di Roberto Alicandri
C’è un merito preciso in Siamo tutti filosofi senza saperlo di Paolo Del Debbio ed è quello di rimettere la filosofia al suo posto naturale, dentro la vita, senza semplificarla e senza appesantirla. Non è un’operazione scontata, perché spesso i grandi pensatori vengono trasformati in citazioni lontane o in sistemi difficili da avvicinare. Qui invece tornano a essere voci vive.
Nel libro affiorano figure come Socrate, con la sua idea che la vita vada interrogata senza sosta, e Platone, con la tensione continua verso ciò che sta oltre l’apparenza. C’è Aristotele, che riporta tutto alla concretezza dell’esperienza e alla ricerca di un equilibrio possibile, ma anche Seneca e Epitteto, che insegnano a distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non possiamo controllare. E poi, nel passaggio alla modernità, emergono pensatori come Blaise Pascal, con la sua inquietudine profonda, e Immanuel Kant, che invita a interrogarsi sui limiti e sulle possibilità della ragione.
Questi richiami non sono mai decorativi. Servono a dare profondità alle sei storie che attraversano il libro, sei vicende quotidiane in cui ognuno può riconoscersi. Ci sono momenti di smarrimento, decisioni difficili, rapporti che si complicano, situazioni in cui si è costretti a fermarsi e a capire cosa conta davvero. Non sono storie straordinarie, ma proprio per questo funzionano, perché parlano di lavoro, di relazioni, di paure e di desideri che appartengono a tutti.
In ognuna di queste storie la filosofia entra quasi in punta di piedi. Accompagna il racconto, lo illumina, gli dà una profondità diversa.
Le domande che emergono non sono mai teoriche, nascono sempre da qualcosa di concreto, da una scelta da fare, da un errore, da una perdita, da una ricerca di senso che non può essere rimandata.
Del Debbio riesce così a tenere insieme due livelli senza forzarli, da una parte la vita vissuta, dall’altra il pensiero che prova a comprenderla. E alla fine ciò che resta è un’idea semplice ma forte, la filosofia non è qualcosa di lontano o riservato a pochi, è già dentro le nostre vite, ogni volta che ci fermiamo a capire, ogni volta che non ci accontentiamo della superficie.
Il libro non dà risposte definitive e forse è giusto così. Suggerisce piuttosto un atteggiamento, quello di chi continua a interrogarsi. Perché è proprio lì che comincia davvero il pensiero, nel momento in cui smettiamo di dare tutto per scontato e iniziamo, anche senza accorgercene, a fare filosofia.
Paolo Del Debbio, Piemme 2024
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