James Joyce e Italo Svevo. L’amicizia che cambiò la storia della letteratura del Novecento.

Pubblicato il 16 giugno 2026 alle ore 08:42

di Roberto Alicandri 

Tra gli incontri più significativi della letteratura del Novecento vi è certamente quello tra James Joyce e Italo Svevo. Due scrittori molto diversi per lingua, formazione e percorso umano, ma accomunati da una profonda attenzione per l’indagine psicologica e per le contraddizioni dell’uomo moderno.

L’incontro avvenne a Trieste, città allora appartenente all’Impero austro-ungarico e crocevia di culture, lingue e tradizioni. Joyce vi giunse nel 1904 per insegnare inglese alla Berlitz School. Proprio lì conobbe Ettore Schmitz, che già da anni firmava le proprie opere con lo pseudonimo di Italo Svevo. A quel tempo Svevo era quasi uno scrittore dimenticato. I suoi primi romanzi, Una vita e Senilità, avevano ricevuto scarsa attenzione da parte della critica e del pubblico. Deluso dall’insuccesso, aveva quasi abbandonato la letteratura per dedicarsi all’attività commerciale dell’azienda di famiglia.

Fu Joyce a intuire immediatamente il valore dello scrittore triestino. Dopo aver letto le sue opere, ne riconobbe l’originalità e la profondità psicologica, incoraggiandolo a continuare a scrivere. Questo sostegno si rivelò decisivo. Anche grazie all’amicizia con Joyce, Svevo trovò nuova fiducia nella propria vocazione letteraria.

Negli anni successivi nacque così La coscienza di Zeno (1923), il capolavoro che avrebbe consacrato definitivamente il nome di Svevo. Ancora una volta Joyce svolse un ruolo fondamentale: contribuì a far conoscere il romanzo negli ambienti culturali europei, favorendone la diffusione soprattutto in Francia, dove la critica ne comprese rapidamente la portata innovativa.

L’amicizia tra i due autori fu anche un fecondo scambio intellettuale. Joyce apprezzava la capacità di Svevo di rappresentare le debolezze e le illusioni dell’individuo moderno; Svevo, dal canto suo, guardava con interesse alle sperimentazioni narrative dell’autore dell’Ulisse. Pur seguendo strade diverse, entrambi contribuirono a rinnovare profondamente il romanzo novecentesco.

L’incontro tra Joyce e Svevo dimostra come la storia della letteratura sia spesso fatta anche di amicizie, dialoghi e reciproci incoraggiamenti. Senza il sostegno del giovane scrittore irlandese, forse il mondo avrebbe impiegato molto più tempo a scoprire il talento di Italo Svevo. E senza Svevo, Joyce avrebbe probabilmente trovato a Trieste un interlocutore meno capace di comprendere la complessità dell’uomo contemporaneo.

A distanza di oltre un secolo, la loro amicizia resta uno degli episodi più affascinanti della cultura europea: l’incontro tra due grandi solitudini creative destinate a lasciare un segno indelebile nella letteratura del Novecento.

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