La letteratura come via dell'umano. Nel ricordo di Papa Francesco ad un anno dalla sua scomparsa.

Pubblicato il 21 aprile 2026 alle ore 09:46

di Roberto Alicandri

Questo articolo non intende attraversare l’intero pontificato di Papa Francesco, né ripercorrerne in modo sistematico il magistero; vuole piuttosto fermarsi su un aspetto apparentemente marginale ma in realtà profondamente rivelativo del suo pensiero, ricordando, a un anno dalla sua scomparsa, l’importanza che egli attribuiva alla letteratura come strumento di formazione umana e spirituale.

Nella Lettera sul ruolo della letteratura nella formazione, Francesco consegna una riflessione che si colloca fuori da ogni schema utilitaristico, restituendo alla lettura una dignità piena, non come semplice esercizio culturale, ma come esperienza viva, capace di incidere nel modo di guardare il mondo e di abitare la realtà; leggere, in questa prospettiva, non significa accumulare conoscenze, ma attraversare esistenze, sostare nelle contraddizioni, lasciarsi interrogare da ciò che non è immediatamente risolvibile.

 

Per Francesco, infatti, la letteratura educa al discernimento perché abitua a non semplificare, a riconoscere la complessità dell’umano, a entrare nei conflitti interiori senza ridurli a formule e proprio per questo diventa essenziale soprattutto per chi è chiamato ad accompagnare gli altri, come sacerdoti, educatori, consacrati, ma in fondo per ogni uomo che non voglia vivere in superficie; senza questo esercizio, la vita rischia di irrigidirsi in schemi, mentre la lettura apre, dilata, rende più umani.

C’è inoltre, nel suo sguardo, una consapevolezza più significativa e profonda: la parola letteraria non è estranea alla fede, ma ne prepara il terreno, perché educa all’ascolto, alla profondità, alla capacità di cogliere le sfumature dell’esistenza, e dunque rende possibile un incontro più autentico anche con il Vangelo, che non si impone mai come formula, ma si offre dentro la trama concreta della vita.

 

In un tempo segnato dalla velocità e dalla semplificazione, Francesco indica nella letteratura una forma di resistenza culturale e spirituale, uno spazio in cui recuperare lentezza, interiorità, attenzione, e forse proprio per questo la sua riflessione appare oggi ancora più attuale, quasi necessaria, perché ricorda che senza profondità non c’è vera comprensione, e senza comprensione non c’è neppure autentica umanità.

 

Ricordarlo oggi, a un anno dalla sua scomparsa, attraverso questa sua intuizione, significa allora non soltanto rendere omaggio a una figura, ma raccogliere l'invito concreto di tornare alla lettura per abitare meglio il mondo con uno sguardo più ampio, più consapevole e più umano.

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