di Roberto Alicandri
Partiture Letterarie nasce con un’intenzione precisa: non inseguire ciò che è già stato detto mille volte, ma cercare ciò che ancora attende di essere ascoltato davvero. In un panorama in cui album come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd o Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei The Beatles sono stati analizzati, celebrati e ormai consegnati a una memoria condivisa, il rischio è quello di fermarsi a un canone chiuso, senza più interrogarsi su ciò che resta ai margini.
È proprio lì che questo progetto sceglie di stare. Tra le opere meno note, tra i dischi che non hanno avuto la stessa esposizione ma che custodiscono una forza autentica, spesso più libera, meno condizionata dal peso della consacrazione. Non si tratta di negare i grandi classici, ma di riconoscere che la musica non finisce con essi.
Riscoprire significa aprire nuovi orizzonti, restituire voce a lavori che meritano attenzione, riportare l’ascolto a una dimensione di ricerca. Perché esistono capolavori che non fanno rumore, ma restano. Ed è in questa direzione che si colloca Mud dei Whiskey Myers: uno di quei dischi che non occupano le prime pagine, ma che, nell’ascolto attento, rivelano la statura dei capolavori nascosti della musica contemporanea.
Questo articolo è nato ora, di getto, proprio come certa musica. Senza calcoli, senza costruzioni, ma con l’urgenza di dire ciò che merita ancora di essere ascoltato.
Con Mud, pubblicato nel 2016, i Whiskey Myers raggiungono una piena maturità artistica, consegnando un disco che ha il sapore della terra e il respiro della strada.
La band texana è composta da Cody Cannon (voce), John Jeffers e Cody Tate (chitarre), Gary Brown (basso), Jeff Hogg (batteria) e Tony Kent (tastiere). È una formazione che vive di equilibrio interno, costruito negli anni tra concerti e registrazioni condivise.
Mud restituisce esattamente questo: una band che suona insieme. Il suono è diretto, caldo, con un approccio vicino alla presa diretta. Le chitarre si intrecciano senza essere levigate, la sezione ritmica sostiene senza irrigidire, mentre la voce di Cody Cannon porta dentro ogni brano una dimensione vissuta, quasi narrata più che cantata.
Le influenze si muovono tra southern rock, country e blues, ma senza mai diventare citazione. Qui tutto è assimilato e restituito in forma personale. I brani scorrono con naturalezza, alternando tensione e apertura, mantenendo però una coerenza che tiene insieme l’intero lavoro.
I Whiskey Myers non cercano la perfezione formale, ma la verità del momento. In Mud questa verità si sente tutta: è nel suono che respira, nelle imperfezioni che restano, nella sensazione costante che la musica non sia costruita, ma accada. Un disco che conferma come il rock, quando è suonato davvero, non abbia bisogno di altro.
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