di Roberto Alicandri
Ce Sta Sempe Na Via, primo lavoro solista di Roberto Colella dopo il lungo percorso artistico con La Maschera, è un disco che ha bisogno di tempo e ascolto. Richiede quasi un piccolo rito personale: una bevanda tra le mani, un tavolino all’aperto, il silenzio che lentamente prende spazio mentre il tramonto avvolge le nostre città e il giorno lascia posto alle luci della sera.
Roberto Colella è uno dei cantautori napoletani più autentici e talentuosi del panorama contemporaneo proprio perché non ha mai inseguito scorciatoie né espedienti.
La sua scrittura conserva qualcosa di profondamente umano e sembra nascere in quel confine sottile tra malinconia e speranza, tra il rumore incessante del mondo e il bisogno improvviso di fermarsi, almeno per un momento, a respirare davvero. Racconta fragilità reali, inquietudini quotidiane, desideri di fuga, paure silenziose e quei piccoli tentativi di resistenza con cui ciascuno prova a sottrarsi al caos contemporaneo.
Con La Maschera, gruppo di cui era frontman e principale autore, aveva già dimostrato una straordinaria capacità di intrecciare la tradizione napoletana con sonorità folk, mediterranee e world music, senza mai ridurre Napoli a semplice folklore da cartolina. Nelle sue canzoni la città è sempre viva, attraversata da contraddizioni, malinconia, bellezza e fatica. In questo percorso solista, tuttavia, tutto sembra farsi ancora più raccolto, più intimo, quasi più esposto emotivamente.
Lo stesso titolo, Ce Sta Sempe Na Via, custodisce il cuore dell’intero disco. “C’è sempre una strada” è una una forma di resistenza interiore. Significa continuare a cercare anche quando ci si sente smarriti, provare a intravedere una possibilità dentro le crepe della vita quotidiana, restare in cammino persino quando il presente sembra aver perduto direzione.
Anche la copertina restituisce perfettamente questa atmosfera sospesa. La figura di spalle, divisa tra la luce del cielo e l’avanzare della notte, sembra abitare un confine interiore. Gli uccelli in volo evocano movimento, libertà, desiderio di attraversamento. Tutto appare silenzioso, quasi contemplativo. Ed è precisamente questa la sensazione che molte delle canzoni del disco riescono a trasmettere: quella di una malinconia luminosa, mai disperata.
La forza di Colella risiede soprattutto nell’equilibrio raro tra semplicità e profondità. Le sue parole non cercano mai l’effetto letterario fine a sé stesso, eppure colpiscono proprio perché sembrano nascere da esperienze autentiche, vissute, attraversate fino in fondo.
Nelle sue canzoni convivono la strada e la poesia, il dolore e la dolcezza, la nostalgia e quell’ostinata volontà di continuare ad andare avanti nonostante tutto.
Anche musicalmente il disco conserva una dimensione calda, viva, profondamente mediterranea. Gli arrangiamenti accompagnano senza invadere, lasciando spazio alla voce, alle pause, alle atmosfere. Nulla appare costruito per impressionare artificialmente: ogni suono sembra piuttosto cercare prossimità, vicinanza, contatto umano.
La grandezza di questo giovane cantautore, allora, emerge nella capacità, sempre più rara, di creare una musica che accompagna e che non si piega alle mode del momento, lasciando in chi ascolta uno spiraglio di speranza e di luce.
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