Francesco Zampini, geometrie di Jazz.

Pubblicato il 26 agosto 2026 alle ore 22:36

di Roberto Alicandri

da un'idea di Chiara Franchitti 

Tra tradizione, improvvisazione e ricerca melodica, il percorso di uno dei chitarristi più interessanti della nuova generazione jazz italiana. 

Nel jazz esiste una differenza sottile, ma decisiva, tra suonare molte note e avere qualcosa da dire. La tecnica può stupire, la velocità può impressionare, la complessità armonica può conquistare chi possiede gli strumenti per comprenderla, ma alla fine ciò che rimane è sempre una voce. È probabilmente da qui che bisogna partire per avvicinarsi alla musica di Francesco Zampini, chitarrista e compositore pratese classe 1993, protagonista di un percorso che negli ultimi anni lo ha condotto ben oltre i confini italiani.

Zampini comincia a suonare la chitarra a dieci anni e costruisce la propria formazione attraverso un itinerario rigoroso. Nel 2012 entra al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, dove studia, tra gli altri, con Umberto Fiorentino, Fabrizio Sferra e Raffaello Pareti. Nel 2015 consegue il diploma con lode e prosegue gli studi al Koninklijk Conservatorium dell’Aia, nei Paesi Bassi, entrando in contatto con musicisti come Martijn van Iterson, Eef Albers, John Ruocco, Eric Ineke e Jarmo Hoogendijk. Durante gli anni olandesi frequenta inoltre masterclass con protagonisti della scena internazionale quali Peter Bernstein, Lage Lund, Jonathan Kreisberg e Jeff Ballard. 

Non è però il curriculum, per quanto significativo, a spiegare completamente un musicista. Nel jazz la formazione acquista valore quando smette di essere soltanto conoscenza e diventa linguaggio personale. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Zampini: il rapporto con la tradizione non appare come una forma di soggezione nei confronti dei maestri, ma come il punto di partenza dal quale cercare una propria identità.

I riconoscimenti arrivano presto. Nel 2016 ottiene il secondo premio come miglior solista al Premio Chicco Bettinardi; nel 2018 vince il concorso nazionale per chitarristi “Davide Lufrano Chaves”; nel 2019 viene selezionato come unico semifinalista italiano dell’International Guitar Competition promosso dall’Herbie Hancock Institute of Jazz. Il suo quintetto viene poi scelto tra i vincitori di Nuova Generazione Jazz 2021, progetto che lo presenta come uno dei talenti più significativi della nuova generazione jazzistica italiana. 

Parallelamente cresce l’esperienza sul palcoscenico. Zampini si esibisce fuori dall’Italia e condivide la musica con interpreti come Alex Sipiagin, Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi, Ben van Gelder, Giovanni Falzone, Nico Gori e molti altri. Esperienze diverse che sembrano convergere verso una concezione precisa del jazz. La musica di Zampini non è esercizio individuale, ma costruzione collettiva del suono. È un elemento importante perché la chitarra, soprattutto quando raggiunge livelli tecnici elevati, corre sempre il rischio di diventare uno strumento esibizionistico. Il virtuosismo di Zampini rimane presente, ma viene subordinato alla frase, al colore, alla dinamica e soprattutto all’ascolto degli altri musicisti.

Lo si comprende bene osservando anche il suo percorso discografico. Early Perspectives, pubblicato nel 2019 con il Francesco Zampini Trio, mostra già la volontà di costruire un’identità precisa. Con Unknown Path, del 2020, il discorso si amplia: scrittura e improvvisazione convivono, l’eredità del bop rimane riconoscibile, ma viene attraversata da una ricerca melodica e da una maggiore libertà delle strutture armoniche e ritmiche. 

Il titolo stesso, Unknown Path, “sentiero sconosciuto”, sembra quasi contenere una dichiarazione poetica sul jazz. Improvvisare significa infatti conoscere profondamente una lingua e, nello stesso momento, accettare di non sapere esattamente dove quella lingua condurrà. Non assenza di regole, dunque, ma libertà conquistata attraverso la conoscenza. Nel 2026 arriva un nuovo passaggio con Somewhere, Everywhere, registrato con Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria. È una formazione essenziale, nella quale ogni strumento possiede uno spazio enorme e, proprio per questo, una responsabilità altrettanto grande. Una recente lettura critica del disco ha sottolineato la centralità assunta dalla chitarra di Zampini e la capacità del musicista di attraversare la lezione dei maestri senza esserne prigioniero.

Ed è qui che il percorso di Francesco Zampini diventa particolarmente interessante. Perché la maturità di un musicista non coincide necessariamente con l’allontanamento dalla tradizione. Può consistere, al contrario, nella capacità di attraversarla così profondamente da riuscire infine a parlare con parole proprie. La sua chitarra racconta proprio questa possibilità. Non rinnega il passato del jazz, ma non lo trasforma neppure in un museo sonoro. Lo ascolta, lo assimila e prova a portarlo altrove. È la natura più autentica dell’improvvisazione: conoscere ciò che è stato scritto e avere ancora il coraggio di cercare la nota che non è stata scritta perché il jazz abita tra la memoria di ciò che conosciamo e la sorpresa di ciò che sta per accadere.

 

Note 

  1. Francesco Zampini, sito ufficiale, sezione About me: biografia, formazione presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze e il Koninklijk Conservatorium dell’Aia, premi, masterclass e collaborazioni artistiche. 
  2. I-Jazz – Nuova Generazione Jazz 2021, scheda del Francesco Zampini Quintet: formazione, percorso artistico, riconoscimenti e attività internazionale. 
  3. Francesco Zampini, sito ufficiale, sezione Music: informazioni su Early Perspectives (2019) e Unknown Path (2020) e sulla ricerca musicale del chitarrista. 
  4. Jazz Convention, Flavio Caprera, Francesco Zampini – Somewhere, Everywhere, 20 maggio 2026: analisi del disco e del trio formato da Zampini, Michelangelo Scandroglio e Jeff Ballard. 
  5. Red Records, Somewhere, Everywhere: crediti ufficiali dell’album, pubblicato il 27 marzo 2026, con Francesco Zampini alla chitarra, Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria. 
  6. All About Jazz, profilo e recensioni dedicate a Francesco Zampini e al progetto Unknown Path. 

 

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