di Roberto Alicandri
Da decenni, a intervalli regolari, si proclama la morte del rock. È accaduto dopo la fine della stagione d’oro degli anni Settanta, dopo il tramonto delle grandi band degli anni Ottanta, dopo la rivoluzione del grunge e persino con l’avvento della musica digitale. Eppure, nonostante tutto, il rock continua a esistere, a trasformarsi e, soprattutto, a emozionare.
Con la rubrica Partiture da ascoltare, abbiamo deciso di dedicare una parte del nostro percorso culturale proprio all’esplorazione del rock contemporaneo, nella convinzione che questo linguaggio artistico non appartenga soltanto al passato, ma sia ancora oggi capace di raccontare il presente attraverso nuove sensibilità, nuove esperienze e nuove generazioni di musicisti.
Naturalmente, sarebbe facile e rassicurante limitarsi a parlare dei grandi capolavori che hanno segnato la storia della musica contemporanea. Album come Made in Japan dei Deep Purple, The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd o Led Zeppelin IV rappresentano opere imprescindibili, autentiche pietre miliari che continueranno a essere ascoltate e studiate ancora per molto tempo. La loro grandezza è fuori discussione ma il rock non si esaurisce nella nostalgia. Al contrario, continua a vivere attraverso artisti e band che, spesso lontano dai riflettori dei grandi circuiti commerciali, portano avanti quella stessa tensione artistica, quella stessa ricerca sonora e quella stessa esigenza espressiva che hanno reso immortali i loro predecessori.
Negli ultimi mesi abbiamo avuto l’occasione di incontrare, attraverso l’ascolto e la critica musicale, realtà artistiche di straordinario interesse. Dai britannici JAYLER, capaci di reinterpretare con personalità la grande tradizione hard rock e oggi protagonisti di un importante percorso internazionale al fianco dei Deep Purple, ai canadesi Crown Lands, che hanno saputo raccogliere l’eredità del progressive rock classico proiettandola verso nuove direzioni espressive. Sono soltanto alcuni esempi di un panorama musicale molto più ricco e vitale di quanto comunemente si creda.
Il nostro obiettivo non è quello di decretare nuovi classici né di inseguire mode passeggere. Al contrario, intendiamo esercitare quella curiosità che dovrebbe sempre accompagnare l’ascolto musicale: cercare, scoprire, approfondire e raccontare artisti che meritano attenzione, indipendentemente dalla loro notorietà.
Forse il rock non è mai davvero scomparso. Ha semplicemente cessato di occupare il centro del discorso mediatico, continuando però a vivere nei club, nei festival indipendenti, nelle sale prove e nella passione di musicisti che ancora credono nella forza di una chitarra, di una melodia e di una storia da raccontare.
Noi di Partiture Letterarie continueremo a cercare e a raccontare queste storie, perché il fermento creativo esiste, resiste e continua a produrre opere di grande interesse.
E, da ciò che stiamo ascoltando, abbiamo la sensazione che i prossimi dischi di cui ci occuperemo sapranno riservare più di una sorpresa.
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