Canto Stefano: la poesia che diventa suono, la chitarra che diventa voce

Pubblicato il 20 aprile 2026 alle ore 21:25

di Roberto Alicandri

C’è un punto preciso, nella musica, in cui la parola smette di essere soltanto letteratura e diventa carne sonora. Quel punto si chiama Fausto Mesolella. E questo disco, Canto Stefano, ne è una delle testimonianze più alte e intime.

Pubblicato nel 2015, il progetto nasce dall’incontro umano e artistico con Stefano Benni, una delle penne più originali della letteratura contemporanea italiana. Autore capace di attraversare registri diversi, dalla satira corrosiva alla poesia più visionaria, sempre mantenendo uno sguardo lucido e disincantato sul nostro tempo. Non un semplice sodalizio, ma un attraversamento reciproco.

Le sue parole diventano materia viva, respirano nella musica, trovano nella chitarra di Fausto Mesolella una seconda vita.

Qui non siamo davanti a canzoni nel senso tradizionale. Siamo davanti a una forma ibrida e rarissima, poesia musicata che non perde profondità, ma anzi la amplifica. Mesolella compone, canta, suona, costruendo un paesaggio sonoro essenziale e luminoso, dove ogni nota sembra necessaria. Le tracce – da “Anima” a “Tulipani”, da “Ghemmà” fino a “Van Gogh” – sono frammenti di un unico racconto, sospeso tra malinconia e stupore.

Il disco vive di equilibrio tra voce e silenzio, parola e suono, tecnica e abbandono. Non c’è mai ostentazione, eppure c’è una maestria assoluta. La chitarra di Mesolella non accompagna, ma dialoga e accarezza. È un linguaggio autonomo, capace di raccontare ed andare oltre le parole. 

E proprio qui si comprende la statura di Mesolella, un vero e proprio artigiano della sensibilità. Uno di quei musicisti rari che non cercano di dominare la musica, ma di ascoltarla.

La sua morte improvvisa, il 30 marzo 2017, ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Non solo per ciò che ha rappresentato – anche come storico membro della Piccola Orchestra Avion Travel – ma per ciò che ancora avrebbe potuto dire.

Eppure dischi come Canto Stefano restano come una forma di presenza, come una voce che continua a parlare anche quando il corpo non c’è più. Ascoltarlo oggi significa entrare in uno spazio raro, un luogo in cui la musica accarezza e la poesia si respira.

Mesolella, con il suono della sua chitarra, ci ha insegnato che la musica può essere un respiro lieve che attraversa il tempo, una luce che si posa sulle cose e, senza farsi notare, le salva. 

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