Prima degli smartphone: le estati del Festivalbar, di MTV e della creatività condivisa.

Pubblicato il 27 giugno 2026 alle ore 18:41

di Roberto Alicandri 

C’è stata un’estate, anzi ce ne sono state tante, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca della storia culturale e sentimentale del nostro Paese. Erano le estati del Festivalbar, dei videoclip trasmessi ininterrottamente da MTV, delle compilation masterizzate, delle radio accese in macchina e delle canzoni che diventavano la colonna sonora di amicizie, amori e speranze.

Non c’erano gli smartphone, non esistevano i social network e nessuno sentiva il bisogno di documentare ogni istante della propria vita. Eppure, o forse proprio per questo, si viveva con una straordinaria intensità. Si usciva per incontrarsi davvero, si trascorrevano pomeriggi interi a discutere di musica, di cinema, di calcio, di libri e di sogni ancora da realizzare. Le piazze, i bar, le spiagge e i lungomari diventavano luoghi di confronto, di creatività e di crescita personale.

Il Festivalbar non era soltanto un programma televisivo: era un rito collettivo. Attendere l’esibizione di un artista significava condividere un’esperienza comune con milioni di persone. Le canzoni di Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Jovanotti, 883, così come i successi internazionali trasmessi da MTV, accompagnavano la vita quotidiana e contribuivano a costruire un immaginario condiviso.

MTV, dal canto suo, rappresentava molto più di un canale musicale. Era una finestra aperta sul mondo, un luogo di scoperta e di formazione culturale. Attraverso i videoclip si conoscevano nuove tendenze, nuovi linguaggi artistici e nuove sensibilità. Si imparava ad ascoltare, a osservare e persino a immaginare il futuro.

Naturalmente non tutto era migliore. Ogni epoca porta con sé limiti e contraddizioni. Eppure è difficile non riconoscere che in quegli anni esistesse una ricchezza di relazioni, di stimoli e di occasioni di incontro che oggi, almeno in alcuni ambienti, sembra faticare a trovare spazio. La velocità della comunicazione contemporanea, paradossalmente, non sempre coincide con una maggiore profondità dei rapporti umani.

Forse è anche per questo che, a distanza di oltre vent’anni, le immagini del Festivalbar, i jingle di MTV e le canzoni delle estati degli anni Novanta e dei primi Duemila continuano a suscitare una nostalgia particolare. Non soltanto perché ci ricordano la nostra giovinezza, ma perché evocano un tempo in cui la musica era soprattutto un’occasione per stare insieme, per confrontarsi, per crescere e, in fondo, per sentirsi parte di una stessa grande storia collettiva.

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