Agata Albanese e la delicatezza della parola poetica. “A Virginia”, un canto di speranza tra fragilità e amore.

Pubblicato il 11 giugno 2026 alle ore 11:42

di Roberto Alicandri 

La poesia contemporanea continua a trovare voce attraverso autori capaci di trasformare emozioni intime e universali in immagini essenziali ma profondamente evocative. È il caso di Agata Albanese, docente, artista e poetessa siciliana, che nella lirica "A Virginia" offre al lettore una riflessione delicata sul tempo, sulla fragilità dell’esistenza e sulla forza consolatrice dell’affetto.

Originaria di Petralia Sottana, nel cuore delle Madonie, Agata Albanese vive a Palermo, dove svolge la professione di docente di Chimica e Scienze presso un liceo della città. La sua figura si distingue per una notevole versatilità culturale e artistica. Sin da giovanissima coltiva la passione per la musica, studiando chitarra e pianoforte e accompagnando con questi strumenti il proprio canto.

Nel corso degli anni si è dedicata anche alla pittura e successivamente alla fotografia, ambito nel quale ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui l’esposizione di una propria opera presso una galleria d’arte romana e la partecipazione a diverse mostre collettive

Da alcuni anni la sua sensibilità artistica ha trovato espressione privilegiata nella scrittura poetica. Accademica di Sicilia e Segretario Generale dell’istituzione, Agata Albanese partecipa attivamente alla promozione della cultura e della poesia, prendendo parte a reading, iniziative di solidarietà e manifestazioni culturali. Tra le numerose esperienze recenti figura anche la partecipazione alla giuria del Premio Morgantina, prestigioso riconoscimento assegnato a personalità di rilievo del panorama culturale e civile siciliano. Il suo percorso è stato inoltre arricchito da diversi riconoscimenti, tra cui il recente Premio Mondello Arte Expo. Tra i progetti futuri figura la pubblicazione di un volume che raccoglierà la sua produzione poetica.

 

A Virginia

di Agata Albanese

 

Passi lenti tra le ombre

nulla intorno.

Per terra

vetri rotti taglienti.

 

Ti spegni adagio.

 

Esile piccola rosa bianca

non permetterò che l’ultimo tuo petalo appassisca.

 

Hai il tempo che a me fugge

tante albe e tramonti ancora

fiumi di sentimenti

infiniti amori a me negati.

 

Dolce nota

canterò per te

e non ti lascerò cadere.

 

La poesia si sviluppa attraverso versi brevi e intensi, nei quali la fragilità è rappresentata dall’immagine della “piccola rosa bianca”, simbolo di purezza, innocenza e delicatezza. L’io lirico assume il ruolo di una presenza protettiva, pronta a custodire e sostenere chi attraversa un momento di vulnerabilità.

Il tempo diventa uno degli elementi centrali del componimento. Da una parte emerge la consapevolezza della sua inesorabile fuga, dall’altra il desiderio che la persona a cui i versi sono dedicati possa continuare a vivere pienamente le proprie stagioni dell’esistenza, tra albe, tramonti e nuove esperienze.

Particolarmente significativa è la contrapposizione tra ciò che la vita ha concesso e ciò che ha sottratto. I “fiumi di sentimenti” e gli “infiniti amori a me negati” introducono una nota di malinconia che tuttavia non sfocia mai nello sconforto. Al contrario, l’ultima parte della lirica si apre alla speranza e alla cura dell’altro, attraverso la promessa di un canto e di una presenza che non verrà meno.

Con una scrittura essenziale, limpida e immediata, Agata Albanese dimostra come la poesia possa ancora oggi essere uno spazio privilegiato per dare voce alle emozioni più profonde. Nei suoi versi la parola si fa gesto di vicinanza e testimonianza di umanità, ricordando al lettore che anche nella fragilità può risiedere una forma autentica di bellezza.

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