Agata Albanese
Notte di San Giovanni
La notte di San Giovanni
mi riporta lì,
nella grande casa dalle spesse mura,
dalle volte affrescate
e il pavimento color di mare e di miele;
tutti attorno ad una lunga
tavolata, in cui le risate sapevano
d'infanzia e di pane zuccherato inzuppato nel vino .
Ne raccoglievamo a decine di ginestre e altri fiori di campo, su per la rocca
che ci accoglieva dopo la scuola,
mentre l’aria misteriosa profumava di erbe selvatiche.
Un rito che non capivo,
che mi piaceva,
che mi rendeva libera ,
sospesa come un respiro trattenuto per un attimo
in un tempo rallentato .
Mia madre,così giovane e bella,
dagli occhi verdi
e un’eleganza che stordiva come un'essenza, riempiva i nostri cuori con il suo amore e la sua forza.
E i suoi abbracci erano ripari nella pioggia .
Le tende mosse dal vento
mostravano a tratti le rose al balcone, orgoglio paterno,
e i gatti se ne stavano
a scaldarsi sui tetti
come ceppi al sole.
Era la stagione dei rossi ciliegi e delle amarene nei barattoli di vetro, appoggiati sui tetti proprio come i gatti
Ogni petalo di rosa un ricordo,
e i ricordi ritornano sempre proprio come adesso
La poesia di Agata Albanese si presenta come un intenso viaggio nella memoria, un ritorno affettuoso e nostalgico ai luoghi dell’infanzia. La notte di San Giovanni, tradizionalmente legata a riti popolari, erbe profumate e antiche credenze, diventa qui il simbolo di un tempo perduto che continua a vivere nel cuore e nei ricordi.
Sin dai primi versi emerge la dimensione della casa familiare, descritta con immagini concrete e luminose: le spesse mura, le volte affrescate, il pavimento dai colori del mare e del miele. Non si tratta soltanto di uno spazio fisico, ma di un luogo dell’anima, custode di affetti, emozioni e legami profondi. Particolarmente suggestiva è la rappresentazione della tavolata familiare, attorno alla quale si raccoglievano parenti e amici. Le risate “sapevano d’infanzia e di pane zuccherato inzuppato nel vino”, un’immagine che restituisce tutta la forza evocativa dei sapori e degli odori, elementi capaci di riportare immediatamente alla mente momenti lontani.
La raccolta delle ginestre e dei fiori di campo richiama uno dei riti più antichi legati alla vigilia di San Giovanni. La bambina partecipa senza comprenderne pienamente il significato, ma ne avverte il fascino misterioso. È la magia dell’infanzia, stagione della vita in cui si vive prima con il cuore che con la ragione, lasciandosi trasportare dalla meraviglia.
Al centro della poesia emerge poi la figura materna. La madre è ricordata nella pienezza della sua giovinezza e della sua bellezza, ma soprattutto nella sua capacità di amare e proteggere. Gli “abbracci ripari nella pioggia” costituiscono una delle immagini più intense del componimento, un rifugio affettivo che continua a esistere anche nel ricordo.
Accanto alla madre si affaccia la presenza discreta del padre, evocato attraverso le rose del balcone, curate con orgoglio e dedizione. Sono dettagli semplici che restituiscono la quotidianità di una famiglia unita, dove ogni gesto diventa memoria preziosa.
La natura accompagna costantemente il racconto poetico: le ginestre, le rose, i ciliegi, le amarene nei barattoli, i gatti distesi sui tetti. Tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo, in cui la vita scorre lentamente e ogni particolare assume un valore simbolico.
Il verso conclusivo racchiude il significato profondo dell’intera poesia: “Ogni petalo di rosa un ricordo, e i ricordi ritornano sempre proprio come adesso.” La memoria non è soltanto uno sguardo rivolto al passato; è una presenza viva che continua ad accompagnarci, riaffiorando nei momenti più inattesi.
Con uno stile delicato e fortemente evocativo, Agata Albanese ci consegna una poesia che parla dell’infanzia come luogo dell’anima, della famiglia come rifugio e della memoria come filo invisibile che unisce ciò che siamo stati a ciò che siamo diventati.
La notte di San Giovanni diventa così una notte del cuore, capace di illuminare il presente con la luce dolce e malinconica dei ricordi.
a cura di Roberto Alicandri
Aggiungi commento
Commenti