Il primo Premio Strega. Quando Flaiano inaugurò la grande stagione della narrativa italiana.

Pubblicato il 10 luglio 2026 alle ore 08:41

di Roberto Alicandri 

Ogni grande storia ha un inizio. Quella del Premio Strega, il più prestigioso riconoscimento letterario italiano, comincia nel 1947, in un Paese che cercava di rialzarsi dalle macerie della guerra e di ritrovare la propria identità culturale. L’Italia era chiamata a ricostruire non soltanto città, istituzioni ed economia, ma anche la propria coscienza civile. La letteratura, in quel momento storico, divenne uno degli strumenti privilegiati per interrogare il passato e immaginare il futuro.

Dopo il recente successo di Michele Mari, su Partiture Letterarie abbiamo scelto di compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Vogliamo raccontare i romanzi che hanno conquistato il Premio Strega e che, al di là del riconoscimento ricevuto, hanno contribuito a definire il volto della narrativa italiana contemporanea. Un percorso attraverso opere che hanno lasciato un segno, influenzato generazioni di lettori e continuano ancora oggi a parlare con sorprendente attualità.

A inaugurare l’albo d’oro fu Ennio Flaiano con "Tempo di uccidere", unico romanzo della sua carriera e destinato a diventare una delle opere più significative del Novecento italiano. Pubblicato nello stesso anno della nascita del Premio Strega, il libro si impose immediatamente per la sua originalità, conquistando la giuria e imponendo Flaiano come una delle voci più autorevoli della cultura italiana. In seguito lo scrittore sarebbe diventato celebre anche come sceneggiatore, collaborando con grandi registi come Federico Fellini, ma il suo unico romanzo resta ancora oggi una pietra miliare della nostra letteratura.

Ambientato durante la guerra d’Etiopia, il romanzo racconta il dramma interiore di un ufficiale italiano travolto dal senso di colpa dopo aver commesso un delitto. Da quell’episodio prende forma un percorso fatto di paura, rimorso, solitudine e progressiva disgregazione morale. La vicenda personale del protagonista diventa così il punto di partenza per una riflessione molto più ampia sull’uomo, sulla violenza, sulla responsabilità individuale e sull’assurdità della guerra.

Sarebbe però riduttivo definire "Tempo di uccidere" un semplice romanzo bellico. Flaiano costruisce un’opera ricca di significati simbolici, nella quale il conflitto esteriore lascia progressivamente spazio a quello interiore. In anni dominati dal neorealismo, sceglie una strada diversa: una narrazione ironica e amara insieme, intrisa di inquietudine esistenziale, capace di anticipare temi che avrebbero attraversato gran parte della letteratura europea del secondo Novecento.

Quel successo non consacrò soltanto un autore straordinario. Segnò anche la nascita di un premio destinato a diventare il principale punto di riferimento della narrativa italiana. Nel corso dei decenni il Premio Strega avrebbe premiato opere destinate a entrare stabilmente nel canone letterario, firmate da autori come Elsa Morante, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Natalia Ginzburg, Primo Levi, Umberto Eco, Claudio Magris e molti altri, raccontando attraverso i libri l’evoluzione culturale, sociale e linguistica del nostro Paese.

Rileggere oggi "Tempo di uccidere" significa dunque tornare alle origini non solo del Premio Strega, ma anche di una stagione straordinaria della letteratura italiana. Significa riscoprire un romanzo che, a quasi ottant’anni dalla sua pubblicazione, continua a interrogare il lettore sulle responsabilità dell’uomo, sul peso delle proprie scelte, sulla fragilità della coscienza e sul confine, spesso sottile, tra colpa, paura e possibilità di redenzione. È da qui che prende avvio il nostro viaggio tra i grandi vincitori del Premio Strega, un percorso nella memoria letteraria italiana, alla riscoperta di opere che hanno ancora molto da dire ai lettori di oggi.

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