di Roberto Alicandri
Ci sono articoli che nascono lentamente, attraverso giorni di letture, appunti e correzioni. E ce ne sono altri che invece prendono forma quasi di getto, spinti da una riflessione improvvisa, da una memoria che riaffiora all’improvviso. Questo testo appartiene alla seconda categoria ed è nato proprio oggi grazie alla condivisione, da parte di due amici, di un video di Umberto Galimberti nel quale il filosofo affrontava, secondo la sua prospettiva, alcune questioni riguardanti Cristo e il ruolo di San Paolo nella nascita del cristianesimo.
Mentre ascoltavo quelle riflessioni, mi è immediatamente tornato alla mente un testo che durante il corso universitario di Dogmatica ci venne proposto dalla professoressa Rosa Morelli, che saluto con immenso affetto e riconoscenza.
Gesù di Nazaret, storia di Dio, Dio della storia di Bruno Forte.
Pubblicato da Edizioni San Paolo nella collana Simbolica ecclesiale, il volume rappresenta uno dei lavori più profondi della teologia italiana contemporanea.[1] Non è un testo divulgativo nel senso più semplice del termine, ma neppure un’opera chiusa dentro il linguaggio specialistico. È piuttosto un grande percorso dentro il mistero di Cristo, affrontato non come idea astratta ma come evento che attraversa la storia umana.
Già il titolo dice molto: storia di Dio, Dio della storia.
In questa inversione apparentemente semplice è contenuta gran parte della riflessione di Bruno Forte. Il cristianesimo, infatti, non annuncia un Dio lontano o puramente filosofico, ma un Dio che entra concretamente nella vicenda dell’uomo. Gesù di Nazaret non è soltanto un maestro morale o un simbolo religioso ma il punto in cui, per la fede cristiana, eterno e tempo si incontrano.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che il libro approfondisce con maggiore chiarezza. Forte dialoga continuamente con la modernità, con la critica storica, con la filosofia contemporanea e con tutte quelle letture che tendono a separare il “Gesù storico” dal “Cristo della fede”. Una questione enorme, che attraversa gran parte del pensiero teologico del Novecento.
Nel dibattito contemporaneo capita spesso di ascoltare interpretazioni secondo cui sarebbe stato soprattutto San Paolo a “costruire” la figura divina di Cristo dopo la morte di Gesù. È una tesi che ritorna frequentemente anche nella divulgazione televisiva o filosofica, ma testi come quello di Bruno Forte mostrano quanto la questione sia molto più complessa e storicamente stratificata.
Nel libro emerge infatti come già nei Vangeli, ben prima della riflessione paolina sistematica, siano presenti elementi cristologici profondissimi: il perdono dei peccati, il rapporto unico col Padre, il titolo di “Figlio dell’uomo”, l’“Io Sono” giovanneo, la resurrezione, il riconoscimento di Gesù come Kyrios da parte delle prime comunità cristiane.[2]
Bruno Forte affronta questi temi senza slogan apologetici, ma attraverso un rigoroso dialogo tra Scrittura, storia e teologia. Ed è forse questo che rende il testo ancora oggi così prezioso: non pretende scorciatoie, ma invita il lettore a entrare dentro la complessità del cristianesimo delle origini.
Ricordo ancora il fascino di quelle lezioni universitarie di Dogmatica. Non tanto per l’idea di accumulare nozioni, ma perché certi libri riuscivano a far comprendere che la teologia, quando è autentica, non è una disciplina fredda. Diventa piuttosto una ricerca sul senso dell’uomo, sul dolore, sulla speranza e sul mistero della storia.
Forse è anche per questo che oggi, ascoltando certe discussioni contemporanee su Cristo, mi è tornato spontaneamente alla mente proprio questo volume. Perché al di là delle semplificazioni mediatiche, esistono testi che chiedono ancora tempo, studio e profondità. E che ricordano come il cristianesimo non possa essere compreso davvero se ridotto a slogan filosofico, ideologico o a semplice costruzione culturale.
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Note
[1] Gesù di Nazaret, storia di Dio, Dio della storia, Bruno Forte, collana Simbolica ecclesiale, Edizioni San Paolo.
[2] Sul rapporto tra Gesù storico e Cristo della fede, centrali risultano anche le riflessioni di Joseph Ratzinger nell’opera Gesù di Nazaret.
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Commenti
Leggerò "Le parole di Gesù" di Galimberti, "Gesù di Nazaret" di Bruno Forte e di Benedetto XVI!