di Roberto Alicandri
Carlo Greppi, nato a Torino nel 1982, è uno storico che ha dedicato gran parte del suo lavoro alla Resistenza e alla memoria del Novecento, con una scrittura capace di tenere insieme rigore e tensione narrativa. Nei suoi libri non cerca scorciatoie celebrative, ma prova a riportare il lettore dentro il tempo incerto degli eventi, là dove le decisioni non hanno ancora il conforto della storia compiuta.
In 25 aprile 1945, pubblicato da Laterza nel 2018, sceglie di raccontare la Liberazione seguendo tre figure concrete: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri e Luigi Longo.
Il primo è un ufficiale monarchico chiamato a coordinare militarmente il Corpo volontari della libertà, Parri è l’organizzatore politico capace di tenere insieme anime diverse della Resistenza, Longo è il dirigente comunista che guida e sostiene l’azione delle brigate sul campo.
Tre percorsi lontani che si trovano costretti a convergere in quella che è una necessità storica.
Dall’estate del 1944 fino alla primavera del 1945 il loro compito è preparare l’insurrezione, mantenere i contatti con gli Alleati, coordinare le formazioni partigiane e, soprattutto, evitare che le differenze politiche interne compromettano l’azione comune. Le diffidenze restano, le visioni del futuro sono spesso inconciliabili, ma la fine della guerra impone una direzione condivisa.
Negli ultimi giorni tutto si concentra su Milano, che diventa il vero teatro della decisione.
Nelle stanze dell’Arcivescovado, sotto la mediazione del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, si tenta una trattativa estrema con i vertici della Repubblica di Salò per ottenere una resa che eviti alla città ulteriori devastazioni. È un passaggio delicatissimo, quasi sospeso. Da una parte c’è la volontà di chiudere il conflitto senza un ultimo bagno di sangue, dall’altra la consapevolezza che il tempo è ormai scaduto.
Anche Benito Mussolini è coinvolto in queste ore convulse, nel tentativo di trovare una via d’uscita che però non arriverà mai. La trattativa si incrina progressivamente, schiacciata dalle diffidenze, dai ritardi e dalla realtà di una guerra ormai persa. Mentre dentro si discute, fuori Milano è già in movimento. Le fabbriche, i quartieri, le formazioni partigiane si preparano all’insurrezione. In questo scarto tra diplomazia e azione si decide tutto.
I tre protagonisti si muovono su questo doppio piano senza garanzie. Da una parte cercano una soluzione negoziata, dall’altra danno l’ordine di insurrezione. Greppi segue questo intreccio senza anticipare l’esito, restituendo la percezione di chi agisce nel buio della storia, senza sapere come finirà. La Liberazione emerge così come un processo fragile, costruito attraverso scelte concrete e rischi reali, non come un evento inevitabile.
Dopo quei giorni, Ferruccio Parri diventerà presidente del Consiglio nel primo governo dell’Italia liberata, incarnando proprio quella difficile unità nazionale che durante la Resistenza era stata solo una necessità operativa e che ora doveva diventare progetto politico.
La conclusione del libro apre una riflessione più ampia.
Il 25 aprile appare come un punto di passaggio in cui uomini diversi per formazione e idee riescono a operare insieme per un obiettivo comune, assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. Non c’è retorica, ma la consapevolezza che la nascita dell’Italia repubblicana passa attraverso convergenze difficili, decisioni prese in condizioni estreme, equilibri sempre precari.
In questo senso il lavoro di Carlo Greppi restituisce al 25 aprile il suo carattere più autentico, quello di una scelta collettiva che attraversa le differenze e continua a parlarci ancora oggi, perché ricorda, con discrezione, che la storia non si compie da sola, ma prende forma nelle decisioni degli uomini, spesso fragili, spesso incerte, e proprio per questo decisive.
Aggiungi commento
Commenti