di Roberto Alicandri
Tra le passioni che animano il progetto di Partiture Letterarie vi è anche quella per la critica musicale.
Accanto alla letteratura, infatti, continuiamo a seguire con attenzione il panorama musicale contemporaneo, nella convinzione che esistano ancora artisti e band di grande valore, spesso lontani dai circuiti più commerciali, ma capaci di proporre opere autentiche e artisticamente significative. La recensione di Voices Unheard dei JAYLER si inserisce proprio in questo percorso di ricerca, ascolto e valorizzazione delle nuove voci del rock internazionale.
In un’epoca in cui si proclama ciclicamente la morte del rock, esistono ancora giovani musicisti capaci di smentire questa narrazione con la sola forza delle proprie canzoni. È il caso dei JAYLER, quartetto britannico proveniente dalle Midlands occidentali, che con il loro album d’esordio Voices Unheard dimostrano come il rock classico possa ancora essere una lingua viva, contemporanea e artisticamente significativa.
L’influenza dei Led Zeppelin è evidente fin dal primo ascolto: la vocalità di James Bartholomew richiama inevitabilmente quella di Robert Plant, mentre le chitarre di Tyler Arrowsmith recuperano il gusto per il riff monumentale e la costruzione epica tipica della grande tradizione hard rock britannica. Eppure ridurre i JAYLER a un semplice esercizio di nostalgia sarebbe profondamente ingiusto. Voices Unheard possiede infatti una propria identità, costruita su un equilibrio convincente tra il linguaggio del classic rock e una sensibilità contemporanea.
Brani come Riverboat Queen, Down Below e Need Your Love mostrano una band capace di scrivere canzoni solide, caratterizzate da melodie efficaci, arrangiamenti curati e una notevole maturità compositiva, sorprendente per un gruppo così giovane. Particolarmente riuscita appare Bittersweet, che rivela una capacità espressiva e una sensibilità emotiva ben al di sopra della media delle nuove produzioni rock.
La critica si è divisa: alcuni osservatori hanno evidenziato la forte dipendenza dall’estetica zeppeliniana, mentre altri hanno riconosciuto nei JAYLER uno dei progetti più promettenti del nuovo rock britannico. Ma forse il punto non è stabilire quanto siano originali rispetto ai loro maestri. La questione più interessante è un’altra: in un panorama musicale spesso dominato dalla standardizzazione algoritmica e dalla produzione seriale, i JAYLER hanno scelto di suonare ciò che amano, con sincerità, competenza e passione.
Il successo internazionale che il gruppo sta iniziando a raccogliere — dalle centinaia di milioni di visualizzazioni online fino al tour europeo con i Deep Purple — dimostra che esiste ancora un pubblico disposto ad ascoltare musica costruita attorno a strumenti reali, personalità artistiche riconoscibili e autentica energia dal vivo.
Forse, allora, il rock non è affatto morto. Semplicemente, bisogna avere la pazienza, la curiosità e la passione di continuare a cercarlo. E, ogni tanto, si scopre che le sue voci più interessanti sono proprio quelle che sembravano destinate a rimanere inascoltate: le voices unheard.
Voto: 8/10
Brani consigliati: Bittersweet, Riverboat Queen, Down Below, Over The Mountain.
Formazione
- James Bartholomew – voce e chitarra
- Tyler Arrowsmith – chitarra
- Ricky Hodgkiss – basso e tastiere
- Ed Evans – batteria
Tracklist
- Intro
- Down Below
- Riverboat Queen
- Need Your Love
- The Getaway
- Bittersweet
- Hate To See It End
- Over The Mountain
- Alectrona
- Lovemaker
- The Rinsk
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