a cura di Giovanni Granato, insegnante di Religione Cattolica
Vent’anni dopo gli eventi del primo film, Il diavolo veste Prada 2 ritrova Miranda Priestly alle prese con il crollo dell’editoria cartacea e con la celebre rivista di moda Runway, ormai in difficoltà nell’era dei social e degli influencer. Vicina al pensionamento ma decisa a non perdere il proprio impero, Miranda è costretta a lavorare con Andy Sachs, divenuta intanto una giornalista affermata ma appena travolta dalla crisi del settore, mentre si scontra con Emily Charlton — l’ex assistente, ora potente dirigente in una lussuosa casa di moda — per gli investimenti pubblicitari.
Tra scandali editoriali, alleanze forzate, tensioni mai sopite e il tentativo di salvare prestigio e carriera in un mondo radicalmente cambiato, gli stessi protagonisti del primo film si ritrovano a combattere una nuova guerra di potere, in cui la moda fa solo da corollario ai veri interessi economici e manageriali.
Commento
Una delle più sconvolgenti parabole evangeliche, che tuttora lascia i lettori e gli ascoltatori interdetti, è la parabola cosiddetta “dell’amministratore disonesto”, riportata nel vangelo di Luca, subito dopo le tre parabole della misericordia:
Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Perciò vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne» (1)
Molti commentatori hanno provato a spiegare questa parabola, dicendo ad esempio che l’amministratore, condonando buona parte dei debiti del padrone, stava in realtà rinunciando ai ricavi che gli spettavano per legge in cambio di un utilissimo debito di riconoscenza, oppure facendo notare che il padrone (da molti identificato con Dio stesso) non stia lodando l’amministratore per il suo comportamento disonesto iniziale, ma per la sua scaltrezza, diremmo oggi per le sue ottime capacità di problem solving. Del resto i termini “scaltrezza, “furbizia” sono assai ambivalenti: con la stessa dose di furbizia si può fare un gran bene o un gran male, quantunque spesso essa venga usata dai più per trarne un utile immediato, seme - quest’ultimo - di frutti quasi mai buoni. Infatti nella morale finale della parabola – sembra, quasi con una punta di amarezza - viene riconosciuto che “i figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”, dunque l’insegnamento è: “imparate come funziona il motore dell’agire umano, e usatelo per fare il bene”. La cosa che più sconvolge di questo insegnamento è proprio la libertà enorme che si pone di poter agire con gli stessi mezzi per fini diametralmente opposti.
Miranda, come Emily, è la “figlia di questo mondo”, cinica, spietata, egocentrica, dalla memoria corta per tutto ciò che non le procuri un utile immediato, è disposta a tutto pur di perseguire i suoi scopi, non interessandosi affatto della moralità delle sue azioni, né delle ripercussioni negative delle sue scelte sugli altri. Andy è la “figlia della luce”, piena di forti valori e anche di competenze, ma terribilmente ingenua, non riesce a vedere il doppio fine e la cattiveria in nessuno, e questo la fa soffrire e le fa persino commettere terribili errori. Non capisce nemmeno perché Miranda accetta le limitazioni peggiori, praticamente svendendo la sua dignità pur di salvare il suo ruolo: riecheggia qui il manifesto della superbia di Satana nel Paradise Lost di John Milton: “Better to reign in Hell, than serve in Heaven” (meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso).
Nelle scene finali del primo film, Miranda ed Andy erano in auto a Parigi. Andy era allo stremo, disgustata perché Miranda era stata disposta a tradire la promessa fatta al fedelissimo Nigel pur di perseguire i suoi scopi, la sua vita personale era sull’orlo del baratro, ormai si sentiva in una partita di cui aveva imparato bene le regole del gioco, ma in cui più giocava e più si allontanava da se stessa e dai suoi valori.
E allora cosa fa? Fugge. Come interpretare quella fuga? Certo a prima vista lodevole, doveva dimostrare di avere il coraggio di emanciparsi, di rinunciare ai falsi valori del tradimento mascherato da profitto, della vacuità mascherata da alta moda e delle corse alienanti mascherate da efficienza. La scena in auto si ripropone, tuttavia, alla fine di questo sequel, dove una Andy più matura e sicura di sé non fugge, ma anzi tiene testa a Miranda. “Non lo hai fatto per me, lo hai fatto per te stessa”, la grande provocazione.
E quand’anche fosse così? “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene" (2).
Chi agisce secondo retti principi fa il bene anche di se stesso e per se stesso, senza intanto fare del male a nessuno! Non sarà sfuggito all’attento spettatore che Andy nelle scene finali indossa nuovamente lo stesso maglioncino “non semplicemente azzurro, non turchese, non lapis, ma effettivamente ceruleo” del primo film, anche se un po’ ritoccato, con una nuova e originale consapevolezza, determinazione e fierezza. Andy stavolta non fugge da Runway, per quanto infernale possa sembrare, ma ci resta con tutto il suo entusiasmo, i suoi valori, le sue speranze, magari anche con le sue paure, ma con tutta l’energia e la maturità di un figlio della luce che ha finalmente imparato dall’amministratore disonesto a saper agire con scaltrezza.
- Vangelo di Luca 16,1-10
- Lettera ai Romani 8,28
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