“Volevo salvare i colori”. Una serata di dicembre con Aurora Ruffino al Museo Campano di Capua.

Pubblicato il 14 giugno 2026 alle ore 22:51

di Roberto Alicandri 

Ho avuto il piacere di incontrare Aurora Ruffino in una fredda serata di dicembre 2024, in occasione della presentazione del suo romanzo presso il Museo Campano di Capua. Per molti era l’attrice affermata delle fiction Rai, per altri il volto indimenticabile di personaggi che hanno accompagnato milioni di telespettatori. Quella sera, però, ho scoperto soprattutto una scrittrice capace di raccontare il dolore e la speranza con grande delicatezza.

Nata a Torino nel 1989, Aurora Ruffino è diventata nota al grande pubblico grazie a numerose produzioni televisive e cinematografiche. Dopo l’esordio ne La solitudine dei numeri primi, ha conquistato il pubblico con ruoli di primo piano in serie di successo come Braccialetti Rossi, Questo nostro amore, I Medici, Un passo dal cielo, Noi e più recentemente Black Out – Vite sospese. Attrice sensibile e versatile, ha saputo dare vita a personaggi complessi e profondamente umani, qualità che ritroviamo anche nella sua scrittura. 

Con Volevo salvare i colori, il suo esordio narrativo, Aurora Ruffino accompagna il lettore in un viaggio intenso e coinvolgente che parla di perdita, crescita e riconciliazione con se stessi.

La protagonista è Vanessa, una ragazza di vent’anni che decide di lasciare tutto per seguire le tracce della Vanessa del Cardo, la straordinaria farfalla migratrice che attraversa l’Europa dalla Norvegia fino al Marocco. Quel viaggio geografico diventa presto il simbolo di una ricerca molto più profonda.

Vanessa porta dentro di sé una ferita che non riesce a rimarginarsi: la perdita della madre. Convinta di essere in qualche modo responsabile di quel dolore, ha trascorso gli anni dell’adolescenza alimentando rabbia, senso di colpa e sfiducia verso se stessa. La fuga diventa allora un tentativo disperato di trovare risposte, di comprendere il proprio posto nel mondo e di liberarsi dal peso di un passato che sembra impedirle di vivere.

Durante il cammino incontrerà nuovi amici, conoscerà l’amore, vivrà esperienze che segneranno il passaggio all’età adulta e affronterà molte delle sue paure. Ma la scoperta più importante sarà quella di sé stessa. Attraverso paesaggi, incontri e difficoltà, Vanessa comprenderà che il modo migliore per onorare chi non c’è più non è continuare a soffrire, bensì imparare a volersi bene e a custodire la propria vita con gratitudine.

Aurora Ruffino costruisce una storia che parla soprattutto ai giovani, ma che riesce a toccare corde universali. Il tema del lutto, della fragilità emotiva e della ricerca della propria identità viene affrontato con sensibilità e autenticità, senza mai cedere alla retorica. La metafora della farfalla migratrice diventa così il simbolo di una trasformazione possibile: anche quando ci sentiamo perduti, esiste sempre una strada che può riportarci alla luce.

Ripensando a quella serata al Museo Campano di Capua, resta il ricordo di un’autrice capace di raccontarsi con semplicità e sincerità. Dietro il successo televisivo emerge infatti una donna che conosce il valore delle emozioni e che, attraverso la scrittura, invita il lettore a non smettere mai di cercare i propri colori, anche quando la vita sembra averli cancellati.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.