Il Codice Florio. E se il Bardo parlasse l'Idioma di Dante?

Pubblicato il 18 luglio 2026 alle ore 14:53

di Bruno Marfé 

L'enigma dell'identità shakespeariana e la straordinaria trama che porta a John Florio, in scena all'Arena del Teatro Tor Bella Monaca

Sono stati gli amici di GIANO PUBLIC HISTORY APS a segnalarmi questo appuntamento, e da quella segnalazione — quasi en passant, come capita alle scoperte migliori — è nato questo approfondimento su un'ombra, vasta ed elegantissima, che si allunga da quattro secoli sui palcoscenici di tutto il mondo.

È l'ombra di un uomo di Stratford-upon-Avon, un attore e azionista teatrale il cui nome è sinonimo stesso della vetta letteraria dell'Occidente: William Shakespeare. Eppure, per una folta schiera di storici, linguisti e accademici eterodossi, quell'ombra nasconde in realtà un profilo italiano, un ingegno affilato e fuggiasco che risponde al nome di John Florio. È l'antico «Shakespeare Enigma», una partitura segreta della storia letteraria in cui i conti biografici del Bardo non tornano mai del tutto, lasciando spazio a un contrappunto perfetto fatto di fughe dall'Inquisizione, alleanze cortigiane e risonanze testuali sbalorditive.

Come può un guantaio di provincia, di cui non ci restano lettere autografe ma solo sei firme incerte su documenti legali, aver dominato con tale scioltezza il diritto, la botanica, la navigazione e la politica nobiliare del tempo? La risposta ortodossa grida al miracolo del genio. La risposta eretica — mai accolta dalla filologia accademica maggioritaria, ma coltivata da una tradizione di studi che dura da oltre un secolo — scava invece nei dizionari e nelle traduzioni di Florio. Figlio del pastore protestante toscano Michel Angelo Florio, fuggito a Londra per sottrarsi alle persecuzioni romane, John Florio fu il più formidabile mediatore culturale del Rinascimento inglese. Fu colui che insegnò l'italiano alla nobiltà elisabettiana, che tradusse i Saggi di Montaigne plasmando la sintassi di quella che sarebbe diventata la grande letteratura inglese, e che compilò A Worlde of Wordes, il monumentale dizionario italo-inglese da cui, secondo i sostenitori della tesi, la produzione shakespeariana avrebbe attinto a piene mani, introducendo neologismi e calchi linguistici identici — un parallelismo suggestivo, per quanto la critica ortodossa lo consideri circostanziale.

Gli indizi letterari somigliano a tracce musicali cucite tra i versi. Basti pensare che le commedie shakespeariane sono per un terzo ambientate in Italia, descritta con una precisione topografica e di costume — dai canali di Venezia alla legislazione locale — impossibile per chi non avesse mai varcato la Manica. Più suggestivo ancora è l'incrocio di destini: Florio era sotto il patronato del Conte di Southampton, lo stesso identico mecenate a cui il giovane Shakespeare dedicò i suoi poemetti. Qui si insinua l'ipotesi del "patto": la necessità per un intellettuale straniero e politicamente ambiguo di non comparire, e il bisogno di un prestanome locale, un teatrante d'affari pronto a firmare capolavori immortali in cambio di un'eterna e lucrosa gloria cartacea.

Ed è proprio questa vertigine tra verità storica e finzione scenica che prende corpo sul palcoscenico romano grazie al lavoro del regista e drammaturgo Stefano Reali. Tratto dall'omonimo romanzo di successo, lo spettacolo SHAKESPEARE ÆNIGMA – La prima incarnazione di John Florio si propone come un thriller storico che trascina lo spettatore nell'inverno della Londra di fine Cinquecento. Tra i vicoli fumosi e le sfarzose sale della Corte elisabettiana, la vita di Florio si intreccia con i giganti dell'epoca: l'eresia cosmica di Giordano Bruno, le trame spionistiche di Francis Walsingham, la poesia febbrile di Christopher Marlowe, fino al fatidico, oscuro accordo con l'attore di Stratford.

La messa in scena promette di non essere una semplice conferenza recitata, bensì un'opera totale in cui la suspense drammatica dialoga con il rigore dei documenti. Ad accompagnare Stefano Reali in questa indagine teatrale ci saranno Giusy Frallonardo e la partecipazione di Marco Simeoli, per una serata che promette di riaprire con forza il dibattito culturale su una delle più affascinanti e discusse ipotesi della storia occidentale.

L'Appuntamento a Roma

Un evento da non perdere per gli amanti del teatro, della grande storia e dei misteri irrisolti della letteratura, segnalato e promosso da GIANO PUBLIC HISTORY APS nell'ambito del TorBellaMonaca TeatroFestival:

•  Spettacolo: SHAKESPEARE ÆNIGMA — La prima incarnazione di John Florio

•  Quando: Venerdì 24 luglio, ore 21:00

•  Dove: Arena del Teatro Tor Bella Monaca, Roma

•  Crediti: Scritto e diretto da Stefano Reali; con Stefano Reali, Giusy Frallonardo e con Marco Simeoli.

Se la letteratura è, come voleva Borges, un labirinto di specchi e di infinite letture, Shakespeare Ænigma è la chiave di volta per osservare quel labirinto da una prospettiva inedita e sconvolgente. Venerdì sera, sotto le stelle dell'Arena romana, l'idioma del Bardo tornerà a vibrare delle sue più profonde e insospettabili risonanze italiane.

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