di Roberto Alicandri
C’è sempre stata una specie di equivoco intorno ad Alex Britti. Un equivoco comodo, quasi rassicurante. Da una parte il cantautore da classifica, dall’altra il chitarrista vero, quello che conosce il linguaggio del blues come pochi in Italia. Io l’ho sempre ascoltato con questa doppia consapevolezza. Anche quando incideva canzoni che non erano all’altezza del suo talento, anche quando veniva infilato nella categoria della musica commerciale e liquidato con una certa superficialità dai soliti snob, restava evidente la sua natura di musicista serio e il suo talento chitarristico.
Cresciuto nel blues, passato per i locali, per i live veri, per quella scuola che non si insegna ma si respira, ha sempre portato dentro una grammatica musicale più profonda di quanto il successo radiofonico lasciasse intuire.
Per anni, però, quella lingua è rimasta come trattenuta. Ogni tanto affiorava, tra un inciso e un assolo, tra una strofa e l’altra, ma non aveva mai avuto davvero spazio. Poi arriva Mojo e cambia tutto.
Con questo disco strumentale, pubblicato nel 2022, Britti smette di mediare e comincia finalmente a dire. Non deve più incastrare la chitarra dentro una forma canzone, non deve più preoccuparsi della radio e dei numeri, ma può fare musica, quel genere di musica che da sempre gli scorre nelle vene. Basta questo per capire quanto fosse necessario un lavoro del genere.
Il risultato è un viaggio che attraversa il blues ma non si ferma lì. Ci sono aperture al jazz, al funk, alla fusion, perfino a suggestioni latine e western, come se ogni brano fosse un paesaggio diverso attraversato dalla stessa voce, quella della chitarra.
In Mojo la chitarra racconta, costruisce, disegna. Si sente finalmente quel blues che nasce dall’esperienza. Che non cerca di essere americano, ma diventa universale proprio perché suonato con autenticità.
Allora tutte quelle vecchie critiche, tutte quelle etichette, sembrano improvvisamente fuori fuoco. Questo disco non è una svolta improvvisa, ma la rivelazione di qualcosa che c’è sempre stato e che, con il tempo e la maturità, ha trovato finalmente il modo giusto per venire alla luce.
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Commenti
Alex Britti è un grande chitarrista. Ottimo articolo