Oltre il silenzio

Pubblicato il 7 aprile 2026 alle ore 10:35

di Bruno Marfé

La Poetica dell'Instabile di Francesco Enas

Il prossimo appuntamento de "L'Angolo della Poesia" si tinge di sfumature necessarie. In occasione del finissage di una mostra napoletana del fotografo Riccardo Riccio — che ha trasformato la propria condizione di ipovedente, dovuta a una sindrome genetica, in uno sguardo tutt'altro che cieco sulla realtà — la serata accoglierà un contributo letterario di grande impatto emotivo: MariaGabriella Tiné darà voce alla storia e ai versi di Francesco Enas.

 

Enas convive dal 2014 con le sfide del Parkinson. Per lui la scrittura non è solo una passione nata tra i banchi di scuola a Torino, ma un ponte gettato verso il mondo quando la voce si fa incerta. Con oltre venti pubblicazioni — dal giallo al fantasy fino all'autobiografia — ci ricorda che la mente può restare un territorio libero e fecondo, capace di produrre bellezza anche nel cuore della fragilità.

 

Effimera Bellezza

di Francesco Enas

 

Di un'effimera e caduca bellezza

lasciano invero fili

di delicati pensieri

che rincorrono

le anime perdute

come danze

ed afferrano tra dita amorfe

la vita

che lesta fugge

senz'altro da dire

se non che

la mente

porta l'uomo

verso l'ignoranza

 

L'Estetica del Provvisorio

In questo componimento Enas dipinge la bellezza come un'entità evanescente, un riflesso che sbiadisce nell'istante stesso in cui si manifesta. I versi si dipanano come tracce labili, simili a ragnatele di pensiero che tentano di dare forma concreta a ciò che è destinato a svanire.

 

La struttura metrica è volutamente spezzata: le parole cadono sulla pagina con ritmo intermittente, creando vertigine e attesa. Le "dita amorfe" — immagine che risuona autobiograficamente con il tremore parkinsoniano — e le "anime perdute" trasmettono uno smarrimento esistenziale in cui la vita non viene descritta ma percepita nella sua fuga repentina. La scelta di rinunciare a una punteggiatura rigida enfatizza questo flusso verso l'inafferrabile.

 

Il fulcro della lirica risiede nel paradosso tra intelletto e conoscenza: la mente, anziché illuminare il percorso, conduce l'essere umano verso una forma di "ignoranza" consapevole, quasi a suggerire che il pensiero sia lo strumento del proprio smarrimento. Lo stile è asciutto, capace di dare peso specifico enorme a ogni singolo silenzio tra i versi.

 

Ciò che resta al lettore è una profonda sensazione di instabilità: ogni tentativo di interpretare il mondo appare come il preludio a una nuova incertezza. Eppure, in questa fragilità estrema, emerge un valore prezioso — la necessità di cogliere lo splendore nel momento esatto del suo passaggio, trovando proprio nella sua natura effimera la più autentica potenza espressiva.

 

Un momento di condivisione in cui l'arte di Enas ci ricorda che il silenzio della malattia può essere colmato da una voce interiore potentissima.

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