di Bruno Marfé
L’intuizione e la conferma: perché Pascoli è pura regia sonora
A volte, nelle produzioni letterarie e radiofoniche, le scelte migliori non nascono da un’analisi teorica, ma da un’intuizione precisa.
È quello che mi è accaduto preparando una trasmissione per il FLAL – Festival de Literatura e Artes Literárias, quando ho proposto alla mia dicitrice di riferimento, Maria Gabriella Tiné, due testi di Giovanni Pascoli: Il lampo e Il tuono.
Non si è trattato di una scelta scolastica, ma di un’esigenza di scena: cercavo qualcosa che fosse allo stesso tempo visivamente potente e acusticamente coinvolgente. Solo in un secondo momento mi sono imbattuto in un’analisi del critico Nicola Pesce dedicata proprio a Il lampo. Ritrovarmi così in sintonia con quella lettura è stato, più che una sorpresa, una conferma.
La struttura che guida l’ascolto
Secondo Pesce, Il lampo funziona come una sequenza costruita con precisione quasi cinematografica. La struttura si restringe progressivamente: dal cielo e dalla terra descritti con tre aggettivi, si passa alla casa, fino a un unico dettaglio finale, l’occhio.
Quando ho scelto questo testo per la radio, avevo percepito esattamente questo movimento: la capacità di accompagnare l’ascoltatore da una dimensione ampia e caotica a un punto di massima concentrazione.
Il lampo
E il cielo e la terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.
Il suono come esperienza
Se Il lampo lavora sull’immagine, Il tuono rappresenta un banco di prova completamente diverso. Qui Pascoli costruisce una vera e propria trama sonora, giocando con le ripetizioni e le vibrazioni delle parole: rimbombò, rimbalzò, rotolò.
Non è solo una scelta stilistica. È un modo di trasformare il testo in esperienza acustica. In radio, questo significa che la parola non si limita a comunicare un significato, ma produce un effetto fisico, quasi musicale.
Il tuono
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d’arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi regredì lento, e parve
affievolirsi, vanir tra le larve…
In tutto il nulla una culla ondeggiava.
Una lezione per chi lavora con i contenuti
Questa coincidenza tra intuizione pratica e analisi critica suggerisce una riflessione semplice ma preziosa: i grandi testi funzionano perché sono costruiti con precisione.
Che si tratti di una lettura radiofonica, di un podcast o di una scrittura narrativa, il principio resta lo stesso. Non servono effetti complessi se il ritmo è già inscritto nel testo. Alternare intensità e pausa, suono e silenzio, è spesso ciò che rende un contenuto davvero efficace.
In questo senso, la poesia di Pascoli non è soltanto un patrimonio letterario, ma anche uno strumento contemporaneo, una forma di regia invisibile che continua a parlare, soprattutto a chi lavora con la voce e con l’ascolto.
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