Dalla Scrittura al Romanzo: Il Ruolo dell’Editing nel Dare Vita a una Storia

Pubblicato il 8 luglio 2026 alle ore 07:08

di Bruno Marfé 

Cosa trasforma un semplice racconto in un’opera letteraria capace di restare impressa nella memoria del lettore? La risposta risiede spesso in quel delicato e profondo lavoro di cura, confronto e riscrittura che chiamiamo editing strutturale. Scrivere è un atto solitario, ma dare alle stampe un libro è un percorso corale. Molti autori possiedono una vena narrativa autentica, una forte sensibilità e la capacità di creare immagini potenti. Eppure, accade frequentemente che un’ottima materia prima narrativa esprima solo una parte del suo reale potenziale, rimanendo confinata nella forma breve o in una struttura lineare che meriterebbe di essere amplificata e approfondita.

Recentemente abbiamo avuto il grande piacere di ricevere una splendida riflessione sul racconto Il prezzo del mare, di Gabriella Marfé — scrittrice e ricercatrice in ambito scientifico, autrice di racconti e articoli oltre che di pubblicazioni specialistiche legate al suo lavoro di studiosa. A firmare la riflessione è Vittorio Russo, una voce eccezionale nel panorama culturale italiano: saggista raffinato, giornalista e viaggiatore instancabile, uomo che ha fatto della scoperta del mondo e dell’animo umano il fulcro della sua vita e della sua scrittura.

Prima di procedere, una dichiarazione dovuta al lettore. Gabriella è mia sorella, e il racconto nasce in buona parte da esperienze che mia moglie Rosana, odontoiatra — impegnata da anni nell’assistenza sanitaria ai migranti presso il Centro Fernandes — le ha raccontato nel tempo. Non è un caso, dunque, che due dei personaggi del racconto portino i nostri nomi: è un omaggio che Gabriella ha voluto fare a noi e al lavoro del Centro, lasciandosi “condizionare”, come lei stessa ammette, dall’affetto oltre che dalla materia narrativa. In questo articolo mi trovo perciò in una triplice veste — editor, fratello dell’autrice, e in parte fonte involontaria d’ispirazione — e ho ritenuto corretto dichiararlo apertamente prima di entrare nel merito critico.

Ciò detto, le considerazioni di Russo non nascono da una semplice lettura accademica, ma vibrano di una profonda esperienza personale. Nel commentare le prime pagine del testo, Russo vi ha ritrovato l’Africa vera, quella terra, e in particolare il Ghana, che ha attraversato, vissuto e respirato in prima persona durante lunghi e intensi periodi della sua vita. Le strade di laterite, il rosso della polvere torrida, la fatica quotidiana per raggiungere un pozzo distante decine di chilometri, la dignità silenziosa della povertà: per Russo non è semplice ambientazione, ma paesaggio umano, “quasi come se l’Autrice lo avesse negli occhi da testimone diretta”. Efficace, nel suo giudizio, anche la traversata del Sahel verso la Libia, un segmento che acquista un respiro quasi epico e che gli ha richiamato alla mente la grande narrativa della migrazione come esperienza esistenziale — da Tahar Ben Jelloun a Laila Lalami, fino a Francesco D’Adamo.

Proprio per questa sensibilità di viaggiatore e conoscitore del mondo, il giudizio di Russo offre una traccia preziosa di ciò che un editor cerca in un testo, individuando con precisione i nodi su cui lavorare fianco a fianco con l’autrice. Il primo riguarda l’economia narrativa: secondo Russo, la storia perde progressivamente tensione non per un calo di qualità della scrittura — che resta sempre limpida — ma perché si allontana dal proprio nucleo. La vicenda di uno dei personaggi secondari, ad esempio, introduce una digressione che rallenta il ritmo della linea principale, e alcuni sviluppi successivi risultano prevedibili.

Il secondo nodo riguarda la complessità dei personaggi. La protagonista, costruita con grande efficacia nelle pagine iniziali, tende secondo Russo a perdere quella tridimensionalità nel corso della narrazione, con un’evoluzione talvolta troppo lineare. Anche i deuteragonisti, pur animati dalle migliori intenzioni, rischiano di assumere i tratti di figure più simboliche che psicologicamente compiute. Particolarmente significativa è l’osservazione di Russo su un personaggio minore — il giovane incontrato dalla protagonista sul pullman in partenza dal villaggio — la cui rapida scomparsa lascia sul tavolo, a suo giudizio, uno sviluppo narrativo di grande interesse rimasto inesplorato: la dimensione sentimentale ed erotica, quasi del tutto assente dal racconto, che Russo considera una delle forze profonde capaci di muovere il destino dei personaggi nella grande narrativa.

Il terzo nodo è quello delle dimensioni sommerse. Russo ha trovato convincente il finale — la trasformazione della protagonista in medico dedito alla cura dei migranti — proprio perché lo legge non come una svolta edificante, ma come il compimento simbolico di un gesto già compiuto nel deserto: la scelta di condividere la propria acqua con un’estranea destinata a morire. È in quella scena, scrive Russo, che era già incisa “in nuce” una vocazione futura — un’osservazione che testimonia quanto le immagini, nella vera letteratura, custodiscano un significato che va oltre la semplice descrizione. Non a caso Russo cita, tra le immagini rimaste impresse, la polvere rossa che avvolge il villaggio al passaggio del pullman, la madre immobile il cui dolore ha superato perfino il gesto dell’addio, il deserto trasformato in un mare senza acqua, la collana di perle della nonna, la tazza di tè fredda accanto ai libri di medicina.

È esattamente questo il ruolo che vogliamo affermare con il nostro lavoro. Non ci interessa semplicemente correggere o levigare la superficie di una bozza, ma scoprire il romanzo che si nasconde dentro un racconto, valorizzando quella stessa verità che un occhio colto, esperto e attento come quello di Vittorio Russo sa intercettare. Il nostro obiettivo è guidare l’autore in un percorso di editing strutturale e di eventuale riscrittura, aiutandolo a sviluppare con ampiezza i conflitti, le relazioni e la struttura della propria opera, in vista di una futura pubblicazione. Se hai nel cassetto una storia che aspetta solo di trovare il suo respiro più ampio, o un racconto che senti pronto a trasformarsi in un vero romanzo, ti invitiamo a inviarci il tuo lavoro. Le nostre letture non nascono dalla fretta di un giudizio, ma dal desiderio di aprire una conversazione diretta, davanti a un caffè, per far nascere nuove riflessioni e tracciare, insieme a te, un nuovo e sorprendente percorso narrativo.

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