di Roberto Alicandri
"La memoria è necessaria per l’identità".
Nelle parole di Paul Ricoeur si può forse trovare la chiave più autentica per entrare nelle pagine de "La Madre e il Tempio", un volume che appartiene alle nostre strade e ai racconti tramandati nel tempo. Una memoria che supera la cronaca e diventa appartenenza.
Il testo, curato da Concetta Di Cecio, Cecilia Di Martino, Francesca Leuci e Lucio Raimondo, nasce nell’ambito dell’intenso lavoro del Centro Culturale Comunale Signa, presieduto da Annamaria Parente, e ripercorre la storia della Rettoria della Madonna di Montevergine di Grazzanise.
La protagonista che emerge dalle pagine è soprattutto la comunità. Donne e uomini, sacerdoti e famiglie, comitati, offerte, sacrifici e fede popolare hanno costruito, perduto, ricostruito e custodito nel tempo un luogo profondamente legato all’identità grazzanisana.
Nell’introduzione Cecilia Di Martino ci riporta al 1996, quando alcuni membri del comitato manutenzione decisero di realizzare una videocassetta da donare ai cittadini in cambio di un’offerta destinata alla ristrutturazione della chiesa. L’idea fu di Maddalena Petrillo. Il video raccontava la storia di Montevergine attraverso la voce di Giannino Petrillo e si concludeva con alcune belle e intense preghiere recitate da Raffaele Raimondo.
Trent’anni dopo, quella vecchia VHS ha cambiato natura. Ciò che era nato per rispondere a un’esigenza concreta è diventato un prezioso documento storico. Il grande e paziente lavoro di sbobinatura delle registrazioni ha permesso di restituire alla parola scritta voci che rischiavano di rimanere imprigionate in un supporto appartenente ormai a un’altra epoca.
I contenuti sono stati conservati nella loro autenticità; alcune immagini provenienti dalle VHS sono state soltanto migliorate nella nitidezza mediante strumenti di intelligenza artificiale, senza alterarne il contenuto. La tecnologia più recente è diventata così strumento di conservazione della memoria.
Le pagine ci conducono alle origini ottocentesche della devozione, legate alla figura di Carlo Munno, forse Raimondo di cognome, e alla tragica perdita dei suoi due figli nelle acque del Volturno. Da quel nucleo remoto di fede e dolore prende forma un legame destinato ad attraversare le generazioni. Nel corso del tempo la devozione si consolida e Montevergine diventa sempre più parte della vita della comunità, fino alle drammatiche vicende della Seconda guerra mondiale, quando la chiesa venne distrutta e, tra le macerie, si salvò la statua lignea della Vergine. Nel dopoguerra ebbe inizio la lunga stagione della ricostruzione, nella quale assunse un ruolo centrale la figura del canonico monsignor Modesto Petrella, morto tragicamente nel 1974, che immaginò la nuova Montevergine ispirandosi al gotico e al bianco e nero del Duomo di Siena. I lavori coinvolsero l’ingegnere Luigi Iodice, l’imprenditore Troiano e lo scultore Uccella; seguirono il monumento alla Madonna di Fatima del 1954, il campanile iniziato nel 1964, la nuova facciata degli anni Settanta e gli interventi resi necessari dalle infiltrazioni e dalle conseguenze del terremoto del 1980.
Un’altra importante stagione di restauri si aprì tra il 1994 e il 1996. Del terzo comitato manutenzione facevano parte don Giuseppe Lauritano, all’epoca parroco di Grazzanise, Anna D’Agostino, Italo Petrella, Maddalena Petrillo, Salvatore Raimondo, Giammichele Abbate, Concetta Parente, Michele Petrella, Giovanbattista Raimondo e Angelo Santafata. Il volume ricorda anche monsignor Luigi Diligenza, Arcivescovo di Capua in quel periodo, e l’architetto Dante Petrillo.
Il carattere corale del progetto emerge anche dai numerosi nomi legati alla realizzazione della VHS originaria: Francesco Manzo per riprese e post-produzione, Giovanni Izzo per fotografia e grafica; Elia Cantiello, Paolina Florio, Concetta Parente, Angelina Puoti e Mariella Zito per le fonti documentarie; Emilio Raimondo e Maddalena Petrillo per le riprese amatoriali; Raffaele Raimondo per i testi, Giannino Petrillo e Raffaele Raimondo per le voci fuori campo e Anna e Pasquale Petrillo per la produzione. Un lavoro condiviso che restituisce pienamente la dimensione comunitaria della storia di Montevergine.
Particolarmente suggestive sono le immagini della chiesa rinata dopo i restauri: gli affreschi recuperati, l’oro, l’azzurro e il cielo stellato della volta sembrano richiamare il manto della Madonna disteso sulla comunità.
La stampa de "La Madre e il Tempio" è stata resa possibile dalla generosità di Franco Parente e della sua famiglia ed è dedicata alla memoria di Teofilo Parente.
Nel volume si ringraziano inoltre il sindaco Enrico Petrella per aver creduto nel progetto, accompagnandolo con il suo sostegno concreto e morale, Salvatore Raimondo per i suoi consigli e Annamaria Parente, definita significativamente «l’anima di questo progetto», per la passione e l’instancabile impegno.
La Madre e il Tempio è stato distribuito gratuitamente dai membri del Centro Culturale Signa durante l'evento “I Tesori di Montevergine”, storica esposizione allestita nella Rettoria e promossa da Signa con il patrocinio del Comune di Grazzanise e la collaborazione del Comitato festeggiamenti e dei parroci don Pasquale Buompane e don Adriano Rendina.
Il libro è tornato così nel luogo che racconta, tra oggetti, segni e testimonianze della stessa devozione che le sue pagine hanno voluto preservare.
Partiture Letterarie promuove con convinzione questo progetto, destinato a lasciare una traccia nella storia locale di Grazzanise. Una vecchia VHS recuperata, una voce trascritta, una fotografia salvata e un nome sottratto all’oblio possono diventare cultura nel significato più alto della parola.
Il fermento culturale che Grazzanise sta vivendo, alimentato anche dall’opera del Centro Culturale Signa e di tutti i suoi membri, merita particolare attenzione.
In una società nella quale troppo spesso prevale il bisogno di distinguersi, ritrovare il senso autentico della collaborazione è già un fatto culturale. Grazzanise, in questo momento, ne offre un esempio concreto. Giovani e adulti, associazioni laiche e culturali, istituzioni e cariche civili, sacerdoti e comunità ecclesiale stanno dimostrando che si può lavorare insieme, ciascuno con la propria identità e il proprio ruolo, senza trasformare ogni iniziativa in una gara di protagonismi.
È proprio questo uno degli aspetti più belli della stagione culturale che il paese sta vivendo: la capacità di unire anziché dividere, di mettere in dialogo generazioni e sensibilità diverse, di fare della memoria non un luogo nel quale rifugiarsi, ma un punto dal quale ripartire. Un modo di intendere la cultura che può e deve diventare esempio per l’intero Basso Volturno.
Come recita la celebre frase attribuita a Gustav Mahler:
«La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco».
E oggi, nel settembre del 2026, possiamo dire che a Grazzanise quel fuoco passa ancora di mano in mano, dalla memoria al futuro.
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Commenti
Sento il gradito dovere di manifestare tutto il mio sincero apprezzamento all'autore dell'ampio e circostanziato servizio, Roberto Alicandri, e al Centro Signa, coordinato da Annamaria Parente, che ha saputo riscoprire e valorizzare una testimonianza corale di autentica fede mariana grazzanisana rimasta nascosta per tre decenni.
Naturalmente la mia ammirazione è spontaneamente estesa al direttore, Peppino Pasqualino,
attento campione dell'informazione positiva nel Basso Volturno.
Raffaele Raimondo