Teodoro Salzillo, un punto di vista sul Risorgimento italiano da chi lo ha vissuto in prima persona.

Pubblicato il 26 maggio 2026 alle ore 13:00

 

«Tu imparerai che il tempo è prezioso, è la più cara opera della creazione e perciò è necessario bene usarne. Quindi profitta di esso che per la tua fresca età è un tesoro e nell’approfittarne scompartilo, assegnando una porzione a gloria di Dio e porzione agli studi e a chi dal Cielo ti fu dato a governare. Porto speranza che farai gran capitale del mio consiglio».

(“Dedica al figlio Francesco” da Teodoro Salzillo, Il tempo considerato nel triplice aspetto religioso, storico e politico, 1864)

di Chiara Franchitti 

Il 24 maggio 2026, nell’accogliente e suggestiva cornice di Santa Maria Oliveto, frazione di Pozzilli, in provincia di Isernia, si è svolto un convegno appartenente al ciclo di appuntamenti dedicati a Teodoro Salzillo, in occasione del bicentenario dalla nascita. Teodoro Salzillo è un importante personaggio storico, nato a Santa Maria Oliveto nel 1826 e morto a Venafro nel 1904, che non si incontra comunemente sui libri di storia semplicemente perché era schierato dalla parte di coloro che “non sono poi risultati i vincitori”. Dopo l’unità d’Italia fu perseguitato, esiliato, fu costretto a scrivere con uno pseudonimo, perché lui scriveva, e anche molto e di tanti generi diversi. In occasione del bicentenario dalla nascita il Comitato di ricerca Teodoro Salzillo, appartenente all’associazione “Noi Santamariani”, costituito da 21 studiosi oltre a diversi collaboratori esterni, ha svolto ricerche in biblioteche e archivi italiani, per il momento, si è recato sulla sua tomba di Salzillo a Pozzilli e nei paesi da lui toccati alla ricerca di sue tracce, ha intervistato persone che sapevano dire qualcosa di lui, mettendo poi insieme i dati raccolti, come le tessere di un mosaico. Sono stare così rilette o lette per la prima volta e condivise tante opere di Teodoro Salzillo e tutto questo lavoro ha contribuito a riportare in luce una storia sepolta che riguarda molto da vicino gli italiani, e in particolare gli abitanti dei meridioni, e troppo spesso ingiustamente dimenticata, scoprendo tra l’altro che anche Salzillo, pur non essendo profeta in patria, altrove è studiato e apprezzato. Ne sono esempi Paolo Mieli, che ne parlato ampiamente sul Corriere della Sera; Fernando Riccardi, autore tra l’altro di Fatti & Misfatti dell’Unità d’Italia (Graus Edizioni, 2024), che ne aveva già parlato in passato e che è tornato a farlo in un convegno organizzato a Santa Maria Oliveto lo scorso 30 luglio; Davide Monaco che ha scritto un articolo dedicato a Salzillo su Quaderni Meridionali; lo stesso Mario Garofalo, direttore di Quaderni Meridionali e autore tra l’altro di Italia incompiuta. Una lettura critica, libera dai miti celebrativi e delle rimozioni di comodo del Risorgimento (Bonaiuto Editore, 2025); Lorenzo Terzi, che ha proposto una ristampa anastatica di un opuscolo di Teodoro Salzillo datato 1863 dal titolo Roma e le menzogne parlamentari nelle Camere de’ Comuni di Londra e Torino (Thesaurus Edizioni, 2016) con suo saggio introduttivo; Maurizio Di Giovine, che ha curato una edizione di L’assedio di Gaeta 1860-1861 di Salzillo (Controcorrente, 2000) e tanti tanti altri. I relatori intervenuti il 24 maggio sono stati don Luigi Russo, che ha collocato Teodoro Salzillo in una pertinente contestualizzazione geostorica dal titolo “Il regno delle due Sicilie alla vigilia dell’annessione”; don Giuliano Lilli, autore tra l’altro di La reazione a Isernia nel 1860. Fatti e misfatti (Terzo Millennio, 2025), che è intervenuto sul singolare interrogativo “Per quale credo lottò fino all’estremo Teodoro Salzillo?” prendendo in analisi il libello salzilliano (seppur tra quelli firmati con lo pseudonimo Lucio Severo) Risposta critica ad un periodico clericale (1870) dal quale il giovane pianista, compositore e lettore puro Vincenzo Salzillo ha declamato magistralmente un lungo estratto. Lilli con le considerazioni e le riflessioni proposte ha aperto nuovi scenari di ricerca e di approfondimento, proposto nuovi aspetti, chiavi di lettura, punti di vista, prospettive ancora inedite dell’autore ottocentesco. Infine è intervenuto l’architetto Franco Valente, storico amico del Comitato di Ricerca Teodoro Salzillo, il quale in questa sede ha condiviso l’esperienza di Gennaro Saladino, vescovo borbonico della diocesi di Isernia e Venafro nei difficili “anni salzilliani”, delineandone un profilo intellettuale, teologico, politico e artistico. L’intera serata è stata moderata dalla dottoressa Silvana Di Ponio, appartenente al Comitato di Ricerca, la quale oltre a presentare gli illustri relatori ha saputo ben cogliere il senso profondo di ciascuna relazione e il nesso tra di esse.

Le scoperte, dunque, sono tante, ma sono ancora la punta di un iceberg, essendo ancora molte le piste ancora da esplorare. Più studiamo più «sappiamo di non sapere» per dirla socraticamente, nel senso che siamo coscienti che il lavoro sommerso e ancora da svolgere è molto più di quanto, seppur bello e appagante, fatto finora.

Gli scritti salzilliani oltre ad essere estremamente utili per una ricostruzione di verità storiche importanti, eppure spesso celate o negate, sono affascinanti per la sua padronanza della lingua italiana. Certamente il linguaggio risulta a noi non familiare, ma non per questo perde di chiarezza il contenuto. Teodoro Salzillo ha una capacità spiccata nella scelta, nell’utilizzo, nell’accostamento dei termini. Le sue parole si rivelano pertinenti ed efficaci per far comprendere al lettore ciò che egli intende comunicare.

In teologia a volte si utilizza una parola, “eretico”, per indicare quei personaggi storici che si sono allontanati dalla Verità, dalla cosiddetta “retta via”. Ma queste sono definizioni aposteriori, che diamo noi dal futuro. Per noi è facile guardare la storia del passato con gli occhi dei vincitori, già sapendo come è andata a finire, ma riflettendoci non è giusto etichettare quelle persone e liquidarle in semplici definizioni come appunto “eretici”, ma anche “nemici”, o a seconda dei periodi storici “sovversivi”, “briganti”, “rivoluzionari” o al contrario “bigotti”, “tradizionalisti”, “conservatori” e chi più ne ha più ne metta. Se invece riusciamo a spogliarci dei pregiudizi e dei preconcetti, ci ritroveremo a scoprire “persone” che a modo loro – nel loro hic et nunc, nel loro “qui ed ora” – hanno cercato di fare del proprio meglio, ciò che secondo loro era buono e giusto nel contesto storico e geografico in cui sono vissuti. E allora forse potremo giungere a pensare che anche la possibilità di vivere l’avventura della riscoperta di Teodoro, personaggio a tratti anche misterioso, è stata per noi – come l’etimologia del suo stesso nome profeticamente esprime – un dono divino. “Teodoro” infatti dal greco significa proprio “dono di Dio”.  

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