di Roberto Alicandri
I delitti contro il patrimonio culturale, curato dall'Arch. Mariano Nuzzo, non è soltanto un manuale giuridico, ma uno strumento che mette a fuoco una delle fragilità più profonde del nostro tempo, quella che riguarda il rapporto tra l’uomo e la propria memoria.
Il testo sarà al centro dell’incontro in programma il 15 maggio 2026, alle ore 16.30, presso la Chiesa di Sant’Elena a Caserta.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione socio-culturale Alto-Casertano in collaborazione con il Club per l’UNESCO di Caserta, si presenta come un momento di riflessione che va oltre la semplice presentazione editoriale. Il tema toccato è infatti tra i più urgenti del nostro tempo: la tutela del patrimonio culturale, intesa non solo come questione giuridica, ma come responsabilità civile.
Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali di S.E.R. Mons. Pietro Lagnese, Arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, insieme a Antonio De Pandis, presidente dell’Associazione Alto-Casertano, e Jolanda Capriglione, presidente del Club per l’UNESCO di Caserta. Tre voci diverse, ma unite dalla volontà di riportare al centro il valore della cultura come bene comune.
Il cuore dell’evento sarà dedicato al confronto con l’autore, attraverso gli interventi di Antonio Tisci, docente del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Gianfranco Scarfò, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, e Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Napoli.
Un dialogo che mette insieme prospettive accademiche e giuridiche per leggere in profondità il fenomeno dei reati contro il patrimonio culturale. Il libro di Nuzzo si configura come una guida operativa rivolta a funzionari pubblici e organi inquirenti, capace di orientare nella complessità normativa che riguarda i reati contro i beni culturali, ma la sua forza non sta soltanto nella chiarezza tecnica. Il testo restituisce una visione più ampia, nella quale la difesa del patrimonio diventa difesa dell’identità collettiva.
Distruggere, danneggiare o sfruttare impropriamente un bene culturale non è mai un gesto neutro. È un atto che incide sulla memoria condivisa, che altera il rapporto tra una comunità e la propria storia. In questo senso, il volume non si limita a classificare i reati, ma invita a comprenderne la portata profonda, mostrando quanto fragile possa essere ciò che spesso diamo per scontato.
Non è secondario il luogo scelto per l’evento. Una chiesa, spazio in cui storia, arte e spiritualità si intrecciano, diventa il contesto ideale per riflettere sul senso della custodia. Custodire non significa semplicemente conservare, ma riconoscere valore, attribuire significato, difendere ciò che ci precede e che, in qualche modo, continua a definirci.
A chiudere l’incontro sarà lo stesso Mariano Nuzzo, che offrirà uno sguardo d’insieme su un tema destinato a rimanere aperto, perché la tutela del patrimonio culturale è un esercizio continuo di responsabilità.
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