di Roberto Alicandri
Dietro uno dei brani più amati di Pierangelo Bertoli si nasconde un episodio che racconta molto del carattere del cantautore emiliano e del suo modo di intendere la musica.
È il dicembre del 1978. Un discografico gli fa notare che il suo linguaggio non è più attuale. Le parole che usa, il lessico, il modo stesso di scrivere canzoni vengono giudicati superati. Per continuare a stare sul mercato, secondo quel dirigente, Bertoli avrebbe dovuto cambiare. Adeguarsi ai tempi, seguire le nuove tendenze, modificare il proprio stile.
Bertoli non reagisce immediatamente. Non è uomo da polemiche plateali. Tuttavia quelle parole gli restano dentro. Ci pensa a lungo. Le rimugina. Fino a quando, una notte, si ritrova con una penna in mano e decide di rispondere nel modo che conosce meglio: scrivendo una canzone. Nasce così A muso duro.
Fin dalle prime strofe il brano assume il tono di una dichiarazione d’indipendenza. Non è soltanto la difesa di un artista contro chi vorrebbe orientarne le scelte. È la rivendicazione del diritto di ogni persona a rimanere fedele a sé stessa. Bertoli canta la fatica di vivere senza maschere, la necessità di continuare a credere nei propri ideali anche quando il mondo sembra chiedere il contrario.
L’espressione “a muso duro” diventa allora una metafora esistenziale. Non indica arroganza o chiusura, ma la capacità di affrontare la vita senza piegarsi alle convenienze, senza accettare compromessi che tradiscano la propria identità. È il racconto di chi preferisce perdere qualcosa piuttosto che perdere sé stesso.
Quando Bertoli portò il brano a Milano, ai dirigenti della casa discografica, la reazione fu immediatamente positiva. Quella canzone nata quasi come una risposta personale a una critica ricevuta pochi mesi prima aveva colpito nel segno. Proprio in quel periodo accadde anche un fatto singolare: il discografico che gli aveva rimproverato un linguaggio considerato ormai superato lasciò il proprio incarico. Bertoli amava raccontare questo episodio dal palco con il sorriso di chi sa trasformare la vita in racconto, aggiungendo che gli piaceva pensare che quella decisione fosse arrivata subito dopo aver ascoltato "A muso duro". Una battuta ironica, certo, ma anche il modo più efficace per sottolineare come la canzone avesse finito per dare una risposta definitiva a chi gli aveva chiesto di cambiare.
Vera o no che fosse questa connessione, il significato simbolico dell’episodio rimane intatto. Da una critica che avrebbe potuto scoraggiare un artista nacque invece una delle canzoni più importanti della musica italiana.
Il discografico è rimasto un personaggio secondario di quella storia. La canzone, al contrario, continua a essere cantata dopo decenni.
"A muso duro" parla di tutti noi. Di ogni volta in cui qualcuno ci ha detto di cambiare per essere accettati. Di ogni occasione in cui abbiamo dovuto scegliere tra la comodità dell’adattamento e la fedeltà alle nostre convinzioni. E la risposta di Bertoli, allora come oggi, resta la stessa: andare avanti per la propria strada, senza paura, a muso duro.
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