Partiture Letterarie desidera rivolgere un sentito ringraziamento al poeta Antonio Spagnuolo per aver scelto spontaneamente di condividere con il nostro blog un’opera di così intensa profondità poetica. Per una realtà culturale indipendente come la nostra rappresenta un autentico privilegio poter ricevere testi, riflessioni e opere da autori, studiosi e appassionati di poesia e letteratura che continuano ancora oggi a credere nel valore vivo della parola scritta.
Accogliere tra le nostre pagine un libro come Dissolvenze e sussurri significa non soltanto raccontare poesia contemporanea, ma contribuire, nel nostro piccolo, a custodire quello spazio umano e spirituale che la letteratura continua ostinatamente a difendere contro la superficialità del presente.
Di nuovo grazie dunque ad Antonio Spagnuolo per la sensibilità, la fiducia e la generosità culturale dimostrata nei confronti del nostro progetto editoriale.
di Roberto Alicandri
Esistono poeti che attraversano il tempo letterario restando fedeli a una precisa idea di poesia come continua immersione nelle profondità dell’uomo, nei suoi smarrimenti, nelle sue fratture interiori, nelle improvvise accensioni della memoria e del desiderio.
Antonio Spagnuolo appartiene certamente a questa categoria. La sua lunga esperienza poetica, iniziata negli anni Cinquanta e sviluppatasi attraverso decenni di intensa attività culturale, rappresenta una delle voci più riconoscibili della poesia contemporanea italiana.
Nato a Napoli nel 1931, Antonio Spagnuolo, poeta, critico letterario e medico, ha attraversato intere stagioni della letteratura italiana contemporanea senza mai rinunciare a una ricerca personale, autonoma e profondamente riconoscibile, spesso lontana dalle mode culturali dominanti. Fondatore e direttore di riviste come Prospettive culturali e Iride, animatore della collana L’assedio della poesia, organizzatore culturale e autore tradotto in numerose lingue, il poeta napoletano ha costruito nel tempo un percorso vastissimo, sostenuto da una costante attenzione alla parola poetica e al dialogo tra le arti.
L’opera di Spagnuolo è presente in numerose antologie nazionali e internazionali. Nel corso degli anni ha inoltre partecipato a iniziative culturali e mostre dedicate alla poesia visiva, confermando una sensibilità aperta anche alla sperimentazione artistica e ai linguaggi contemporanei.
Dal 2012 cura il blog letterario Poetrydream, spazio dedicato alla poesia contemporanea e alla riflessione culturale. La sua produzione poetica è stata oggetto di studi, saggi e analisi critiche da parte di alcuni fra i più importanti studiosi, critici e intellettuali della letteratura italiana contemporanea, da Alberto Asor Rosa a Dante Maffia, passando per Giorgio Linguaglossa, Mario Fresa, Ugo Piscopo, Giovanni Raboni e molti altri. Una presenza critica ampia e autorevole che testimonia il rilievo assunto dalla sua voce nel panorama poetico italiano del secondo Novecento e degli anni contemporanei.
La sua scrittura continua ancora oggi a mostrarsi viva, mobile e capace di interrogare con lucidità le inquietudini dell’uomo contemporaneo.
Il volume "Dissolvenze e sussurri", pubblicato da La Valle del Tempo nel 2025, si inserisce all’interno di questo lungo itinerario poetico come una sorta di ulteriore tappa meditativa, quasi una raccolta di frammenti emotivi e visioni sospese tra memoria, tecnologia, erosione dell’umano e tensione metafisica. Già il titolo suggerisce immediatamente la natura del libro: da una parte la “dissolvenza”, cioè ciò che sfuma, perde contorni, si consuma lentamente; dall’altra il “sussurro”, voce minima, intima, quasi trattenuta, che continua però a sopravvivere dentro il rumore del presente.
L’incipit critico riportato nel volume coglie con precisione il nucleo profondo di questa poesia. Carlo Di Lieto parla infatti di una scrittura in cui “l’inconscio diventa presenza inquietante”, capace però di non perdere mai “la pura bellezza della poesia”. Ed è proprio questa la caratteristica più evidente della raccolta: la coesistenza continua tra inquietudine e musicalità, tra frantumazione e canto.
Le poesie di Spagnuolo sembrano nascere da un dialogo costante tra il mondo reale e quello interiore. Tuttavia non si tratta mai di lirismo tradizionale. L’autore utilizza immagini moderne, lessico tecnologico, riferimenti contemporanei, inserendoli però dentro una dimensione quasi visionaria.
In "Ventagli", ad esempio, compare lo “schermo amico”, il mouse, la realtà artificiale. Ma ciò che potrebbe diventare semplice poesia sulla tecnologia si trasforma invece in riflessione sull’identità contemporanea. La piccola freccia del mouse “tallona ogni linea incisa nella memoria”, quasi a suggerire che il mondo digitale abbia ormai invaso anche gli spazi più profondi della coscienza. L’uomo moderno appare immerso in una realtà artificiale che tenta continuamente di sostituire il ricordo autentico e perfino l’esperienza emotiva.
La stessa tensione ritorna in "Pennelli", testo in cui l’artificiale “penetra immediato” dentro la percezione del reale. Qui la poesia si muove come un flusso pittorico e musicale insieme: immagini, bagliori, estasi, grafica, sussurri. Il linguaggio si spezza e si ricompone continuamente, producendo una sensazione di instabilità controllata. Spagnuolo sembra voler mostrare come la modernità abbia alterato il rapporto tra uomo e percezione, ma senza cancellare del tutto la possibilità della bellezza.
Anche quando affronta temi storici o drammaticamente attuali, il poeta evita ogni tono retorico. In "Gerusalemme" la guerra non viene raccontata attraverso slogan o prese di posizione ideologiche, ma mediante immagini di forte intensità simbolica: il vento tra le mura antiche, le pietre stanche, i pugni e i fucili che sostituiscono le mani intrecciate della preghiera. La città sacra diventa così emblema universale della frattura contemporanea, luogo in cui l’uomo continua a distruggere ciò che egli stesso considera sacro. Eppure, anche dentro questo scenario devastato, Spagnuolo lascia intravedere una possibilità di redenzione: “un seme tra polveri e macerie”, il sogno di un bambino che guarda le stelle. È forse qui che si nasconde la parte più autentica della sua poesia: la capacità di custodire una residua speranza persino dentro le dissolvenze del presente.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Antonio Spagnuolo appare volutamente mobile e sfuggente.
I versi procedono spesso per accumulo di immagini, associazioni improvvise, connessioni quasi inconsce. La sintassi tende a frantumarsi, ma senza mai perdere del tutto il controllo musicale. È una poesia che non cerca la chiarezza immediata, ma l’evocazione, il riverbero interiore, il movimento profondo della percezione.
In questo senso la sua opera sembra collocarsi in una linea della poesia contemporanea che unisce simbolismo, sperimentalismo e tensione lirica. Non sorprende allora che numerosi critici abbiano dedicato studi alla sua produzione, riconoscendogli un ruolo significativo nel panorama poetico italiano del secondo Novecento e degli anni Duemila.
"Dissolvenze e sussurri" non è soltanto una raccolta poetica, ma il tentativo di registrare il tremore nascosto del nostro tempo. Dentro queste pagine convivono il disincanto della contemporaneità e il bisogno ostinato di continuare a cercare senso attraverso la parola poetica. Ed è forse proprio questa ostinazione della poesia, fragile ma resistente, il messaggio più profondo che Antonio Spagnuolo continua ancora oggi a consegnare ai suoi lettori.
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