di Pina Farina They
In copertina: Raffaello, Ipazia di Alessandria, part. de La scuoladi Atene, 1509-1510. Roma, Stanze Vaticane.
Su Partiture Letterarie siamo felici di inaugurare la pubblicazione a puntate de L’eredità dei filosofi saggi, saggio di filosofia della professoressa Pina Farina They. Per molti anni docente di Lettere, ha contribuito con passione alla formazione di generazioni di studenti e oggi continua il suo impegno attraverso la divulgazione culturale, artistica e filosofica.
Si tratta di un testo attualissimo, di grande spessore culturale e di elevato livello, che invita a riscoprire la filosofia non come semplice disciplina del passato, ma come autentica scuola di vita, capace ancora oggi di offrire strumenti preziosi per comprendere l’uomo e la società contemporanea.
L’opera sarà pubblicata, puntata dopo puntata, sulle nostre pagine. Per chi desiderasse leggerla integralmente in formato cartaceo, il volume è inoltre disponibile su Amazon.
(Roberto Alicandri)
Pina Farina, nata a Bardo – Tunisi – nel 1957, è docente di Lettere e scrittrice. Esperta in tematiche storico-letterarie e filosofiche, ha ottenuto una specializzazione in ‘Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale’ (Ateneo Pontificio‘Regina Apostolorum – Roma)’; in ‘Philosophy With Children’ (Società Italiana di Counseling Filosofico) e in Philosophy For Children (Università Tor Vergata - Roma). Nel 2018 consegue il Master in ‘Criminologia e sicurezza nel mondocontemporaneo contro la devianza, per una culturademocratica della speranza e del controllo sociale’(Unicusano). Formatrice MIUR, dal 1990 svolge conferenze e percorsi formativi collaborando con Enti ed Istituzioni Pubbliche per la realizzazione di Progetti diretti al mondo adolescenziale e adulto. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo ‘La rondine del deserto’, nel 2013 ‘L’Eredità dei filosofi saggi’, uno studio sulle Scuole Filosofiche del periodo ellenistico, nel 2017 il saggio Anime sommerse’; nel 2018 ‘Il rifugio di Morgana’ per edizioni Libriotheca.
PREFAZIONE
Da qualche decennio l’effetto del disincanto conseguente alla mancata promessa di un benessere materiale illimitato hainnescato, nelle società più ricche ed evolute, un diffuso senso di depressione e sfiducia nella storia.
Smarriti nel vortice della caduta di senso e poveri di autenticaconsapevolezza etico-spirituale ci troviamo, pertanto, ad un bivio tra la definitiva perdita di orientamento dell’esistenza umana o la riscoperta di una nuova visione che abbracci l’intera sfera dell’essere. Le logiche del mercato competitivo e rampante,radicate nelle società cosiddette evolute, hanno reso l'individuo del terzo millennio solo apparentemente protagonista della sua vita e autore delle proprie scelte.
L’esser-ci di Heidegger, quello stare nel-mondo, cioè gettati tra le pieghe della storia e prendersene cura al fine di realizzare scelte ontologiche per il ben-essere di ciascun individuo e dell’intera collettività umana, è una visione etica che non trova ancora terreno fertile all’interno di politiche sociali e culturali che, al contrario, dovrebbero garantirne la fattività. Dice Heidegger in Essere e tempo: <Questa esistenza è determinata dalla chiacchiera> intendendo il linguaggio, il quale originariamente svela l'essere, precipitato nella banalità; ma anche dalla curiosità, il persistere di una continua ricerca del nuovo inautentico e non ultimo, l'equivoco che corrisponde al non capire chi è il ‘si dice’.
All’interno di questo scenario altamente tecnologico e standardizzato, efficiente ma, a quanto pare, non propriamente adeguato ad attenuare il mal de vivre connaturato nell’uomo, il ritorno ai filosofi delle scuole ellenistiche e neoplatoniche, alla loro consolidata saggezza, può rappresentare una valida prospettiva futura. Un’eredità, per nostro tempo decadente, pervaso di superba emancipazione ma, come dirà Bergson, ‘estremamente bisognoso di guardare ingenuamente in sé e dentro di sé’.
I filosofi antichi, sul modello di Socrate, hanno aperto il sentiero a nuovi, illuminanti orizzonti di vita individuale e collettiva, personaggi spesso scomodi perché fuori dalla norma, anticonvenzionali, ingombranti per il loro stile ribelle, anticonformista e avulso da ogni compromesso, precursori di un modus vivendi aperto a nuove prospettive di vita individuale e collettiva. In particolare, la sconvolgente peculiarità dei ‘concreti’ pensatori post-socratici come Epicuro, Epitteto, Marco Aurelio,Seneca, Ipazia d’Alessandria, Plotino, Porfirio e molti altri, è riscontrabile nell’aderenza del pensiero teorico alla vita pratica.
Protesi verso un persistente ideale di perfezione, bellezza, giustizia e Agapé, ossia l’amore universale condiviso, hanno percorso il proprio sentiero filosofico senza cedere agli ingannevoli anestetici che di epoca in epoca si sono imposti come modelli da imitare.
Dopo oltre duemila anni di storia, quella saggezza, maturata all’interno del paganesimo pre-cristiano pregno di spiritualità e teso ad un ideale di perfezione e bellezza costituisce, per noi, unapreziosa eredità. <Si tratta - dice Pierre Hadot - di curare gliuomini modificando i loro giudizi di valore: tutte queste filosofie pretendono di essere terapeutiche. Ma per modificare il suo giudizio di valore, l’uomo deve compiere una scelta radicale: modificare tutto il suo modo di pensare e il suo modo di essere. Questa scelta è la filosofia e grazie ad essa l’uomo raggiungerà la pace interiore, la tranquillità dell’anima>.
1) Pierre Hadot e il richiamo ad un'antica saggezza
Pierre Hadot, storico e filosofo francese, è lo studioso che più di ogni altro ha saputo porre all’attenzione dei contemporanei lo straordinario vissuto dei filosofi antichi nei molteplici aspetti di una tensione rivolta ad un ideale di saggezza.
Nella Grecia antica, e successivamente in ambiente ellenistico e romano, la philo-sophia è 'scelta di vita’, e il filosofo, la rappresentazione tangibile del suo pensiero.
A Zenone, fondatore dello stoicismo, gli Ateniesi del 261 a.C., attribuiscono onori particolari come l'uso di una corona d'oro e la costruzione della sua tomba a spese della città. A tale proposito commenterà Pierre Hadot: <Qui Zenone viene lodato non per le sue teorie, ma per l'educazione che dà alla gioventù, per il genere di vita che conduce, per la coerenza tra la sua vita e i suoi discorsi.>
Ci troviamo di fronte ad un palese salto di qualità rispetto altrattamento che gli Ateniesi riservarono, poco più di un secoloprima, ad Anassagora e Socrate. Il primo, benché devoto amico di Pericle, condannato per empietà in relazione alle sue tesi circa i fenomeni celesti mentre Socrate, accusato dagli Ateniesi di corrompere i giovani e introdurre nuovi déi nella città, rinuncia ad ogni compromesso offertogli da una moltitudine di ammiratori al fine di salvarsi la vita e, in nome della giustizia, sceglie l'estrema sentenza bevendo la cicuta.
Ma il raggio di interesse di Hadot si estende, in modo particolare, dalla fine del IV sec. a.C., con le conquiste di Alessandro Magno, fino al graduale dominio romano del I secolo a. C., quindi, in epoca ellenistica. In questo periodo fioriranno e si svilupperanno quelle straordinarie pratiche filosofiche che daranno vita a scuole e comunità di notevole rilevanza etica, morale e sociale.
La diffusione della cultura greca e l'utilizzo della Koinè, quale veicolo di comunicazione nel vasto e multietnico mondo ellenistico, diffonderà la civiltà greca in tutto il Mediterraneo, l'Asia Minore fino all'India, l'Africa del Nord, l'Egitto fino in Siria, Iran e Mesopotamia, permeando, così, le più disparate culture e tradizioni orientali e, al contempo, assimilandone le preziose intuizioni filosofiche e spirituali.
L’affermarsi delle scuole ellenistiche, grazie alla loro specifica peculiarità sul piano educativo e formativo indirizzato alla singola persona e a vere e proprie comunità, travalicherà i confini della Grecia per assumere connotati universali in conseguenza all'espansione macedone. Ma gli effetti di questa nuova paideia risulteranno sorprendenti anche in ordine temporale con l'istituzione di nuove scuole come quella neoplatonica sviluppatesi nel II secolo d.C. e la cui influenza è riscontrabile nel cristianesimo fino ad acquisire una sistematica collocazione all'interno della filosofia scolastica medioevale.
Pierre Hadot non condivide la teoria di un certo filone storiografico che attribuisce al periodo ellenistico una brusca caduta e, quindi, una decadenza della civiltà greca. Lo stravolgimento politico e organizzativo della società greca nonavrebbe scalfito, secondo lo storico francese, il naturale processo culturale di un mondo, già di per sé votato alla speculazione filosofica. L'invasione macedone prima e l'imporsi delle monarchie dopo la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., posero fine, certamente, ad un'epoca d'oro e al gusto di una democrazia aperta al diritto e al consenso popolare. Tuttavia, quello spirito unitario della libera polis, a detta di Hadot, non è andato dissolto nell'immensa estensione dei regni ellenici ma, alcontrario, ha favorito l'incontro di svariate culture senza chevenisse annullato lo spirito di creatività individuale e collettiva nella vita politica, religiosa, sociale e culturale del cittadino greco ellenizzato. A questo proposito, Hadot sottolinea lo splendore della nascita di quella straordinaria Istituzione culturale e filosofica che sboccia ad Alessandria d'Egitto:
<Com'è noto, sotto l'influenza dei Tolomei, che regnavano ad Alessandria, questa città divenne in un certosenso il centro vivo della civiltà ellenistica. Organizzato da Demetrio Falereo fedele alla tradizione aristotelica che privilegiava gli studi scientifici, il Museo di Alessandria era un centro di ricerca di alto livello in tutti i campi delle scienze , dell'astronomia e della medicina; inoltre, nella stessa città, la Biblioteca raccoglieva tutta la letteratura filosofica e scientifica esistente.>
Nascono, pertanto, in questo nuovo orizzonte cosmopolita, le filosofie dell'uomo e per l'uomo. Un orientamento atto ad appagare l'esigenza di libertà, oltre che di verità, ed il perseguimento di unastabilità interiore contro gli inevitabili colpi inferti dal destino. Il bisogno e la volontà di alleviare le inevitabili inquietudini,conseguenti ad un profondo cambiamento socio-culturale, favoriranno, pertanto, la spontanea determinazione a dare nuovo impulso alla crescita interiore.
Si assiste, di conseguenza, al fiorire di scuole e comunità incui si apprende l'arte di vivere, un modo di stare al mondo. La filosofia greco-ellenistica assume, in questa direzione, una più marcata funzione pedagogica e psicagogica capace, cioè, di condurre gli individui a guardarsi dentro attraverso la pratica di esercizi spirituali.
Conquistare la profonda consapevolezza di sé e dell’effimera condizione umana, operando quotidianamente gli esercizi spirituali, ovvero tecniche codificate, atte a consentire la cura e lapreservazione della propria armonia interiore, è stata la peculiarità di molti filosofi del periodo ellenistico. Tali personaggi, spesso scomodi perché fuori dalla norma, anticonvenzionali e, pertanto, ingombranti per il loro stile comportamentale ribelle, anticonformista e avulso da ogni compromesso, hanno aperto il sentiero a nuove prospettive di vita individuale e collettiva. Zenone di Cizio, Crisippo, Epicuro, Epitteto, Marco Aurelio, Seneca, Plotino, Porfirio sono solo alcuni, tra la miriade di uomini e donne che, al loro seguito, hanno dato testimonianza concreta di una vocazione filosofica totalizzante. Un modus vivendi quanto più conforme a dogmi, principi e pratiche funzionali ad una vita spirituale, intesa come processo di integrazione di anima, corpo e visione razionale della realtà. Una fede profonda, una spiritualitàpagana ad alta consistenza pragmatica. Capace, cioè, di incidere nella storia il sigillo inalienabile dell'etica e dell'estetica per una convivenza non più soggetta a falsificazioni interpretative della realtà.
Il pensiero di Pierre Hadot indica al mondo contemporaneo quella direzione come soluzione possibile al mal de vivre che angoscia il mondo evoluto del terzo millennio. La straordinaria e inverosimile fede e coerenza di questi folli, amanti di Sophia,costituisce per Pierre Hadot motivo di grande considerazione e degno modello di philo-sophia celebrante la vita, fino al limite estremo, imposto dal sacrificio e talvolta dalla morte. Un'eredità che lo storico francese consegna al nostro tempo decadente, pervaso di superba emancipazione ma, come dirà Bergson: <estremamente bisognoso < [.] di guardare ingenuamente in sé e dentro di sé.
Hadot, di conseguenza, profondamente consapevole della miseria spirituale di cui è pregno l’attuale mondo politico, economico e tecnologico, dal 1939 fino 2010, si dedicherà con passione allo studio delle origini e agli sviluppi di quel fenomeno storico-culturale e filosofico denominato ellenismo e del periodoimperiale. Il suo notevole contributo, in qualità di direttore della École Pratique des Hautes Ètudes e professore al Collège de France nel 1986, è racchiuso nella sua vasta produzione di opere di altissima eccellenza.
In "Esercizi Spirituali e filosofia antica" e "Che Cos’è laFilosofia Antica?" Hadot, con esperto occhio indagatore,recupera il profilo di quel modello di filosofo che dopo Socrate e sulla scia dell’Accademia platonica e del Liceo Aristotelico, si incarnerà in quei personaggi carismatici che rimarranno impressi nella storia della ricerca della saggezza umana.
Tale modello di maestro-filosofo costituirà la matrice fondamentale delle scuole e comunità da essi fondate che, in tempi diversi e con diverse metodologie, porranno le radici di una tradizione di cui, noi contemporanei, siamo ancora debitori.
I primi filosofi, secondo la testimonianza di Aristotele, fanno la loro apparizione nel VI secolo a.C, in quelle aree periferiche di influenza greca e nelle Colonie dell’Asia Minore. In un primo tempo l’interesse di tali studiosi è orientato all’analisi razionale della realtà contrapposta alla visione cosmogonica presente fino ad allora nel Vicino Oriente e nella Grecia arcaica. Una rappresentazione mitica del mondo dominato dagli déi, entità personificate e in lotta tra di loro. Tale visione mitica sarà successivamente sostituita da una teoria razionale sull’origine del mondo, dell’uomo e della città ma continuerà, in parte, a conservare l'attenzione alle concezioni e strutture cosmogoniche primordiali che continueranno ad influenzare le teorie razionali della tradizione filosofica greca. In pratica, l’oggetto di analisi e studio di questi primi pensatori è la physis, quindi l’origine, il processo della natura, la formazione di una cosa.
Ma è nell’Atene del V secolo a.C. che l’amore per la Sophia e il culto della Bellezza costituiscono la prerogativa inalienabile per ogni cittadino come dichiarerà lo stesso Pericle nel suo discorso ai caduti del Peloponneso riportatoci dallo storico Tucidide:
<Noi amiamo il bello, ma con misura; amiamo la cultura dello spirito, ma senza mollezza. Usiamo la ricchezza più per l’opportunità che offre all’azione che per sciocco vanto di parola, e non il riconoscere la povertà è vergognoso tra noi, ma più vergognoso non adoperarsi per fuggirla.>
Le parole di Pericle, uomo di Stato e grande oratore, ci mostrano un politico tutto proteso alla difesa della polis e, probabilmente, alla conservazione del suo ruolo predominante.Tuttavia, al contempo, ci rivelano uno scenario che induce adun'analogia tra quel modo di concepire l'esistenza pragmatica dellaciviltà greca con l'agire della modernità liquida così bene descritta dall’autorevole sociologo contemporaneo Zigmund Bauman.
In quest’ottica, risulta elementare contrapporre il 'noi' di Pericle con i miliardi di 'io' che vagano nella solitudine dellemetropoli moderne; l'amore per il 'bello', cioè propensione ad un ideale di armonia e perfezione, con il culto esasperato della propria immagine; la cultura dello spirito, avvincente viaggio sul senso dell'essere, con un nihil (nulla) che ne vanifica i plausibili orizzonti . E infine, la ricchezza materiale che, lungi dall'essere funzionale a qualcosa, costituisce l'unico status attraverso cui si possa assaporare la felicità e una vita che valga la pena d'essere vissuta.
La Grecia antica, di certo, non può essere indicata come il migliore dei mondi possibili e lo stesso Hadot, grande sostenitore del mondo classico, non si astiene dal rimarcarlo quando ce ne mostra i limiti e le contraddizioni come la sete di dominio, le prevaricazioni, le invidie, le paure che emergono in superficie dalle numerose ricerche storiografiche. Ma è anche doveroso calcolare l'enorme distanza temporale che intercorre tra la Greciadi Pericle e il nostro tempo: circa 2.500 anni di storia in cuil'uomo, di epoca in epoca, si è misurato con tutte le forme di pensiero ipotizzabili che hanno plasmato le più svariate forme di mentalità, usi, costumi, orientamenti politici e sociali.
Tuttavia, oggi, tempo di villaggio globale e globalizzazioni, grazie alle pregresse esperienze e immense opportunità fornite dall'evoluzione scientifica e tecnologica e di una consolidata alfabetizzazione di massa, le spinte di fondo che dovrebbero garantire la vita di una 'Magna Grecia' di proporzioni mondiali, cosmopolita e integrata nel rispetto delle differenze, appaiono,invece, private di quei fondamenti etici e morali in grado digarantirne la stabilità e la convivenza tra i popoli.
Pierre Hadot pone l'accento sull'importanza dell'elemento sacro e spirituale che ha caratterizzato un passato in cui il concetto del 'noi', quindi comunitario e di affiliazione, era fondamentale per i greci, come dire che il destino del singolo era strettamente collegato a quello dei suoi simili. La polis, pur con le sue contraddizioni e lotte interne, è stata, e continuerà ad essere nella fase ellenistica, quel campo ideale in cui era possibile coltivare piante secolari che lo storico odierno individua nelle scuole e comunità che fioriranno a partire dal III secolo a. C.
Il mercato si trovava nell'agorà, la piazza, il centro della vitadei cittadini e consisteva nel vendere e acquistare vettovaglie,animali, manufatti, oggetti utili e anche schiavi (ma con la chiara consapevolezza di esserlo!). Ma L'agorà è stata essenzialmente quell'intuizione originale, unica e straordinariamente all'avanguardia in cui lo spazio acquistava il valore etico della naturale propensione all'incontro e al dialogo. Gli effetti di tale spazio aperto e circolare hanno dato vita ad uno spirito di comunanza e condivisione che, nell'esercizio dell’addendum verbum, cioè 'ascoltare la parola dell'altro', ha generato l'ekklesìa, l'assemblea dei cittadini dove ognuno poteva riconoscersi come ente, essere tra gli esseri, riconosciuto nella sua singolarità.
Sulla base della ricerca di Hadot viene spontaneo domandarsi chi sia il filosofo oggi, in cosa consista il suo ruolo e quale posto occupa la philo-sophia nella scala gerarchica delle priorità di ordine politico, economico, sociale e culturale. Di certo, al momento, l'asse delle coordinate di riferimento, in termini di valori, è sostanzialmente spostato dallo spirito alla materia, mentre la visione metafisica del mondo e dell'universo hanno lasciato campo libero ad una cultura diffusa e ricca nella sua eterogeneità ma 'frastagliata', fondata, cioè, sull’incertezza generale.
La paura del futuro, conseguente alla mancata promessa di un progresso illimitato, è riscontrabile nel piacere rassicurante dell'avere, possedere. Una fuga mistificatrice dall’essere, con le sue insite implicazioni di rischio, discontinuità e sospensione. Così attesterà Fromm nel suo illuminante saggio pubblicato in Italia, nel1977, dal titolo "Avere o essere?"
<Essere significa vita che si esprime come incessante attività e perenne motivo di trasformazione, energia che, incessantemente, muove l'individuo verso la realizzazione piena di sé e delle proprie possibilità spirituali. Avere significa stasi, paralisi delle disposizioni interiori dinamiche, attaccamento al proprio ego...>
Questa controtendenza di obiettivi, rispetto alla Grecia classica, non può costituire un alibi di fuga in uno sterile ripiegamento teorico e accademico. Se infatti, per philo-sophia si intende <ricercare quanto rimane stabile in ogni esperienza e costantemente valido come criterio dell’operare> occorre risvegliare il logos secondo la visione eraclitea che gli Stoici faranno propria, ossia:...la divina ragione che, compenetrando di sé il mondo,lo anima e lo dirige secondo il suo perfetto destino.
Nel drammatico panorama contemporaneo s'impone, dunque, la necessità di sperimentare strade nuove, recuperare <la fermadecisione di guardare ingenuamente in sé e dentro di sé’>,andare all'essenziale rinunciando al superfluo. Fondare una nuova Paideia, una scuola di vita, in cui la formazione e l'arte di vivere non siano un fatto scontato, ma un salto da fare, uno sguardo dall'alto, o semplicemente, ripetere con Goethe quella frase scaturita dal suo intuito poetico, durante il viaggio in Italia: <Ricordati di vivere>.
Pierre Hadot, uno tra i maggiori esperti del pensiero filosofico antico, non perde il suo realismo e ci consegna una domanda che attende risposte plausibili e immediate:
<Il dramma della condizione umana è che impossibile non filosofare e nello stesso tempo filosofare. Ma che cosa significa filosofare oggi?>
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