Il rito delle due vedove. Davide Rossetti porta in scena Obaldia a Napoli

Pubblicato il 28 giugno 2026 alle ore 08:24

di Bruno Marfé 

Napoli, Studio Z.E.N. Art Hub – 5 luglio 2026

C'è un morto al centro della scena, ma non si vede. È Vittorio, il defunto. E intorno a lui — anzi, intorno alla sua assenza — ruotano due figure che lo hanno amato in modi incompatibili: una moglie e un'amante, due solitudini speculari che il caso, o la morte, costringe finalmente a parlarsi. È da questa premessa, affilata come una lama grottesca, che Davide Rossetti ha costruito la sua messinscena di Confidences entre Julie et la madame, liberamente ispirata a Le Défunt di René de Obaldia, in scena domenica 5 luglio alle ore 18:00 allo Studio Z.E.N. Art Hub di Napoli (Via dei Pellegrini, 5).

Obaldia è un autore che non ama le comodità del teatro realistico. Nato a Hong Kong nel 1918, cittadino di due culture e di nessuna convenzione, ha costruito la sua opera nel solco di un assurdo che non è nichilismo ma ironia metafisica: i suoi personaggi parlano troppo, o dicono l'indicibile, o ridono dove si dovrebbe piangere. Le Défuntè una di quelle pièces in cui la commedia e il lutto si confondono fino a diventare indistinguibili — terreno fertile, e insieme insidioso, per qualunque regista abbia la pazienza di abitarne le ambiguità senza volerle risolvere.

L'introspezione come metodo

Rossetti non cerca la via breve. La sua regia, come ha spiegato presentando lo spettacolo, parte da un lavoro sull'interiorità degli interpreti: non si tratta di "dare forma" a due personaggi, ma di individuare in ciascuno di essi la frustrazione che li accomuna — quella di aver condiviso lo stesso uomo, ognuna convinta di una prossimità esclusiva che l'altra, per definizione, smentisce. Salvatore Amabile e Antonio Musella portano in scena queste due "vedove" — una bianca, una nera — con la coscienza che il vero conflitto non è tra loro, ma dentro ciascuna di esse.

È una scelta registica che rinuncia alla facilità della caricatura. Il registro grottesco di Obaldia potrebbe tentare una messa in scena puramente comica, giocata sui malintesi e sui colpi di scena del dialogo. Rossetti va invece verso qualcosa di più inquieto: usa il testo come pretesto per un'indagine sul desiderio di possesso, sulla fragilità dell'amore coniugale e di quello adulterino, sulla solitudine che abita entrambe le forme — e che la morte dell'uomo amato, paradossalmente, mette a nudo invece di lenire.

La danza che invoca la morte

Il secondo elemento della regia è il più sorprendente, e il più coraggioso: l'inserimento di una coreografia ispirata alla danza dei Sufi. Rossetti ha scelto di portare sulla scena questo gesto rituale — il sama', la rotazione estatica dei dervisci — non come citazione esotica ma come contrappunto simbolico. La danza sufi, nella tradizione mistica islamica, è un atto di abbandono: abbandono dell'ego, del confine tra sé e il divino, tra vita e dissoluzione. Rossetti la usa per ciò che essa evoca — un'invocazione della morte, un gesto che appartiene a un altrove rispetto al piccolo teatrino borghese del dialogo tra le due vedove.

Il risultato è un cortocircuito voluto: la comicità acida del testo di Obaldia viene attraversata da un ritmo che non è quello del teatro di prosa, e che porta il pubblico in uno spazio in cui il confine tra la satira e il rito si assottiglia. Vittorio, il defunto, non è più solo un marito infedele da piangere o da maledire: diventa una figura quasi mitica, il centro assente di una cerimonia funebre che si svolge, con pudore e ironia insieme, sotto i nostri occhi.

La scena come specchio

Le musiche e le luci — curate da C. Persico — completano questo disegno con discrezione, senza sovrastare la drammaturgia ma sostenendone i momenti di tensione. Il risultato annunciato è uno spettacolo che non si lascia classificare facilmente: non è una commedia, anche se fa ridere; non è un dramma, anche se tocca la morte; non è un saggio sul costume borghese, anche se lo demistifica. È, piuttosto, una mascherata: nel senso più antico del termine, quello in cui la maschera non nasconde il volto ma lo rivela.

Davide Rossetti porta a Napoli uno spettacolo che nasce dalla fiducia nel teatro come luogo in cui le cose che non ci diciamo possono finalmente essere dette — anche quando chi le dice indossa i panni di qualcun altro, anche quando la lingua è quella del grottesco, anche quando al centro c'è un uomo che non c'è più.

 

Scheda

Spettacolo: Confidences entre Julie et la madame

Ispirato a: Le Défunt di René de Obaldia

Data: Domenica 5 luglio 2026, ore 18:00

Luogo: Studio Z.E.N. Art Hub, Via dei Pellegrini, 5 – Napoli

Interpreti: Salvatore Amabile, Antonio Musella

Regia e coreografia: Davide Rossetti

Luci e musiche: C. Persico

 

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