di Roberto Alicandri
Non esiste un altro mese capace di racchiudere così tanti significati come settembre. È il tempo del ritorno e della ripartenza, della luce che cambia, dei colori che si fanno più caldi e della natura che inizia lentamente il suo cammino verso l’autunno. È il mese in cui il calendario sembra invitare l’uomo a rallentare, a guardarsi dentro e a riscoprire il valore della memoria. Per questo la letteratura, la poesia e la musica lo hanno trasformato in uno dei loro simboli più fecondi.
Settembre è una soglia. Chiude una stagione senza interrompere il fluire della vita, insegna che ogni conclusione coincide con un nuovo inizio e che il tempo non cancella ciò che è stato vissuto, ma lo trasforma in esperienza. È questa dimensione interiore ad aver ispirato alcuni tra i più grandi autori della cultura europea.
L’immagine più celebre appartiene a Gabriele D’Annunzio, che apre I pastori con uno dei versi più noti della poesia italiana: «Settembre, andiamo. È tempo di migrare.» In quell’invito alla transumanza si concentra il significato universale del viaggio umano: lasciare ciò che è familiare per affrontare un nuovo cammino, seguendo il ritmo immutabile della natura.
Anche Luigi Pirandello, nella lirica Settembre, osserva il paesaggio con uno sguardo raccolto e meditativo. L’estate si ritira senza clamore, la luce diventa più tenue e la natura accompagna l’uomo verso una stagione di riflessione. Il cambiamento non viene vissuto come una perdita, ma come parte dell’ordine naturale dell’esistenza.
Nella poesia Settembre di Hermann Hesse questa armonia raggiunge una delle sue espressioni più intense. Lo scrittore tedesco descrive il lento congedo dell’estate con immagini di straordinaria delicatezza. Il sole si affievolisce, i giardini maturano, le foglie iniziano il loro cammino verso la terra.
Il tempo non è un nemico, ma una forza che accompagna ogni cosa verso il proprio compimento.
Anche Vincenzo Cardarelli, nella celebre Autunno, riconosce nei giorni di settembre l’inizio della stagione della maturità. Le prime piogge, l’aria diversa e la luce che cambia diventano immagini della condizione umana, nella quale la bellezza si manifesta anche attraverso il passare del tempo.
Persino Giovanni Pascoli, pur non dedicando una poesia specifica a settembre, costruisce gran parte della propria sensibilità poetica sul dialogo continuo tra l’uomo e il paesaggio autunnale. Nei suoi versi la natura parla con il linguaggio del silenzio, dei colori e delle piccole cose, trasformando ogni dettaglio in una riflessione sull’esistenza.
La musica italiana ha saputo tradurre questa stessa atmosfera in due opere profondamente diverse ma unite dallo stesso sentimento.
Nel 1971 la Premiata Forneria Marconi pubblicò "Impressioni di settembre", con testo di Mogol e Mauro Pagani e musica di Franco Mussida. Il brano rappresenta una delle vette assolute del progressive rock italiano e uno dei più felici incontri tra poesia e musica. L’uso pionieristico del sintetizzatore Moog, le sonorità sospese e un linguaggio ricco di immagini naturali trasformano settembre in un paesaggio dell’anima, dove ogni nota racconta il passaggio da una stagione all’altra.
Più intima e sentimentale è "Settembre" di Peppino Gagliardi, nella quale il mese diventa il tempo del ricordo e dell’amore custodito nella memoria. La fine dell’estate coincide con la consapevolezza che gli affetti autentici continuano a vivere anche quando tutto sembra cambiare.
D’Annunzio, Pirandello, Hesse, Cardarelli, Pascoli, la Premiata Forneria Marconi e Peppino Gagliardi appartengono a epoche, linguaggi e sensibilità differenti. Eppure tutti riconoscono in settembre lo stesso valore simbolico: il mese in cui il tempo invita l’uomo a fermarsi, ad ascoltare il silenzio e a comprendere che ogni stagione possiede una propria bellezza.
Settembre non rappresenta la fine dell’estate. Rappresenta il momento in cui la natura e l’uomo ritrovano il senso del tempo, della memoria e della rinascita. È il mese in cui poesia, letteratura e musica continuano a incontrarsi, ricordandoci che le stagioni cambiano, ma le emozioni autentiche restano.
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