Le Mattizie di Paolo. Estate al Beach Plaza, tra Dive, Meduse e il “Polpo proibito”

Pubblicato il 27 giugno 2026 alle ore 18:21

di Bruno Marfé 

Le Mattizie di Paolo

Estate al Beach Plaza, tra Dive, Meduse e il “Polpo proibito”

Monte Carlo, anni d’oro. Il Beach Plaza non era soltanto un albergo: era il mondo della famiglia di Paolo, il salotto a cielo aperto dove si recitava la commedia della vita sotto un sole che sembrava non tramontare mai. Per i ragazzi, l’estate cominciava quando prendevano possesso della cabina al Beach Plaza: un paradiso con la sua spiaggia privata che, ai loro occhi, aveva il fascino di una reggia. Davanti alla cabina c’era il loro piccolo regno: lettini, ombrelloni e quella serenità che solo la Monte Carlo di quegli anni, vissuta quasi in famiglia, sapeva regalare.

Un’estate, l’albergo decise di rinnovarsi. I lavori durarono a lungo e, per compensare il disagio degli ospiti, la direzione applicò tariffe incredibilmente vantaggiose. Fu un’occasione irripetibile: Paolo ne approfittò subito per invitare la madre, la sorella e il fratello Enzo.

La mattina si scendeva presto in spiaggia, quasi fosse un rito. I bambini si dedicavano alle loro “pulizie dell’oceano” armati di retino, mentre tra i lettini andava in scena il teatro della vita. C’erano i personaggi di quella Monte Carlo d’antan: Corrado, ad esempio, sempre riservatissimo con la moglie, una coppia elegante e lontana anni luce dai pettegolezzi. E poi il dottor Antinori, uomo distinto, che ogni mattina accompagnava in acqua la consorte. Una donna imponente che, con infinita pazienza, cercava di imparare a galleggiare. Il bagnino che tentava di sostenerla mentre lei si distendeva a pancia in giù era ormai lo spettacolo fisso delle mattinate al Beach Plaza.

Mentre si viveva quella quotidianità spensierata, a pochi metri di distanza, al numero 21 di Princess Grace, scorreva la vita dei giganti. Era il regno dove il metro quadrato valeva quanto il PIL di una piccola nazione e dove, per misurare una tenuta in Argentina, c’era chi affittava un satellite. Da quelle parti gravitavano personaggi come Gardini e Sama, protagonisti delle cronache economiche del tempo, la cui sola presenza rendeva l’atmosfera del Beach Plaza ancora più elettrica.

Ma il personaggio più affascinante restava Silvana Pampanini. La diva, ormai avanti con gli anni, si proteggeva dal sole e dagli sguardi con turbanti e leggere tuniche di velo. Un giorno, durante una delle ricorrenti invasioni di meduse che infestavano il mare davanti all’albergo, decise comunque di scendere in acqua.

Sulle scale incrociò Enzo che stava risalendo.

«Ragazzi, ci sono le meduse? Guardate che vi ho visto mentre le spingevate via!»

Enzo, senza scomporsi, rispose:

«No, signora, stia tranquilla. Sono soltanto qualche monaca di mare.»

Lei lo fissò con aria sospettosa.

«Guardate che vi ho visto… non vorrete mica farmi cacciare dentro anche a me!»

E mentre le dive sospettavano improbabili complotti organizzati dalle meduse, Andrea, il figlio di Paolo — pirata in erba e autentico scugnizzo — aveva ben altri pensieri.

Un giorno tornò trionfante.

«Papà, ho rubato un polpo.»

Paolo lo guardò incredulo.

«Come hai fatto?»

«Ho preso una forchetta dal ristorante, sono andato sotto gli scogli, l’ho infilzato e poi me lo sono nascosto nel costume, così nessuno mi vedeva.»

La pesca era vietata nella riserva, ma quella sera il polpo finì ugualmente in padella. Nessuno ha mai capito come la madre riuscì a procurarsi aglio e prezzemolo, ma ci riuscì. Andrea mangiò il suo bottino con la soddisfazione silenziosa che appartiene solo ai cacciatori. Delle autorità monegasche, naturalmente, nessuno parlò.

Erano queste, le mattizie.

 

Aggiungi commento

Commenti

Raffaele
15 ore fa

Evviva Paolo,forever monegasco doc