di Bruno Marfé
Ci sono canzoni che viaggiano su binari invisibili, legando epoche, voci e destini in modi del tutto inaspettati. La storia di "Lusingame", capolavoro della canzone classica partenopea con versi di Nino Taranto e musica di Gino Festa, è una di queste: un intreccio di sogni sfumati e di nastri magnetici ritrovati per caso.
Il sogno romano di Arbore e Troisi
Per comprendere la magia che avvolge questo brano, bisogna fare un passo indietro e spiare dal buco della serratura delle serate romane di due grandi amici: Renzo Arbore e Massimo Troisi.
Vicini di casa e complici, i due trascorrevano ore a parlare di musica, in particolare di quella viscerale passione che l'attore di San Giorgio a Cremano nutriva per le melodie antiche della sua terra. Massimo era sorprendentemente intonato e aveva tre fari nel suo personalissimo mare musicale: Indifferentemente, un brano meno noto intitolato Palomma (diverso dalla celebre Palomma 'e notte), e, su tutte, proprio Lusingame.
Renzo Arbore ha più volte ricordato un progetto, un piccolo grande sogno rimasto purtroppo confinato tra le pareti domestiche: "Andava pazzo per «Lusingame»: mi sarebbe piaciuto realizzare un disco in cui lui avrebbe cantato con quella voce sottile."
I due si divertivano a stilare su carta vere e proprie scalette per questo album immaginario. "Lusingame", con la sua carica di struggente malinconia, sembrava cucita su misura per la timidezza e la delicatezza del timbro di Troisi.
Il mistero dell'incisione originale e la voce "in cucina"
Se il disco di Troisi è rimasto un'intima utopia, la storia discografica di "Lusingame" nascondeva un'altra singolare anomalia. Nonostante il brano porti la firma illustre di Nino Taranto per il testo, non risulta esistere negli archivi storici un'incisione ufficiale e pubblicata in cui sia l'autore stesso a interpretare la sua creatura. Un vuoto che ha sempre lasciato un alone di mistero tra gli appassionati di partiture letterarie e musicali partenopee. Eppure, la voce di Nino Taranto su quelle note esisteva.
Non incisa nei riverberi di un grande studio discografico, ma catturata nell'intimità di una situazione domestica. Sembra infatti che l'unica traccia vocale di Taranto che canta "Lusingame" sia un nastro amatoriale, registrato con tutta probabilità in una cucina. Un'esecuzione informale, sporca, nuda. Un frammento privato che non era mai stato destinato alla pubblicazione.
Il nostro esperimento: un ponte temporale tra Taranto e Maglione
Proprio a partire da questo prezioso reperto di archeologia musicale, ai tempi del mio lavoro in Casina Pompeiana Archivio Storico della Canzone Napoletana un esperimento sonoro, un vero e proprio "restauro emotivo".
Prendendo in prestito la magistrale e appassionata interpretazione moderna di Mario Maglione, erede spirituale della grande tradizione canora napoletana, riuscii ad incastonarvi all'interno quell'inciso inedito, quella voce casalinga e graffiata dal tempo di Nino Taranto.
Il risultato di questo nostro missaggio è un duetto che scavalca i decenni. Quando, a metà del brano, l'arrangiamento pulito di Maglione si apre per accogliere improvvisamente la voce del suo stesso autore, registrata in quella cucina tanti anni fa, l'effetto è un cortocircuito emozionale. È l'anima stessa della canzone che si palesa.
Ascoltando questa versione speciale che confezionai, non è difficile chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi in quella cucina con Nino Taranto, o nel salotto romano di Renzo Arbore. E, tra le note di Maglione e i versi sussurrati dal creatore originale, sembra quasi di poter scorgere, in controluce, anche quella voce sottile di Massimo Troisi, che finalmente canta la sua canzone preferita.
La traccia audio con la versione di Mario Maglione e il cammeo vocale inedito di Nino Taranto da me inserito è disponibile su YouTube a questo link: https://youtu.be/WgMts7h7Kxk?is=8HcpmUadXGUug8Pw. Un documento imperdibile per chiunque ami la storia segreta della nostra musica
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