di Bruno Marfé
Ci sono momenti in cui la musica diventa qualcosa di più di un'esecuzione. Diventa racconto, memoria, persino biografia.
Accade ascoltando Playing Love, il celebre tema composto da Ennio Morricone per La leggenda del pianista sull'oceano. Le note si alzano leggere, ma questa volta lo scenario è diverso: al pianoforte siede il giovane e talentuoso Tommaso Quaranta, accompagnato dal Quartetto Pessoa. E qui emerge un dettaglio che trasforma un'interpretazione musicale in una piccola storia di vita: tra gli archi che lo accompagnano ci sono anche i suoi genitori. Marco Quaranta al violino e Rita Gucci al secondo violino, insieme alla viola di Achille Taddeo e al violoncello di Marco Simonacci, danno vita a un ensemble in cui la dimensione artistica e quella familiare si intrecciano con naturalezza. L'arrangiamento, curato da Rita Gucci, non è soltanto una partitura: è un dialogo affettivo tradotto in suono, un abbraccio musicale che attraversa generazioni.
Il ‘mistero’ di un nome
Il Quartetto Pessoa nasce nel 2006 con l'obiettivo di affrontare il grande repertorio cameristico - da Brahms in poi - ma fin dall'inizio rivela una vocazione più ampia, quasi "polifonica" nel senso più profondo del termine.
Il nome scelto rimanda al poeta portoghese Fernando Pessoa, maestro degli eteronimi: voci distinte che abitavano la stessa persona, ciascuna con il proprio stile, la propria biografia, il proprio sguardo sul mondo.
La storia di questa scelta ha qualcosa di sorprendentemente semplice e umano. Come racconta Marco Quaranta:
«Eravamo all'aeroporto di Ciampino e dovevamo scegliere il nome del nostro quartetto. Davanti a un'edicola notammo un libro di Fernando Pessoa, Il violinista pazzo. Noi lo conoscevamo già grazie a Tabucchi e avevamo letto qualcosa di lui. Dicemmo subito: è perfetto. È stata una scelta del tutto casuale, perché non ci sarebbe mai venuto in mente. Non è un musicista, ma il richiamo al violino, insieme all'amore per i suoi testi e le sue poesie, ci ha convinti. E poi ci piaceva anche il suono del nome: Pessoa, che significa 'persona'.»
Un caso, forse. Ma anche una dichiarazione di metodo: essere molti pur restando sé stessi.
Oltre i confini dei generi
Negli anni il Quartetto Pessoa ha costruito un percorso artistico originale, muovendosi con disinvoltura tra tradizione e contaminazione. Accanto alla musica da camera classica, l'ensemble ha esplorato territori diversi: il tango, il jazz, il rock-blues, fino alle colonne sonore cinematografiche. Non si tratta di incursioni stilistiche, ma di un lavoro di ricerca che affronta ogni linguaggio con lo stesso rigore della musica classica. Tra le esperienze più significative spiccano le collaborazioni con grandi protagonisti della musica per il cinema: in particolare Ennio Morricone - sotto la cui direzione il quartetto ha suonato a Cinecittà - e Nicola Piovani.
È questa apertura a definire l'identità del progetto Pessoa: una formazione capace di muoversi tra mondi musicali diversi senza perdere coerenza stilistica.
Vivere nella musica
Ma forse il tratto più autentico di questa esperienza è un altro.
Per i membri del Quartetto Pessoa - e per Tommaso Quaranta - la musica non sembra essere semplicemente un mestiere. È piuttosto una forma di esistenza. Vedere un figlio suonare accanto ai propri genitori non è soltanto un passaggio di testimone tecnico. È la dimostrazione che la musica può diventare un linguaggio domestico, qualcosa che cresce tra le mura di casa e si trasforma lentamente in vocazione.
In questo senso ogni concerto diventa un atto di condivisione. Non una semplice esecuzione, ma un tentativo di stabilire un legame diretto con chi ascolta.
In un tempo dominato dalla velocità e dall'effimero, il Quartetto Pessoa rappresenta anche una forma di resistenza culturale: studiare un arrangiamento, cesellare il suono di un arco, trovare l'equilibrio perfetto tra cinque strumenti significa difendere l'idea stessa di artigianato musicale.
Una polifonia di vite
Alla fine, ciò che rende speciale questa esperienza è la sua dimensione umana.
Quando Tommaso Quaranta poggia le mani sui tasti e il violino di suo padre gli risponde, la musica diventa dialogo tra generazioni, memoria che si rinnova, emozione che si trasmette.
E forse è questo il segreto del Quartetto Pessoa: ricordarci che la musica non è un accessorio della vita, ma uno dei pochi linguaggi in cui le generazioni si parlano davvero.
Aggiungi commento
Commenti