Max Gazzè. “L’ornamento delle cose secondarie” e il ritorno del cantautorato

Pubblicato il 23 maggio 2026 alle ore 20:52

di Roberto Alicandri 

Il nuovo album di Max Gazzè, L’ornamento delle cose secondarie, rappresenta uno dei lavori più particolari e controcorrente della recente musica italiana. Non si tratta semplicemente di un ritorno discografico, ma di un progetto costruito come una vera riflessione artistica sul senso stesso della canzone d’autore oggi. In un panorama dominato dalla velocità delle piattaforme digitali e dalla ricerca ossessiva dell’immediatezza, Gazzè sceglie invece la strada opposta: rallentare, approfondire, restituire centralità all’ascolto.

L’elemento che ha immediatamente attirato l’attenzione riguarda la scelta di registrare l’intero disco a 432 Hz, una frequenza alternativa rispetto ai tradizionali 440 Hz utilizzati nella musica contemporanea. Una decisione che non nasce come semplice eccentricità tecnica, ma come precisa dichiarazione estetica. Per Gazzè il suono deve tornare a respirare, ad avere imperfezioni, profondità, spazio umano. Le tracce del disco sembrano infatti muoversi dentro una dimensione più calda e organica, lontana dalla compressione artificiale di molta produzione moderna.

In un’epoca in cui gran parte della musica pop nasce da loop, programmazioni e costruzioni digitali, Gazzè torna invece alla fisicità degli strumenti reali, delle dinamiche vive, dell’interazione tra musicisti. Bassi, chitarre, batterie, archi e pianoforti respirano insieme dentro arrangiamenti che restituiscono alla musica il senso della presenza umana. Anche per questo il disco appare come un lavoro quasi “artigianale”, costruito con pazienza e ricerca sonora.

Dietro questa scelta emerge una visione quasi filosofica della musica. L’ornamento delle cose secondarie appare infatti come un invito a recuperare ciò che normalmente viene considerato marginale: il dettaglio, la sfumatura, il silenzio, persino l’errore. È un disco che non cerca l’effetto immediato, ma pretende attenzione. Un lavoro che si lascia scoprire lentamente, ascolto dopo ascolto, come accadeva con certi grandi album del progressive e del cantautorato degli anni Settanta.

Nel progetto convivono infatti diverse anime musicali: la scrittura narrativa tipica di Gazzè, la sperimentazione sonora, arrangiamenti orchestrali, aperture elettroniche e momenti più intimisti. In alcuni passaggi si percepisce anche l’influenza culturale di Franco Battiato, soprattutto nella capacità di trasformare la canzone in uno spazio di ricerca poetica e intellettuale. Non manca nemmeno il riferimento ideale ai The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, citati nelle interviste legate alla lavorazione del disco.

Più che un semplice album pop, questo disco si presenta quindi come un vero saggio di cantautorato contemporaneo. Gazzè dimostra ancora una volta di appartenere a quella tradizione di artisti italiani capaci di unire scrittura colta e accessibilità emotiva, ironia e profondità, ricerca musicale e racconto umano.

La tracklist accompagna questo viaggio sonoro attraverso venti brani che alternano introspezione, sperimentazione e osservazione del presente:

 

  1. La finestra e il tempo
  2. Nella polvere delle ore
  3. Il giardino delle parole perse
  4. L’ornamento delle cose secondarie
  5. Cartoline da nessun luogo
  6. Anatomia di un silenzio
  7. L’equilibrio dei passi lenti
  8. Maree invisibili
  9. La teoria degli addii
  10. Notturno per città distratte
  11. Le case degli altri
  12. Frammenti di luce imperfetta
  13. Satelliti spenti
  14. Il rumore delle stelle lontane
  15. Dove finiscono le domande
  16. Piccola geografia dell’anima
  17. Il peso leggero dei ricordi
  18. Ultima fermata prima dell’alba
  19. Le stagioni del disordine
  20. Sinfonia per errori necessari

 

Con questo lavoro, Max Gazzè sembra voler ricordare che la musica può ancora essere pensiero, costruzione culturale e libertà creativa. E forse proprio per questo L’ornamento delle cose secondarieappare come uno dei progetti più coraggiosi e personali della sua carriera.

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