non l'immagine di una conferenza tradizionale, ma quella di un incontro in cui parola, arte e presenza delle persone sembrano stare sullo stesso piano.

È qui che la frase scelta come titolo del workshop acquista il suo significato più concreto: la coscienza si pratica. Per Maribel significa fermarsi, osservare, guardarsi dentro; interrogarsi sul modo in cui pensiamo, sentiamo e reagiamo davanti alle situazioni della vita; trasformare la consapevolezza in un comportamento quotidiano.

«Il workshop nasce proprio dalla percezione che la Coscienza non debba rimanere confinata nel regno delle idee o della teoria: deve essere esercitata e tradotta in attitudini quotidiane», mi ha raccontato.

È forse questa la parte più interessante del suo messaggio: l'idea che una trasformazione interiore non possa esaurirsi nella dimensione individuale, perché ci si può conoscere meglio soltanto fino a un certo punto, se quella conoscenza non modifica il modo in cui stiamo insieme agli altri. Maribel parla di introspezione e auto-osservazione, ma anche di convivenza, amicizia, fratellanza, e utilizza persino la natura e il mondo animale come fonte di ispirazione per alcune pratiche di centratura. Il percorso diventa così un esercizio di relazione con ciò che ci circonda — un passaggio che, guardando le immagini dell'incontro, appare meno astratto di quanto sembri sulla pagina: le parole si alternano ai gesti, agli sguardi, alle pause. Simona accompagna Maribel, Maribel dialoga con le persone, e quella che potrebbe essere una semplice presentazione assume progressivamente la forma di un'esperienza condivisa.

L'arte come soglia

Forse anche per questo l'arte trova naturalmente il proprio spazio. Globarts non è un elemento ornamentale aggiunto alla giornata, ma parte della stessa idea di fondo: arte e coscienza si incontrano proprio là dove l'essere umano smette, almeno per un momento, di ripetere schemi conosciuti.

«L'espressione artistica rappresenta quel momento sacro in cui la mente smette di operare secondo le sue solite ragioni o schemi rigidi e si permette di sperimentare l'insolito, il nuovo, il sottile», dice Maribel.

È una definizione che aiuta a capire il senso di una mostra inserita dentro un'esperienza dedicata alla coscienza. L'arte non dà necessariamente risposte; a volte fa qualcosa di più semplice e, proprio per questo, più importante: costringe a guardare. E guardare davvero, forse, è già una forma di coscienza.

Semi e nuovi germogli

Per Maribel, il ritorno in Italia ha avuto anche un significato personale: non una prima volta assoluta, ma la continuazione di un percorso cominciato nel 2025 con la pubblicazione della versione italiana del suo libro «Os Ditames da Consciência – ser, sendo, a vivência do tornar-se». Il workshop di Besana rappresenta, nelle sue parole, la raccolta di quei primi semi e, insieme, la possibilità di piantarne di nuovi — una metafora che torna più volte nel suo modo di raccontare il lavoro: semi, germogli, crescita. Parole semplici, coerenti con una concezione della coscienza come processo e non come traguardo.

«Abbiamo raccolto i frutti del passato e al contempo piantato nuovi semi con persone meravigliose che abbiamo avuto l'onore di conoscere», racconta.

Dentro questa frase c'è anche il valore che per lei ha avuto l'incontro con il pubblico di Besana, con Simona e con le persone che hanno contribuito alla realizzazione dell'evento. Maribel lo definisce uno «stato di grazia», sottolineando la sintonia familiare e il lavoro di Simona, che ha curato anche la mostra d'arte di Globarts.

Dietro ogni grande progetto, prima ancora delle idee, ci sono le persone: legami che si sono costruiti nel tempo e altri che sembrano nascere all'improvviso, famiglie che si allargano attraverso gli incontri e amicizie che finiscono per diventare una sorta di famiglia scelta. E ci sono luoghi nei quali questi fili, per una giornata, si incontrano.

Besana in Brianza potrebbe essere soltanto una tappa. Maribel guarda già oltre: per la primavera del 2027 è in preparazione una prima grande esperienza immersiva, «Il Risveglio della Coscienza», pensata sulla vetta di una montagna lombarda — un percorso di autotrasformazione e di espansione interiore immerso nella natura. Il progetto guarda anche oltre i confini italiani, con l'intenzione di portare il workshop in Giappone, Messico, Spagna, Svezia, Germania e Portogallo, là dove altre comunità hanno manifestato interesse per questo approccio.

Non so dove porteranno questi nuovi viaggi. So però che, in fondo, la storia di Besana è già un piccolo viaggio: dal Brasile all'Italia, dalla famiglia all'amicizia, dalla parola all'esperienza, dall'arte alla coscienza.

E forse anche questo significa raccontare: accorgersi che, mentre pensiamo di essere semplicemente spettatori di un avvenimento, qualche volta la vita ha già cominciato a scrivere la sua storia molto prima che ce ne rendessimo conto.

I fili del mondo si intrecciano così. Non fanno rumore. Ma, quando finalmente li riconosci, ti accorgi che stavano componendo una musica.

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