Oltre le aspettative: Karim e il coraggio di scrivere il proprio destino.

Pubblicato il 20 giugno 2026 alle ore 17:41

di Bruno Marfé 

Tutto è nato da una felice coincidenza tra amici e da una chiacchierata davanti a un’opera d’arte. Osservando il murale realizzato lo scorso agosto al Centro Fernandes per i ragazzi ucraini, nell’ambito del progetto Guru Fund che dovrebbe felicemente ripetersi anche quest’anno a luglio, mi sono ritrovato a parlare con l’autore, l’amico Alessandro Ciambrone. Da lì, il discorso è scivolato in modo del tutto naturale su un’altra amica comune, Cinzia Brancato, e sul suo primo romanzo, Karim – Il bambino dal compleanno inventato, pubblicato dalle Edizioni La Valle del Tempo, la cui vibrante copertina porta proprio la firma di Alessandro.

Dietro quell’immagine non c’è una semplice collaborazione artistica, ma una lunga amicizia nata attraverso numerosi progetti condivisi con l’Istituto Pascale. Giornalista professionista e dal 2005 responsabile dell’Ufficio stampa della Fondazione Pascale, Cinzia ha incrociato il percorso umano e creativo di Alessandro grazie all’ospedale napoletano: nel 2020 l’artista donò alcuni murales alla struttura e promosse una mobilitazione di altri artisti, culminata nella nascita della “Parete delle Stelle”, realizzata a partire dalle fotografie delle dottoresse del Pascale con indosso abiti dipinti a mano. «Quando Cinzia mi ha chiesto di realizzare la copertina – racconta Alessandro – ho cercato di metterci il mio stile, ma soprattutto tutta l’energia e la vitalità che appartengono a lei e a Karim. Più che una copertina, è stato un gesto d’affetto.»

Ripensandoci, quello che sembrava un piacevole incrocio di amicizie nascondeva qualcosa di più preciso. I ragazzi ucraini del murale e il protagonista del libro di Cinzia condividono la stessa condizione di fondo: un’infanzia che si confronta con lo sradicamento, la necessità di ricostruire storia e identità là dove i punti di riferimento originari sono venuti a mancare. Quel compleanno inventato che dà il titolo al libro risuona dolorosamente nelle vite di tanti giovani costretti a reinventarsi un futuro lontano da casa. E così come l’accoglienza al Centro Fernandes non è retorica ma sforzo quotidiano di offrire uno spazio sicuro nel mezzo dell’incertezza, l’adozione raccontata nel romanzo si spoglia di ogni eroismo per farsi presenza umana.

È questa eco emotiva a farmi sentire l’urgenza di scrivere queste righe, usando come pretesto ideale una nuova presentazione del volume, in programma venerdì 26 giugno alle ore 19 presso la Parrocchia del Carmine di Castellammare di Stabia.

Ma di cosa parliamo davvero quando parliamo di questo libro? Sebbene affondi le sue radici in una storia vera, l’intenzione dell’autrice non è quella di raccontare semplicemente la propria vita, né di parlare esclusivamente di adozione o maternità. Come mi ha confidato Cinzia stessa, quelle dimensioni sono presenti, ma non costituiscono il centro gravitazionale dell’opera. Ciò che le interessava esplorare è il peso delle aspettative che la società continua a proiettare sulle donne, alimentando l’idea che esista un modo giusto di essere e un percorso obbligato che finisce per assomigliare a un destino già scritto.

La protagonista si muove esattamente dentro questa rete di pressioni invisibili ma costanti. Invece di assecondarle, le mette in discussione e tenta di ridefinirsi senza aderire a un modello preconfezionato. Il viaggio verso Karim e la costruzione del loro legame diventano così lo specchio di una battaglia interiore ben più ampia: il tempo sospeso dell’attesa, le valutazioni, il confronto con le proprie paure intime — tutto questo diventa il terreno su cui smantellare l’idea che la maternità debba coincidere con la perfezione o trasformarsi in un ruolo totalizzante. Ciò che resta, alla fine, è qualcosa di più semplice e più difficile insieme: avere il coraggio di esserci, anche quando ci si sente fragili.

Sarebbe difficile rinchiudere Cinzia Brancato in una sola definizione. Nel 2022 ha pubblicato con Il Mattino il volume I cento giorni che hanno cambiato la mia vita, dedicato alla storia dell’oncologo Paolo Ascierto; oggi debutta nella narrativa con il suo primo romanzo. Il tutto, portando avanti con la stessa intensità le sue passioni parallele — la cucina, la pittura, il giardino — e la compagnia fedele di Lapo, un boxer di nove anni che presiede imperioso gli aperitivi di casa.

Karim è una storia che va ben oltre l’esperienza individuale. È un libro onesto, che non offre risposte preconfezionate ma apre domande fondamentali su cosa significhi oggi scegliere, essere libere, restare fedeli a se stesse anche quando questo comporta incertezza e paura. L’incontro di venerdì — durante il quale l’autrice dialogherà con don Luigi Milano, Pierluigi Fiorenza e Silvio de Majo, accompagnata dalle letture di Pina Scognamiglio — potrebbe essere l’occasione giusta per condividere questi interrogativi. E per ricordarci che i destini più autentici non sono quelli che ci vengono assegnati, ma quelli che troviamo il coraggio di riscrivere.

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