di Roberto Alicandri
Napoli, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, viveva una stagione musicale irripetibile. Lontano dai grandi circuiti ufficiali, nei locali fumosi, nelle cantine dove si provava fino a notte fonda e nelle feste di piazza delle periferie, stava nascendo un suono nuovo. Un suono che mescolava soul americano, rhythm and blues, jazz e radici popolari napoletane. In quel mondo gli Showmenrappresentarono una vera rivoluzione.
Mio padre, musicista dell’epoca, me ne parlava spesso ricordando le feste di piazza, gli impianti enormi da montare a mano e soprattutto quei vecchi amplificatori a valvole che dovevano riscaldarsi prima di dare il meglio. “All’inizio il suono era freddo”, raccontava, “poi piano piano si apriva”. Ed è una descrizione che sembra perfetta anche per quella musica viva, calda, umana, lontana dalla perfezione artificiale di oggi.
Una delle massime espressioni di quel fermento musicale erano gli Showmen. Al centro c'era Mario Musella, una delle voci più straordinarie che Napoli abbia mai avuto. Figlio di un soldato americano e di una donna napoletana, Musella portava dentro la sua voce il soul nero d’America e la malinconia del Sud italiano. Cantava con una forza emotiva rara, quasi dolorosa. Sembrava vivere fino in fondo ciò che cantava.
Brani come Un’ora sola ti vorrei, trasformata dagli Showmen in una struggente ballata soul, Tu sei bella come sei, Catarì (Marzo) e Mi sei entrata nel cuore mostrarono all’Italia un modo completamente nuovo di intendere la musica leggera e anche la musica napoletana.
Erano canzoni popolari e raffinate insieme, dove la melodia mediterranea incontrava il respiro del rhythm and blues americano.
Straordinaria anche la loro versione di Piece of My Heart di Janis Joplin. In quel brano Musella raggiunge forse uno dei punti più alti della sua carriera interpretativa. Nessun trucco, nessun artificio, nessuna costruzione da studio ma soltanto voce, anima e verità.
C’è una forza quasi viscerale nel modo in cui canta, come se il soul americano passasse attraverso Napoli per diventare qualcosa di ancora più umano e doloroso.
Accanto a Musella cresceva il talento di James Senese, altro simbolo assoluto della musica napoletana contemporanea. Il suo sax cercava verità. Dentro quelle note c’erano il jazz americano, John Coltrane, le tensioni sociali delle periferie e la vita quotidiana di una Napoli che stava cambiando pelle. Senese avrebbe poi dato vita ai Napoli Centrale e collaborato con Pino Daniele, diventando uno dei padri del cosiddetto Neapolitan Power.
Fondamentale era anche Franco Del Prete, anima ritmica del gruppo e figura decisiva per l’evoluzione della musica napoletana moderna. Con lui gli Showmen costruirono un linguaggio completamente nuovo, capace di unire groove neroamericano e sensibilità mediterranea. Nel gruppo passarono anche musicisti destinati a lasciare il segno, come ad esempio Elio D’Anna, che avrebbe poi fondato gli Osanna. Gli altri componenti che si sono alternati negli anni sono: Claudio Manguso alla chitarra, Leonardo Palomba, sax e flauto, Luciano Maglioccola, tastiere, Silvio Iaccarino, organo Hammond e tastiere, Giuseppe Botta, chitarra, Luciano Gargiulo, batteria e percussioni.
Gli Showmen furono tra i primi in Italia a comprendere davvero il linguaggio del soul e del rhythm and blues senza copiarlo superficialmente. Lo trasformarono in qualcosa di napoletano, urbano, viscerale. Napoli dialogava con l’America attraverso la propria identità.
Quel fermento musicale nasceva però soprattutto dal basso. Non dai grandi teatri, ma dalle piazze, dai dancing, dai quartieri popolari. Era un underground vero, fatto di strumenti trasportati a mano, cavi ovunque, serate infinite e musicisti che suonavano per necessità espressiva prima ancora che per successo.
E in fondo, ascoltandoli oggi, sembra ancora di sentire quel suono aprirsi lentamente nel silenzio della sera, come un ricordo che non ha mai smesso davvero di vivere.
Il segreto della loro grandezza è quello di aver inseguito una verità fatta di voce, sudore, notti, strumenti accesi piano e sogni enormi dentro piazze illuminate appena. Gli Showmen sono entrati nel cuore di tanti appassionati perché certe verità, quando sono sincere, non invecchiano mai.
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