Frammenti di Specchio
C’è un silenzio che mastica i bordi delle stanze,
mentre il giorno si sveste piano
e lascia cadere le ombre sui mobili stanchi.
Non chiedermi dove finisce il mare
o perché il vento sbatte contro i vetri:
le risposte sono cucite nelle tasche
di un cappotto che non indossiamo più.
Eppure, tra le crepe di questo pavimento,
ho visto nascere un filo d’erba ostinato,
un graffio di verde
che non chiede permesso al cemento per esistere.
Così sono io:
un’architettura di battiti e attese,
bella di tutte le mie cicatrici.
Perché è solo dove siamo rotti
che la luce
impara finalmente a entrare.
Commento di Bruno Marfé
La Luce nelle Crepe: La Poetica della Rinascita di Carmen Sarnataro
Esistono versi che non si limitano a descrivere un’emozione, ma ne tracciano il perimetro fisico, quasi architettonico. In "Frammenti di Specchio", Carmen Sarnataro ci consegna un’opera che è, al contempo, un atto di accusa contro il silenzio e un manifesto di speranza ostinata.
L'estetica dell'ombra e del silenzio
La poesia si apre con una personificazione quasi inquietante: un silenzio che "mastica i bordi delle stanze". È l’immagine di una domesticità che ha smesso di essere rifugio per farsi prigione, dove il tempo si consuma in un’attesa stanca. Sarnataro usa un linguaggio materico — mobili stanchi, tasche cucite, vetri percossi dal vento — per evocare quel senso di abbandono che precede la consapevolezza.
La resistenza del "Filo d'Erba"
Il punto di svolta del componimento risiede nel contrasto tra il cemento (la durezza della vita, il trauma, la stasi) e il verde (la forza vitale). L’autrice non cerca una salvezza grandiosa; la trova nel minuscolo, in quel filo d’erba che "non chiede permesso". È qui che la biografia di Carmen — il suo impegno come OSS e la sua coraggiosa testimonianza contro la violenza domestica — si fonde con la parola poetica: la rinascita non è un evento gentile, è un "graffio" necessario.
Una Kintsugi dell'anima
La chiusa della poesia riprende, con una sensibilità profondamente contemporanea, il concetto di Kintsugi: l'arte giapponese di riparare la ceramica con l'oro.
“Perché è solo dove siamo rotti / che la luce / impara finalmente a entrare.”
Questi versi finali trasformano la vulnerabilità in forza d'urto. Sarnataro ci suggerisce che le cicatrici non sono segni di sconfitta, ma feritoie necessarie attraverso cui la coscienza può finalmente illuminarsi.
Perché leggerla (e pubblicarla)
"Frammenti di Specchio" non è solo una testimonianza di cronaca personale, ma un pezzo di letteratura civile. Su Partiture Letterarie, questo testo trova la sua collocazione ideale come esempio di come la poesia possa ancora assolvere alla sua funzione primaria: dare un nome al dolore per trasformarlo in bellezza.
Un’opera che parla a chiunque abbia dovuto ricostruirsi pezzo dopo pezzo, ricordandoci che l’architettura di un essere umano è fatta, soprattutto, di battiti e attese.
L'autrice:
Carmen Sarnataro, autrice di "Dove sono le tue ali?" (2024), trasforma la propria esperienza di superamento della violenza in un linguaggio universale. Dal 2020 opera nel settore socio-sanitario, portando la sua sensibilità anche nel supporto diretto verso l'altro.
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