di Roberto Alicandri
L’amore, quando arriva per la prima volta, non ha ancora una forma chiara. È un movimento interno, qualcosa che cresce senza essere nominato fino in fondo, e che proprio per questo disorienta. I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno di Davide Avolio prova a restituire questa zona incerta con una scrittura che rimane vicina ai suoi personaggi, senza forzarli in schemi già conosciuti.
Lorenzo ha quattordici anni, custodisce un quaderno pieno di versi e vive quel conflitto silenzioso tra il bisogno di esprimersi e il pudore di esporsi. La sua è un’età in cui tutto sembra possibile e allo stesso tempo impraticabile. Napoli lo accompagna in questo passaggio, con la sua energia contraddittoria, tra le passeggiate lungo Via Toledo e gli spazi più aperti di Piazza del Plebiscito, fino alla gita a Pompei, dove Lorenzo riconosce per la prima volta l’amore, non come idea ma come esperienza che coinvolge il corpo e le parole, nelle sembianze di Laura.
Laura è presenza e turbamento insieme, una figura che attrae e destabilizza. In lei Lorenzo incontra qualcosa che non sa ancora governare, una forza che lo costringe a ridefinire se stesso. Il romanzo non cerca di addolcire questo passaggio, ma lo lascia nella sua verità più semplice, fatta di esitazioni, di slanci improvvisi e di una continua ricerca di senso.
Uno degli aspetti più interessanti della narrazione è il modo in cui il protagonista lega l’amore alla scrittura e alla lingua italiana.
Lorenzo scrive, legge, si rifugia nei grandi poeti, ma si accorge che le parole non bastano finché non diventano vita. In questo scarto si gioca tutto. La letteratura è una forma di apprendimento, lenta e imperfetta, che passa attraverso errori e intuizioni.
In questa prospettiva si inserisce anche il percorso dell’autore. Davide Avolio arriva alla scrittura molto presto, quasi per necessità, e nel tempo costruisce una voce che tiene insieme formazione classica e sensibilità contemporanea. La poesia è il suo primo territorio.
A diciassette anni pubblica la sua prima raccolta poetica, Sui propri passi (BookSprint Edizioni, 2017).
Nel 2020 esce Costellazioni, una raccolta di ottantotto poesie ispirate alle costellazioni tolemaiche, seguita da La Mano, opera che viene successivamente tradotta e pubblicata in Brasile dalla Skull Editoria. Accanto alla pagina scritta, sviluppa un rapporto diretto con il pubblico, soprattutto con i più giovani, utilizzando i social come spazio di divulgazione e confronto, riuscendo a riportare la letteratura dentro una dimensione quotidiana. Il romanzo arriva dopo questo percorso, come una naturale estensione, non come una rottura.
Quello che resta, alla fine del racconto, non è tanto una storia compiuta quanto una sensazione precisa. I ragazzi che si amano non appartengono davvero a nessuno, nemmeno a se stessi, ed è proprio questa distanza a rendere quell’età così intensa.
In quelle prime parole dette male, nei silenzi, nei tentativi goffi di capirsi, c’è già tutto e non è tanto ciò che sarà, ma ciò che, una volta accaduto, non potrà più essere dimenticato.
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