di Roberto Alicandri
Partiture Letterarie è un luogo nato per parlare di libri, musica e cultura, ma la forza di uno spazio libero e indipendente sta anche nella possibilità di fermarsi, ogni tanto, a raccontare storie che escono dai confini abituali del blog e che meritano comunque di essere ricordate.
Oggi è venuto a mancare Igor Protti, uno dei volti più autentici del calcio italiano. Un attaccante, un numero 10 di provincia, un uomo che ha lasciato un segno non soltanto per i gol segnati, ma per i valori che ha saputo incarnare dentro e fuori dal campo.
Ho scelto di dedicargli queste righe perché, pur non essendo uno scrittore, un poeta o un autore, fa parte di quei personaggi che hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. Erano gli anni in cui il calcio era l’attesa della domenica, gli album di figurine da completare, le radiocronache, i campetti polverosi e i sogni affidati alle maglie dei propri idoli.
Protti è stato il volto di un calcio fatto di passione, sacrificio e appartenenza. Un campione amato dalle sue tifoserie perché sincero, genuino, lontano dai riflettori e vicino alla gente. Qualità sempre più rare in un mondo che spesso confonde la notorietà con il valore. Ma ciò che rende ancora più forte il suo esempio è il modo in cui ha affrontato la malattia. Con discrezione, coraggio e una sensibilità che emerge chiaramente dalle parole del suo ultimo messaggio, affidato alla famiglia. «Come tutte le partite, prima o poi arriva il fischio finale». E poi quel commovente saluto conclusivo: «Spero che sia un arrivederci e non un addio».
In poche righe c’è tutta la grandezza dell’uomo Igor Protti: la consapevolezza, la serenità, la gratitudine e la capacità di guardare oltre con delicatezza e rispetto.
Per questo oggi non voglio ricordare soltanto un calciatore. Voglio ricordare una figura che ha accompagnato una stagione della mia vita e quella di tanti ragazzi della mia generazione. Come ho già scritto: un esempio dentro e fuori dal campo, persino nel momento più difficile della sua esistenza.
Per molti resterai una figurina, un gol, una domenica di calcio. Per altri, e forse è il riconoscimento più bello, resterai soprattutto una bella persona.
Ciao, Igor!
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