di Roberto Alicandri
Accanto all’Iliade, l’Odissea rappresenta uno dei capolavori più importanti della letteratura greca e dell’intera cultura occidentale. Tradizionalmente attribuita a Omero, l’opera nasce all’interno della grande tradizione orale dell’epica classica. Prima della scrittura, infatti, i poemi venivano tramandati dagli aedi, cantori che raccontavano le imprese degli eroi accompagnandosi spesso con strumenti musicali. Per questo motivo il testo presenta formule ripetitive, epiteti e uno stile pensato anche per la recitazione pubblica.
Se l’Iliade è il poema della guerra, dell’ira e dell’eroismo militare, l’Odissea è invece il poema del viaggio, dell’intelligenza e del ritorno. Al centro dell’opera troviamo Ulisse, re di Itaca, uno degli eroi greci della guerra di Troia, che dopo la caduta della città cerca di ritornare alla propria patria, alla moglie Penelope e al figlio Telemaco. Il viaggio però durerà dieci anni e sarà segnato da prove durissime, incontri straordinari e continui ostacoli posti dagli dèi.
Come tutti i poemi epici classici, anche l’Odissea si apre con un proemio, cioè una breve introduzione in cui il poeta invoca la Musa e presenta subito il protagonista dell’opera:
“Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme…”
Fin dai primi versi Ulisse viene definito “multiforme” o “dal multiforme ingegno”, perché la sua caratteristica principale non è la forza fisica, ma l’intelligenza, l’astuzia e la capacità di adattarsi alle situazioni più diverse. A differenza di Achille, eroe impulsivo e dominato dall’ira nell’Iliade, Ulisse è un uomo che riesce a salvarsi soprattutto grazie alla mente.
Un’altra caratteristica tipica dell’epica classica è l’inizio “in medias res”, cioè “nel mezzo della vicenda”. Quando il poema comincia, la guerra di Troia è già terminata da anni e Ulisse si trova bloccato nell’isola della ninfa Calipso, che vorrebbe trattenerlo per sempre. Il lettore scopre gli episodi precedenti gradualmente, attraverso il racconto dello stesso Ulisse.
Nel corso del viaggio l’eroe affronta avventure diventate celebri nella letteratura mondiale. Una delle più famose è quella del ciclope Polifemo. Ulisse e i suoi compagni approdano nella grotta del gigante, figlio del dio Poseidone. Polifemo però li imprigiona e inizia a divorare alcuni uomini. Per salvarsi, Ulisse escogita un piano ingegnoso: fa ubriacare il ciclope e gli dice di chiamarsi “Nessuno”. Quando Polifemo si addormenta, Ulisse e i compagni lo accecano. Il gigante urla chiedendo aiuto e dice che “Nessuno” lo sta uccidendo; gli altri ciclopi, credendolo impazzito, non intervengono. Grazie all’astuzia l’eroe riesce così a salvarsi.
Tuttavia proprio l’orgoglio di Ulisse provoca nuove sciagure. Una volta in mare, infatti, rivela il proprio nome a Polifemo. Il ciclope allora invoca il padre Poseidone, che da quel momento perseguiterà il viaggio dell’eroe rendendo il ritorno sempre più difficile.
Durante il suo cammino Ulisse incontra anche i Lotofagi, popolazione che si nutre del loto, frutto capace di far dimenticare la patria e il desiderio del ritorno. Successivamente giunge dalla maga Circe, che trasforma gli uomini in animali, simbolo della perdita della ragione umana. Celebre è poi l’episodio delle Sirene, creature dal canto irresistibile che attirano i marinai verso la morte. Ulisse, desideroso di ascoltare quel canto senza soccombere, ordina ai compagni di tapparsi le orecchie con la cera e di legarlo all’albero della nave.
Il viaggio continua tra altri pericoli, come Scilla e Cariddi, mostri marini che rappresentano la minaccia inevitabile della natura e del destino. Importante è anche la discesa agli Inferi, durante la quale Ulisse incontra le anime dei morti e riceve nuove profezie sul proprio futuro.
Nel frattempo, a Itaca, la situazione è sempre più difficile. Molti Proci, convinti che Ulisse sia morto, occupano il palazzo e cercano di sposare Penelope per ottenere il trono. Penelope diventa così simbolo di fedeltà e intelligenza. Per prendere tempo inventa il celebre inganno della tela: promette che sceglierà uno sposo quando avrà terminato di tessere un sudario, ma ogni notte disfa segretamente il lavoro compiuto durante il giorno.
Anche Telemaco, figlio di Ulisse, vive un importante percorso di crescita. All’inizio del poema appare ancora giovane e insicuro, ma progressivamente matura fino a diventare degno del padre.
Dopo lunghissimi anni Ulisse riesce finalmente a tornare a Itaca grazie all’aiuto della dea Atena, che lo protegge durante gran parte del viaggio. Travestito da mendicante, entra nel proprio palazzo senza essere riconosciuto. Soltanto il vecchio cane Argo, ormai vicino alla morte, e la nutrice Euriclea riescono a intuire la sua vera identità.
La scena finale dell’opera è il massacro dei Proci. Ulisse, aiutato da Telemaco, riprende possesso della propria casa e ristabilisce l’ordine perduto. Solo alla fine Penelope riconosce definitivamente il marito attraverso il celebre episodio del letto nuziale costruito attorno a un ulivo.
Dal punto di vista letterario, l’Odissea presenta tutte le caratteristiche fondamentali dell’epica classica:
- il proemio;
- l’invocazione alla Musa;
- l’inizio in medias res;
- gli epiteti come “Ulisse dal multiforme ingegno”;
- le similitudini epiche;
- la presenza continua degli dèi;
- uno stile elevato e solenne.
Rispetto all’Iliade, però, il tono dell’Odissea appare spesso più narrativo e avventuroso. Accanto ai momenti solenni troviamo episodi fantastici, scene familiari e riflessioni profondamente umane.
I grandi temi dell’opera sono il viaggio, la nostalgia della patria, la conoscenza, la fedeltà e l’intelligenza. Il viaggio di Ulisse non è soltanto uno spostamento geografico, ma un percorso umano e interiore. L’eroe affronta errori, tentazioni, paure e sofferenze pur di ritrovare la propria identità e tornare alla propria casa.
Dietro mostri, dèi e avventure straordinarie, il poema racconta infatti qualcosa che, sotto alcuni aspetti e con le dovute proporzioni, appartiene ancora all’uomo moderno: la fatica del vivere, il desiderio di conoscere il mondo e il bisogno di trovare un luogo a cui appartenere davvero.
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Commenti
La vita è un viaggio, non sempre meraviglioso, spesso mostruoso nel senso di straordinario nel bene e nel male....La libertà di Odisseo è per me invidiabile...