di Bruno Marfé
Qualche giorno fa, tra le pagine di questo blog, abbiamo dato voce alla poesia di Francesco Enas, Effimera bellezza, declamata in occasione del finissage della mostra fotografica "L’altra metà della luce". In quell'occasione, il fotografo italo-brasiliano Riccardo Riccio, la cui arte convive con la Sindrome di Stargardt, ha consegnato al pubblico una riflessione che ancora risuona: “Ognuno, anche chi ‘non vede’, vede in maniera differente”.
È una frase che scardina il concetto convenzionale di "vista" per approdare a quello più intimo di "visione". Questa verità mi è tornata prepotentemente alla mente sfogliando l'opuscolo di un'altra artista brasiliana, la pittrice Carmen E. Fonseca, che in Sicilia ha esposto la sua personale dal titolo emblematico: "Il mare di Sicilia - Come io lo vedo". E tra le righe di quel catalogo, ho trovato dei versi di Carmen che sembrano quasi un'eco, o forse una risposta a distanza, alle parole di Riccardo:
I Miei Occhi
I miei occhi
E la mia visione
Sono diversi
Dagli altri
Ed è questo
Che voglio fare vedere
Come vedo io
Il mio mare
Il cortocircuito emotivo è stato immediato. Esiste una profonda similitudine tra questi due artisti: entrambi non si limitano a riprodurre la realtà, ma ci invitano a abitare il loro sguardo. Se Riccardo Riccio esplora "l'altra metà della luce" attraverso l'obiettivo, filtrando il mondo attraverso la sua singolare percezione visiva, Carmen Fonseca fa lo stesso con il pennello, rivendicando il diritto di mostrarci non "il" mare, ma il "suo" mare. Entrambi ci insegnano che l'arte non è una fotocopia del mondo, ma un atto di generosità: il momento in cui un artista decide di aprirci i propri occhi - con tutte le loro peculiarità, i loro limiti o le loro straordinarie diversità - per permetterci di vedere, finalmente, in modo differente.
Aggiungi commento
Commenti
Molto buona lá riflessione
Complimenti per l'articolo è ottimo.
👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼☀️ Emocionante! Lindíssimo! 🥰😍💐