di Bruno Marfé
La Poetica dell'Instabile di Francesco Enas
Il prossimo appuntamento de "L'Angolo della Poesia" si tinge di sfumature necessarie. In occasione del finissage di una mostra napoletana del fotografo Riccardo Riccio — che ha trasformato la propria condizione di ipovedente, dovuta a una sindrome genetica, in uno sguardo tutt'altro che cieco sulla realtà — la serata accoglierà un contributo letterario di grande impatto emotivo: MariaGabriella Tiné darà voce alla storia e ai versi di Francesco Enas.
Enas convive dal 2014 con le sfide del Parkinson. Per lui la scrittura non è solo una passione nata tra i banchi di scuola a Torino, ma un ponte gettato verso il mondo quando la voce si fa incerta. Con oltre venti pubblicazioni — dal giallo al fantasy fino all'autobiografia — ci ricorda che la mente può restare un territorio libero e fecondo, capace di produrre bellezza anche nel cuore della fragilità.
Effimera Bellezza
di Francesco Enas
Di un'effimera e caduca bellezza
lasciano invero fili
di delicati pensieri
che rincorrono
le anime perdute
come danze
ed afferrano tra dita amorfe
la vita
che lesta fugge
senz'altro da dire
se non che
la mente
porta l'uomo
verso l'ignoranza
L'Estetica del Provvisorio
In questo componimento Enas dipinge la bellezza come un'entità evanescente, un riflesso che sbiadisce nell'istante stesso in cui si manifesta. I versi si dipanano come tracce labili, simili a ragnatele di pensiero che tentano di dare forma concreta a ciò che è destinato a svanire.
La struttura metrica è volutamente spezzata: le parole cadono sulla pagina con ritmo intermittente, creando vertigine e attesa. Le "dita amorfe" — immagine che risuona autobiograficamente con il tremore parkinsoniano — e le "anime perdute" trasmettono uno smarrimento esistenziale in cui la vita non viene descritta ma percepita nella sua fuga repentina. La scelta di rinunciare a una punteggiatura rigida enfatizza questo flusso verso l'inafferrabile.
Il fulcro della lirica risiede nel paradosso tra intelletto e conoscenza: la mente, anziché illuminare il percorso, conduce l'essere umano verso una forma di "ignoranza" consapevole, quasi a suggerire che il pensiero sia lo strumento del proprio smarrimento. Lo stile è asciutto, capace di dare peso specifico enorme a ogni singolo silenzio tra i versi.
Ciò che resta al lettore è una profonda sensazione di instabilità: ogni tentativo di interpretare il mondo appare come il preludio a una nuova incertezza. Eppure, in questa fragilità estrema, emerge un valore prezioso — la necessità di cogliere lo splendore nel momento esatto del suo passaggio, trovando proprio nella sua natura effimera la più autentica potenza espressiva.
Un momento di condivisione in cui l'arte di Enas ci ricorda che il silenzio della malattia può essere colmato da una voce interiore potentissima.
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