di Roberto Alicandri
"L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!"
Totò costruisce una divisione netta, quasi brutale, ma proprio per questo efficace. Non parla di classi sociali in senso teorico, ma di atteggiamenti morali. L’uomo è chi lavora e resiste, il caporale è chi approfitta e domina senza merito. La forza del monologo sta nel togliere ogni alibi. Non è questione di ruolo o di ceto, ma di coscienza. Quella frase “caporali si nasce” suona come una provocazione amara, perché suggerisce quanto certi meccanismi di sopraffazione siano radicati, quasi istintivi. Alla fine resta una domanda implicita, scomoda e sempre attuale: da che parte stiamo? Siamo uomini o caporali?
Aggiungi commento
Commenti