di Chiara Franchitti
Bassorilievo in bronzo che commemora l'arrivo dei cristiani nascosti di Nagasaki, Cattedrale di Oura.
Una celebre frase di Santa Teresa di Lisieux (Santa Teresina) scritta alla sorella Celina recita: «Prima di morire troncati dalla spada, facciamoci uccidere a colpi di spillo». Questa espressione ovviamente va contestualizzata, ma in questa sede ci basta sapere che rientra nella cosiddetta "piccola via" della santità quotidiana fondata tra l'altro sulla pazienza nei piccoli dolori e sofferenze ordinari, piuttosto che su gesti eclatanti. Ebbene la fede cristiana può essere perseguitata esplicitamente, come avveniva più spesso in passato o implicitamente, come avviene sovente nel tempo presente, in cui moltissime persone vengono private del dono prezioso del "già e non ancora" e neanche se ne rendono conto.
Raffaele Nogaro - ex vescovo di Caserta, profeta del nostro tempo e santo nella sua radicale mitezza - nel 2019 scriveva:
«L'uomo del nostro tempo corre il rischio di diventare frutto e oggetto della tecnica. Vive di grande esaltazione, perché pensa di riuscire a vincere anche la morte e di grande depressione perché si sente sconfitto dalle cose. Lungo la storia ha voluto affermare la sua autonomia e poi la sua onnipotenza, fino a ritenere Dio qualcosa di superfluo e scomodo. [...]
All'uomo del nostro tempo Dio non serve più, ma gli servono la sua onnipotenza, la sua onniscienza, la sua eternità. Egli ormai ha la scienza che gli dà tutte le spiegazioni e ha la tecnica che gli offre tutte le soluzioni. In realtà, lo smarrimento dell'uomo contemporaneo è totale. Egli non vuole morire, ma non vuole nemmeno vivere così. Nel contesto storico e culturale del nostro tempo cresce e dilaga la paura. [...] Se guardiamo dentro di noi e attorno a noi, vediamo subito forme di male che ci irretiscono: malattie e violenza di ogni genere, povertà estrema, incidenti mortali, futuro senza progetti e senza speranze, futuro di fine dell'umanità: l'uomo non trova più il senso della sua vita. Il pensiero deluso del nostro tempo narra, sempre con maggiore frequenza, forme di regressione antropologica. [...] Con Gesù gli esseri umani non sono più "figli del tempo", ma sono "figli della luce" (cf. Gv 12,36)».
(Raffaele Nogaro, L'ora del Padre e il tempo dell'uomo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2019, pp. 5-8)
Ma le persecuzioni implicite ed esplicite possono minare il cuore pulsante della fede, possono spegnerne il fuoco ardente? Vi raccontiamo una storia meravigliosa, di grande speranza che crediamo debba essere maggiormente conosciuta.
«Legata alla storia delle persecuzioni cristiane dell’epoca Edo (1603-1867) [...] è la Cattedrale Oura di Nagasaki, la più antica chiesa nel Giappone e già tesoro nazionale. Costruita da due missionari francesi della Società delle missioni estere nel 1864 per onorare i 26 martiri cristiani, 9 europei e 16 giapponesi, è famosa per un avvenimento che Papa Pio IX definì un "miracolo dell’Oriente": dopo l'inaugurazione, un gruppo di persone provenienti dal villaggio di Urakami chiese a padre Petitjean – uno dei due missionari costruttori – di poter entrare nella chiesa per "poter salutare Maria". Erano Kakure Kirishitans, discendenti dei primi cristiani giapponesi costretti all'anonimato, e furono seguiti da altre decine di migliaia di cristiani sotterranei che vennero nella cattedrale e ripresero la pratica cristiana» (tratto dall'articolo uscito su Vatican News il 2 luglio 2018 intitolato Giappone patrimonio dell'umanità. I luoghi del cristianesimo).
Ma come le guerre non finiscono affatto il giorno in cui si firma l'armistizio, che non è quindi sinonimo di pace, allo stesso modo purtroppo avviene per dittature e persecuzioni.
Il giornalista Andrea Canton, nel commentare questo avvenimento incredibile e straordinario di preservazione e di trasmissione della fede di nascosto per oltre 250 anni di dittatura e persecuzioni in Giappone, sostiene:
«[Oggi dittature e persecuzioni] non sono finite, hanno solo cambiato metodo. Non ti crocifiggono, ma ti lasciano solo. Oggi convincono che basti a te stesso, che la fede sia roba privata, che nessuno abbia bisogno di quello che porti dentro. Non ti proibiscono niente, ma ti rendono arido. E l'aridità uccide più in silenzio della lancia. Quindi smettiamola di chiamarla declino. Le chiese si svuotano, i numeri crollano, ma è già successo. Per 250 anni in Giappone non c'era niente da vedere, ma sotto qualcuno teneva acceso. La domanda dunque non è quanti siamo, ma è chi tiene accesa la fiamma adesso. E chi avrà il coraggio di tirarla fuori dal nascondimento e metterla sul lucerniere. Perché quella luce non è tua, è per il mondo intero»
(Andrea Canton, giornalista, sul suo canale Instagram Ackant85, in un video intitolato "Il nostro cuore è come il vostro". La fede è sopravvissuta alla persecuzione)
È proprio il caso di dire che la speranza non muore mai e storie come questa bellissima dei cristiani nascosti in Giappone per oltre 250 anni ne sono la prova. Evidentemente anche ciò che apparentemente non si vede è indispensabile. Per alcuni potrebbe sembrare un'affermazione banale, per altri no. Tutto sta non tanto nella realtà in sé, quanto negli occhi o nel cuore con cui questa realtà la si guarda o la si vive. Il cristianesimo, anche per i cristiani, praticanti, è una dottrina, una filosofia, uno storie di vita? O una persona? Tutto cambia. Torniamo a Raffaele Nogaro che sempre "ci apre gli occhi":
«Il Padre non è una dottrina, ma una persona, una presenza, che chiede appassionatamente amicizia. Il Padre è indispensabile, ma vale solo se io lo riconosco. Vale soltanto se io riconosco che Egli è l'autore, il bene, la salvezza della mia vita. [...] Soltanto il Padre può farci dono della sua proprietà specifica, la libertà infinita di amare, anche sulla croce, libertà che ogni essere umano sa di possedere. La teologia pretende talora di avere il monopolio su Dio, trascurando tutto ciò che è libero e personale incontro con l'amore del Padre. Ma il Padre non è il Dio dei teologi. È vivo; è la mia vita perché è in me "la sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14)» (Nogaro, L'ora del Padre e il tempo dell'uomo, p. 11).
E ancora: «[Padre nostro] L'infinita bellezza di questo aggettivo possessivo! [...] L'essere umano talora così presuntuoso, talora così disperato, ha un Padre. Quell'essere umano, che conduce la vita come qualcosa di assolutamente personale e si ribella perché continuamente gli sfugge dalle mani, ha un Padre» (p. 71). «In realtà, anche in campo spirituale l'uomo è impressionista, crede alle sensazioni. Crede alle sensazioni del suo tempo. Nell'assillo di conservare la sua storia, crede a tutto ciò che il tempo stesso gli dà. Che senso ha per l'essere storico "il mio regno non è di questo mondo?" (Gv 18,36). È necessaria la fede: "tutto è possibile a chi crede" (Mc 9,23). Diventa indispensabile la "preghiera" per ottenere la fede. La preghiera non è per ottenere le grazie, la preghiera è per ottenere la fede del Padre "che mi vede e mi ricompensa nel segreto - nella coscienza" (Mt 6,6) mi fa vivere, cioè nello Spirito dell'avvento. Gesù è l'autore - il fondamento - il salvatore della nuova umanità, perché prega continuamente il Padre» (p. 15).
Cos'altro aggiungere? Il segreto della "felicità" a questo punto, più intesa come pace (shalòm) che come contentezza o allegrezza, è l'intimità con Dio, la familiarità con la sua Parola. Perché, per concludere, come ci ricorda papa Leone XIV: «Nella presenza del Signore nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole” (Qoèlet 1,9). Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro. [...] La gioia del Vangelo libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse. […] Dio ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo. Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate!»
(Papa Leone XIV, 6 gennaio 2026, omelia chiusura Giubileo della Speranza).
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