Guittone d’Arezzo: il ponte tra la Scuola siciliana e il Dolce Stil Novo

Pubblicato il 17 luglio 2026 alle ore 07:32

di Roberto Alicandri 

La morte di Federico II di Svevia nel 1250 e il conseguente tramonto della corte imperiale di Palermo segnarono una svolta decisiva nella storia della letteratura italiana. Con la fine di quell’ambiente colto e cosmopolita, che aveva dato vita alla Scuola siciliana, sembrò interrompersi la prima grande esperienza poetica in volgare della nostra tradizione. In realtà, l’eredità dei poeti siciliani non andò perduta. Grazie alla circolazione dei manoscritti e ai frequenti rapporti tra le diverse realtà comunali, i modelli elaborati alla corte federiciana si diffusero soprattutto in Toscana, dove furono accolti e profondamente rielaborati. Nacque così la cosiddetta poesia municipale toscana, espressione di una società profondamente diversa da quella aristocratica siciliana: il nuovo pubblico era formato da notai, mercanti, giudici e amministratori comunali, e la poesia iniziò ad affrontare non soltanto il tema amoroso, ma anche questioni morali, religiose, civili e politiche.

Il principale protagonista di questa nuova stagione fu Guittone d’Arezzo (1235 circa-1294), considerato il più autorevole poeta italiano della generazione precedente al Dolce Stil Novo. Figlio del tesoriere del Comune di Arezzo, ricevette una solida formazione retorica e notarile e partecipò attivamente alla vita politica schierandosi con la parte guelfa. Dopo la sconfitta di Montaperti del 1260 lasciò temporaneamente la Toscana e, intorno al 1265, entrò come laico nell’Ordine dei Frati Gaudenti, scelta che influenzò profondamente la sua produzione, orientandola verso temi religiosi e morali.

Attorno alla sua figura nacque una vera e propria scuola poetica, nota come Guittonismo, che dominò la lirica toscana per diversi decenni e rappresentò il naturale ponte tra la Scuola siciliana e il Dolce Stil Novo. I poeti guittoniani, tra cui Bonagiunta Orbicciani, Chiaro Davanzati e Monte Andrea, ne imitarono lo stile caratterizzato da una lingua ricercata, ricca di latinismi e provenzalismi, da una sintassi complessa, da un largo impiego di figure retoriche e da una poesia concepita come raffinato esercizio intellettuale. Se gli stilnovisti privilegeranno la limpidezza espressiva e l’armonia, Guittone ricerca invece l’elaborazione formale e la forza dell’argomentazione.

La sua produzione è tra le più ampie del Duecento e comprende circa trecento componimenti tra sonetti e canzoni, numerose laudi religiose e oltre cinquanta Lettere, considerate dalla critica il primo grande esempio di prosa d’arte in volgare. Le opere giovanili risentono dell’influenza della lirica siciliana e provenzale e sviluppano soprattutto il tema amoroso, mentre quelle della maturità riflettono la conversione religiosa del poeta e affrontano prevalentemente questioni morali, civili e spirituali.

Tra i componimenti più importanti spicca la canzone Ahi lasso, or è stagion de doler tanto, scritta dopo la battaglia di Montaperti, nella quale il dolore per la sconfitta dei guelfi si trasforma in una profonda riflessione politica e morale, dando vita a una delle prime grandi espressioni della poesia civile italiana. Ugualmente significativa è Ora parrà s’eo saverò cantare, manifesto della sua nuova concezione della poesia, con cui Guittone dichiara di abbandonare definitivamente la lirica amorosa per dedicarsi alla ricerca della verità morale e religiosa.

Fondamentali sono anche le Lettere, costruite secondo i principi dell’ars dictandi latina e caratterizzate da uno stile ricco di artifici retorici e da una complessa architettura sintattica. Attraverso di esse Guittone assume il ruolo di guida morale e civile della società comunale, anticipando quella funzione dell’intellettuale che troverà piena espressione nell’opera di Dante.

Proprio Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia, criticò l’eccessivo artificio dello stile guittoniano contrapponendogli la maggiore naturalezza del Dolce Stil Novo. Tuttavia la critica moderna ha profondamente rivalutato il ruolo di Guittone, riconoscendogli il merito di aver trasformato la lirica italiana da poesia esclusivamente cortese a strumento di riflessione morale, civile e politica. Fondatore della poesia municipale toscana, creatore del Guittonismo e tra i primi grandi sperimentatori del volgare letterario, Guittone d’Arezzo rappresenta uno degli anelli fondamentali nello sviluppo della letteratura italiana e il principale ponte tra la tradizione della Scuola siciliana e la grande stagione poetica inaugurata da Guido Guinizzelli e Dante Alighieri. 

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