La Colonna Sonora di una Vita, tra Rock 'n' Roll e Anima Brasiliana
Nel giorno dei funerali del grande Peppino di Capri, pubblichiamo questo intenso contributo di Bruno Marfé, un ricordo personale che va ben oltre la semplice commemorazione. È il racconto di una vita accompagnata dalle sue canzoni, di emozioni autentiche, di incontri e di esperienze che testimoniano come un artista della sua statura non lasci soltanto un repertorio musicale, ma un patrimonio di memoria condivisa.
Roberto Alicandri
di Bruno Marfé
Certe voci non sono solo suoni: sono ponti temporali. Basta una nota di pianoforte, un accordo sincopato o quel timbro inconfondibile, appena roca e profondamente mediterranea, per catapultarmi indietro. Peppino di Capri non è stato solo un cantante nella mia vita; è stato il testimone discreto di una crescita, un compagno di viaggio che ha saputo cambiare pelle senza mai perdere la propria anima.
L'Incanto del Bambino: The Jet e il Mistero del Disco
Il mio primo incontro con Peppino risale a quando ero bambino. Ricordo ancora la magia di quel disco che girava sul piatto di casa: The Jet. Per un ragazzino, non era solo musica; era l'ingresso in un mondo esotico e brillante. Quel suo modo di unire il ritmo americano, le chitarre elettriche e l'energia del rock 'n' roll a una solarità tutta italiana – anzi, tutta isolana – mi affascinava. Era la modernità che entrava in casa, un soffio di brezza marina che profumava di Capri, di novità, di un futuro che sembrava inarrestabile.
L'Adolescenza e la Scoperta dell'Anima Napoletana
Poi arrivò l'adolescenza, un'epoca di rivoluzioni musicali e inquietudini. In un momento in cui cercavo la mia identità, fui travolto dalla serie di LP Napoli ieri e oggi. Fu una rivelazione. In quegli album, Peppino non stava solo cantando canzoni del passato; le stava vestendo di nuovo, con un'eleganza cosmopolita e un rispetto reverenziale che mi colpì profondamente. Capii allora che la musica napoletana non era un reperto da museo, ma una materia viva, capace di dialogare con il jazz e il pop internazionale. Fu lì che imparai ad amare la lingua napoletana non come dialetto, ma come lingua universale del sentimento.
La Rinascita: Il Tocco di Mike e l'Esplosione in Brasile
Dopo un periodo di silenzio, il ritorno fu segnato dall'intuizione di Mike Bongiorno: Amare di meno. Quella sigla televisiva, colonna sonora del “Rischiatutto” del "Mike nazionale", fu il battito di ciglia che riportò Peppino al centro del grande teatro italiano.
Fu un'esplosione definitiva, una consacrazione che valicò i confini. Il suo stile, la sua classe, avevano già conquistato il Brasile. Il pubblico brasiliano, con la sua innata sensibilità per le melodie raffinate, seppe riconoscere in Peppino un affine, un poeta del mare. Quel legame transoceanico è diventato per me una realtà familiare: vedere mia moglie, brasiliana, emozionarsi ascoltando le note di Peppino è la conferma vivente di come la sua musica abbia saputo unire due mondi, creando un filo rosso tra Napoli e Rio.
Quattro Incontri, una Vita
Nel tempo, la mia passione per Peppino è uscita dai solchi dei vinili per diventare realtà, in più occasioni che custodisco gelosamente.
Il primo ricordo dal vivo risale a un concerto all'Ippodromo di Agnano, una di quelle serate estive in cui la musica si mescolava all'aria aperta e al rumore di fondo della città, e la voce di Peppino sembrava trovare uno spazio ancora più grande in cui espandersi, libera dai teatri, sospesa tra il pubblico e il cielo.
Poi venne il 2015, di nuovo al Palapartenope, questa volta per una festa corale: i quarant'anni di Radio Amore, l'emittente napoletana che dagli anni Settanta ha accompagnato generazioni di ascoltatori. Peppino fu l'ospite d'onore di una serata che riunì decine di artisti storici della canzone e della radiofonia partenopea – un omaggio collettivo in cui la sua presenza pesava più di ogni altra, quasi un sigillo di autenticità sull'intera festa.
Il terzo momento risale al 2016, sempre al Palapartenope: in occasione del concerto di Paula e Jacques Morelenbaum – evento che ho avuto il piacere di collaborare nell’organizzarlo – ho potuto incontrare Peppino. È stato emozionante condividere quell'atmosfera con mia moglie, vedendo i suoi occhi brillare di gioia nel vedere l'artista italiano più amato nel suo paese dialogare con la cultura brasiliana. In quel momento, Peppino non era più solo l'icona sul disco, ma un uomo di una cortesia squisita, capace di unire le nostre due storie.
Infine, in quel fatidico 14 febbraio 2020, al Teatro Gelsomino di Afragola, in occasione di una delle sue ultime esibizioni prima del grande stop, ho avuto nuovamente la fortuna di incrociarlo. In quella serata di San Valentino, tra note e ricordi, ho percepito non solo il peso della storia musicale che Peppino porta con sé, ma anche quella scintilla ancora viva, quel rapporto viscerale con il pubblico che non lo ha mai abbandonato.
Un Omaggio a una Classe Senza Tempo
Ripensando a quel bambino che ascoltava The Jet e al ragazzo che scopriva la raffinatezza di Napoli, mi rendo conto che Peppino di Capri è stato il filo rosso che ha unito le epoche della mia vita. Non ha mai urlato, non ha mai inseguito le mode a ogni costo, le ha piuttosto guidate, con la sua classe innata e quella capacità rara di restare sempre, indiscutibilmente, se stesso.
Grazie, Peppino. Per le note che hai regalato al tempo, per aver unito Napoli e il Brasile e per aver dato una melodia indimenticabile ai miei ricordi più cari.
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